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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Rav Alberto Somekh

Rosh Hashanà 5787. Cosa ci possiamo augurare?

Per noi, popolo educato a valorizzare le parole, le formule augurali e di saluto non sono una mera formalità. Contengono un messaggio destinato a realizzarsi con l’aiuto di H. In quest’ottica dobbiamo porre la massima attenzione a commisurare l’auspicio che pronunciamo alla persona del destinatario e all’occasione cui lo riferiamo. Quale espressione è opportuno usare per Rosh ha-Shanah? Vediamo alcune opzioni.

La formula più conosciuta e largamente adoperata per le feste è Chag Sameach (lett. “lieta festa”) o Mo’adim le-Simchah (“che le feste siano di letizia”), cui è uso replicare: Chagghim u-Zmannim le-Sasson (“che i tempi festivi siano di gioia”). Si tratta in origine di espressioni prese dalla ‘Amidah e dal Qiddush dei Shalosh Regalim, le “tre feste di pellegrinaggio” (Pessach, Shavu’ot e Sukkot). Quanto a Rosh ha-Shanah ferve una controversia millenaria se inserirle nella Tefillah. La discussione verte essenzialmente su due punti strettamente legati fra loro. Il primo è di natura tecnica e riguarda il significato delle parole Mo’ed (lett. “appuntamento, convegno”) e Simchah (“letizia”). Da un lato la Torah annovera Rosh ha-Shanah insieme alle altre festività e la mette sullo stesso piano: è il caso del capitolo 23 di Wayqrà che esordisce con la celebre formula Elleh Mo’adè H. (lett. “questi sono i Mo’adim di H.”). Ciò ci fa presumere che tutte le feste annuali abbiano lo stesso carattere gioioso. Dall’altro per Rosh ha-Shanah non è previsto alcun pellegrinaggio a Yerushalaim, né l’offerta degli speciali sacrifici festivi “di letizia” detti Shalmè Simchah in senso stretto (cfr. Resp. Binyan Tziyon n. 150). Ma il secondo punto è ancora più rilevante. Rosh ha-Shanah è Yom ha-Din, “giorno del giudizio” Divino e questo suscita in noi una certa apprensione, al punto che non recitiamo il Hallel a differenza dei Shalosh Regalim: “è possibile che mentre il Re siede sul trono del giudizio con i libri dei vivi e dei morti aperti davanti, Israel innalzi una cantica?” (‘Arakhin 10b). Nello stesso tempo siamo e dobbiamo essere ottimisti sull’esito positivo del giudizio Divino nei nostri confronti: mentre gli altri si vestono di nero quando si recano in tribunale, noi ebrei indossiamo abiti bianchi, ci radiamo, festeggiamo e pasteggiamo, perché sappiamo che H. farà miracoli per noi (Yer. Rosh ha-Shanah, 57b).

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