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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Rav Alberto Somekh

Vezòt Haberakhà. Il vero leader

וְלֹא־קָ֨ם נָבִ֥יא ע֛וֹד בְּיִשְׂרָאֵ֖ל כְּמֹשֶׁ֑ה אֲשֶׁר֙ יְדָע֣וֹ ה’ פָּנִ֖ים אֶל־פָּנִֽים. לְכׇל־הָ֨אֹתֹ֜ת וְהַמּוֹפְתִ֗ים אֲשֶׁ֤ר שְׁלָחוֹ֙ ה’ לַעֲשׂ֖וֹת בְּאֶ֣רֶץ מִצְרָ֑יִם לְפַרְעֹ֥ה וּלְכׇל־עֲבָדָ֖יו וּלְכׇל־אַרְצֽוֹ. וּלְכֹל֙ הַיָּ֣ד הַחֲזָקָ֔ה וּלְכֹ֖ל הַמּוֹרָ֣א הַגָּד֑וֹל אֲשֶׁר֙ עָשָׂ֣ה מֹשֶׁ֔ה לְעֵינֵ֖י כׇּל־יִשְׂרָאֵֽל׃ 

Devarim 34, 10-12: Non sorse più Profeta in Israele come Moshe, che conobbe D. faccia a faccia,per tutti i segni e le prove che H. lo ha inviato a compiere in terra d’Egitto al Faraone, a tutti i suoi servi e a tutta la sua terra; e per tutta la mano possente e per tutto il gran terrore che Moshe aveva prodotto agli occhi di tutto Israel.

Gli ultimi tre versetti della Torah riportano un epitaffio ideale di Moshe nostro Maestro dopo la sua morte. Per Maimonide essi costituiscono un articolo della nostra fede: chi nega la profezia di Moshe rientra fra gli “epicurei” che rigettano l’insegnamento della Torah (Hilkhot ha-Teshuvah 3, 8). In molti punti della sua opera egli affronta l’interrogativo in cosa consista l’eccellenza di Moshe Rabbenu sopra tutti gli altri Profeti, in termini e con accenti talvolta differenti. Mi limiterò a riportare un passo del Moreh Nevukhim (2, 35) in cui il filosofo cita i nostri versetti.

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