(Intervento alla conferenza – Torino, 10.02.2020)
Buongiorno a tutti, ringrazio per l’invito a questo prestigioso incontro. Desideravo riportare oggi alcune parole, tratte principalmente da un testo, recentemente pubblicato in italiano, del rabbino Jonathan Sacks, una delle voci più autorevoli nell’ebraismo contemporaneo, Non nel nome di D. Il tema principale di questo volume, che consiglio a tutti, è quello del confronto con la violenza religiosa. Si tratta senza ombra di dubbio di una lettura che arricchisce e permette di riflettere su uno dei grandi temi del XXI secolo, che, al contrario di quanto si sarebbe potuto prevedere alcuni decenni fa, è e sarà sempre di più al centro delle agende politiche degli stati nazionali.
Negli ultimi giorni sui social network è esplosa una polemica circa l’esibizione di Roberto Benigni e la sua lettura del Cantico dei cantici. Non intendo entrare nel merito di quanto ha detto, ma non posso non riconoscere che la sua esibizione ha portato al centro del dibattito pubblico un testo biblico, cosa che, e lo dico con rammarico, e forse per nostra incapacità, non avviene spesso. Spesso i testi rivelati sono degli illustri sconosciuti per le persone. E’ bene pertanto presentare alcuni elementi fondamentali sul messaggio biblico, spesso vituperato con una totale incuranza delle sue letture tradizionali.
Il messaggio biblico è emerso come una poderosa voce di protesta, facendo, gradualmente, delle affermazioni straordinarie, proclamando che ogni essere umano, senza distinzione di colore, cultura, classe o credo, era a immagine e somiglianza divina; che il Potere supremo intervenne nella storia per liberare i supremamente impotenti; che una società si giudica dal modo in cui tratta i suoi membri più deboli e più vulnerabili; che la vita è sacra; che l’omicidio è un crimine e un peccato; che tra le persone ci dovrebbe essere un patto, un legame di rettitudine e giustizia, di misericordia e compassione, di perdono e amore.
Una delle figure che maggiormente ha influenzato i credenti delle religione monoteistiche nel corso della storia è senza ombra di dubbio quella di Abramo. Dobbiamo sempre tenere a mente il compito che il Signore gli ha assegnato, che non è quello di conquistare o convertire il mondo o imporre l’uniformità del credo, ma quello di essere una benedizione per il mondo.
Un fenomeno estremamente preoccupante è quello della nuova esplosione dell’antisemitismo negli ultimi anni. I vituperevoli episodi avvenuti negli ultimi giorni, anche nella nostra città e nella nostra regione, non possono non essere considerati dei campanelli di allarme. La presenza ebraica in molti paesi europei si sta sempre di più assottigliando per paura. Molti ebrei in Europa stanno prendendo in considerazione l’idea di andarsene perché non si sentono più sufficientemente tutelati, e questa sarebbe una sconfitta indicibile per l’Europa tutta e le fondamenta della sua società.
Come è possibile che siamo arrivati a questo punto? Sicuramente per via di fattori molteplici. Uno degli elementi che ha consentito l’avanzare di determinate derive negli ultimi anni è un uso spregiudicato e quasi scientifico delle nuove tecnologie. Mentre i nazisti cercavano di coprire i propri crimini, oggi si tende a promuovere se stessi e le proprie idee utilizzando dei video professionali e le tecnologie più aggiornate dei social media. La struttura di queste piazze virtuali asseconda l’individuazione di “amici” che hanno posizioni simili alle nostre, amplificandone di conseguenza la portata.
Cosa possiamo fare? Intanto recuperare la piazza fisica. Recuperare l’uso della parola scambiata e rivalutare l’incontro fisico, educarci al confronto civile e allo scontro leale. Le comunità religiose devono essere particolarmente ferme nel condannare certe idee e visioni del mondo, e non cadere nell’errore di considerare certe considerazioni ovvie. Oggi nulla è ovvio. Ci sono alcune questioni su cui le persone discutono, come l’aborto o l’uccisione di civili nella guerra asimmetrica. Ci sono però delle situazioni che tutti riconosciamo come male: uccidere i deboli, gli innocenti, i bambini, i vecchi è innegabilmente e indiscutibilmente male. Non a caso nel processo di Norimberga è maturata l’idea di crimine contro l’umanità. Ci sono delle azioni e delle ideologie che sono l’esatto opposto del nostro concetto di umanità e che devono essere condannate, senza lasciarsi incantare da presunte argomentazioni che vogliono giustificare quei comportamenti.
Questo vuol dire ragionare sui messaggi che vengono trasmessi e i canali che vengono utilizzati. Il mondo è forse irreparabilmente cambiato e non esserci può significare soccombere.
La ricerca di realizzare le grandi utopie della storia, religiose o laiche, ha esercitato su persone normali effetti che ci paiono incredibili, ma non lo sono. Oggi i pericoli, per via dei confini sempre più labili che dividono la realtà dalla fantasia, sono ancora più grandi: spesso delle prese di posizione sono alimentate da palesi fake news prese bonariamente per vere da persone dotate di una capacità di giudizio sempre più limitata.
Le religioni hanno una propria dignità. Rappresentano delle visioni del mondo millenarie, che forniscono degli insegnamenti forti, che tanti, a dispetto di quanto i laicisti hanno sempre più fortemente affermato, ancora oggi ascoltano. La tecnologia, la tecnica, l’intrattenimento non sono in grado di scaldare la vita delle persone, non sono in grado di conferire un senso alle nostre esistenze. Le democrazie occidentali, a differenza delle religioni, non sono in grado di fornire delle risposte alle grandi domande della vita: Chi sono? Perché sono qui? Come dovrei vivere? Dobbiamo prendere atto del fatto che il connubio fra religione e cultura è terminato con un divorzio: oggi, l’Occidente laico ha in gran parte perduto i valori che si chiamavano patrimonio ebraico-cristiano. Ha invece scelto di adorare gli idoli dell’egoismo – il mercato, il consumismo, l’individualismo, l’autonomia, i diritti, e ‘qualunque cosa vada bene per te’ –rinunciando ai codici di lealtà, riverenza e rispetto che una volta salvaguardavano i matrimoni, le comunità e i legali sottili che ci legano l’uno all’altro, spingendoci a lavorare per il bene comune.
Non dobbiamo pensare che il laicismo sia immune dai pericoli che possono affliggere le religioni, come tante, troppe volte è avvenuto nei secoli. Il XX secolo ha mostrato, brutalmente e definitivamente, che i grandi sostituti della religione, nazione, razza e politica, hanno a loro volta un’inguaribile inclinazione ad offrire sacrifici umani alle proprie divinità surrogate. Isaiah Berlin ha mostrato in maniera molto chiara che il pericolo principale è rappresentato dal monismo. Il monismo a sua volta produce dualismi letali per le nostre società. Quando si inizia a parlare di un Noi e di un Loro dobbiamo preoccuparci e non credere di potere contrastare questa ideologia con il relativismo morale. Il confronto fra il pensiero unico e il pensiero debole nostro malgrado produce un risultato a senso unico.
Troppo spesso nella storia della religione le persone hanno ucciso nel nome del D. della vita, mosso guerra nel nome del D. della pace, odiato nel nome del D. dell’amore e praticato la crudeltà nel nome del D. della compassione. Uno dei grandi maestri dell’800, Shimshon Refael Hirsch, afferma che il simbolo del patto divino con l’umanità è l’arcobaleno, che mostra come un’unica luce divina venga rifratta, dando luogo a numerosi colori.
