Arnon Segal – Makòr Rishon – 25 settembre 2026
Articolo di carattere storico che non ha alcuna pretesa di stabilire la Halakhà in vigore oggi
Dopo aver suonato anche quest’anno lo shofar di Shabbat di Rosh Hashanà, davanti a centinaia di persone che si erano date da fare per raggiungere l’Istituto del Tempio dai vari angoli di Gerusalemme, il rabbino Israel Ariel intende senza dubbio prendere il lulàv questo Shabbat. Una mitzvà è una mitzvà. Il suo libro Shofar e lulav di Shabbat, pubblicato nel mese di Tishrì 5784 — l’ultima volta in cui il primo giorno di Sukkot è caduto di Shabbat — mette in discussione convinzioni ormai consolidate nel mondo halakhico.
Ai tempi del Tempio il lulav veniva preso anche di Shabbat
All’epoca del Tempio, non vi è dubbio che si prendesse il lulav anche quando il primo giorno di Sukkot cadeva di Shabbat:
«Il primo giorno della festa, quando cade di Shabbat, portavano i loro lulav al Monte del Tempio e gli inservienti li prendevano e li disponevano sull’astaba (cioè sullo stàvios, il portico colonnato che circondava il Monte, A.S.), mentre gli anziani deponevano i loro nella camera. E insegnavano loro a dire: “Chiunque riconosca il proprio lulav, se lo prenda come dono”. Il giorno seguente si alzavano presto e venivano, e gli inservienti gettavano i lulav davanti a loro. Ed essi li afferravano e si colpivano l’un l’altro. Quando il tribunale vide che ciò comportava un pericolo, stabilì che ciascuno prendesse il lulav a casa propria» (Sukkah 4,4).
I lulavim venivano lasciati sul Monte del Tempio già dalla vigilia, per evitare di trasportarli nello spazio pubblico durante Shabbat, a condizione che le quattro specie fossero comunque prese secondo le modalità prescritte di Shabbat. Anche quando la violenza portò a modificare la consuetudine, la mitzvah non fu abolita: fu semplicemente trasferita nella casa privata di ciascuno. E se qualcuno pensasse che le cose siano cambiate dopo la distruzione del Tempio, la Mishnà del capitolo precedente (3,13) chiarisce che non è così:
«Il primo giorno della festa, quando cade di Shabbat, tutto il popolo porta i propri lulav nella sinagoga. Il giorno seguente si alzano presto e vengono, ciascuno riconosce il proprio e lo prende».
Nel Tempio, e forse in tutta la Gerusalemme consacrata, vi era dunque l’obbligo biblico di prendere il lulav per tutti e sette i giorni della festa. Ma quand’è che si smise di prendere il lulav il primo giorno di Sukkot quando questo cadeva di Shabbat, che è l’unico giorno della festa in cui la Torà impone di prenderlo ovunque?
Secondo il Talmud babilonese (Sukkah 43a), le quattro specie sospendono il divieto di Shabbat nel primo giorno della festa soltanto nella Terra d’Israele, dove si sapeva già quando era stato santificato il mese e si aveva quindi la certezza che quello fosse effettivamente il primo giorno della festa. Fuori dalla Terra d’Israele, invece, non si prendeva il lulav di Shabbat in quel giorno, per la stessa ragione per cui si osserva il secondo giorno festivo della Diaspora: l’incertezza sulla data esatta.
La consuetudine della Terra d’Israele
Tuttavia, nella pagina successiva del Talmud la tendenza si capovolge. Vi si afferma che anche gli abitanti della Terra Santa adottarono la consuetudine babilonese e smisero di prendere il lulav il primo giorno della festa quando cadeva di Shabbat; soltanto nel Tempio la mitzvah continuava a essere osservata secondo le sue modalità originarie.
A rendere la questione ancora più complessa, il Libro delle differenze tra gli abitanti dell’Oriente e i figli della Terra d’Israele, composto probabilmente in Eretz Israèl nell’VIII secolo, afferma che, a differenza di Babilonia, in Terra d’Israele si continuava allora a prendere i quattro tipi il primo giorno della festa quando cadeva di Shabbat.
Secondo alcuni studiosi, il passo che vieta agli abitanti della Terra d’Israele di prenderle di Shabbat sarebbe stato aggiunto al Talmud in una fase redazionale successiva all’VIII secolo, quando la halakhà babilonese si impose nel mondo ebraico e soppiantò le consuetudini della Terra d’Israele. Rav Israel Ariel ritiene invece che l’antica consuetudine sia stata dimenticata dopo il massacro perpetrato dai crociati contro gli ebrei della Terra Santa, che avrebbe cancellato anche le loro tradizioni.
La spiegazione fornita dai commentatori per l’interruzione della pratica in Terra d’Israele è la necessità di uniformarsi all’ebraismo della Diaspora; nelle parole di Rashi, «non fare di Israele gruppi e gruppi». Ciò sarebbe probabilmente dovuto al fatto che all’epoca la presenza ebraica nella Terra d’Israele era esigua e marginale.
Rav Israel Ariel ritiene invece che oggi sussista nuovamente l’obbligo di prendere il lulav il primo giorno di Sukkot anche quando cade di Shabbat, perché i milioni di ebrei che vivono nella Terra Santa — in numeri senza precedenti nella storia — costituiscono ormai la popolazione di riferimento, e non vi è motivo di doversi conformare agli ebrei che vivono fuori da Israele. Del resto, anche ai tempi del Secondo Tempio si prendeva il lulav di Shabbat, sebbene soltanto una minoranza degli ebrei vivesse allora nella Terra d’Israele.
Anche il professor Yoel Elitzur, di Ofra, prenderà il lulav di Shabbàt a casa propria. Egli motiva la sua scelta sostenendo che Gerusalemme è ormai ricostruita nella sua gloria e che, di conseguenza, in tutta la Terra d’Israele è tornata in vigore la norma originaria, secondo la quale il primo giorno si prende il lulav per precetto della Torah anche quando cade di Shabbat.
«Ai tempi dei Tannaim, degli Amoraim e dei Rishonim, Gerusalemme era in rovina e, in genere, agli ebrei era vietato risiedervi», scrisse in un articolo halakhico pubblicato in Teḥumin 29 (5769), «ma oggi, poiché abbiamo avuto il merito di vedere la città nelle mani di Israele e molti israeliani vi risiedono stabilmente, già adesso ci sarebbe motivo di riportare la legge del lulav al suo posto».
Una pratica che sopravvisse persino nella Francia medievale
Da un manoscritto poco conosciuto risulta che persino nella Francia del XIV secolo si prendeva il lulav il primo giorno della festa quando cadeva di Shabbat. Così scrisse rabbi Avraham ben Moshe di Monieux, appartenente a un’importante famiglia di studiosi della Torah legata alla scuola dei Tosafisti:
«Abbiamo visto i nostri maestri che, quando il primo giorno della festa cadeva di Shabbat, trasportavano il lulav e recitavano la benedizione su di esso».
Nel Talmud gerosolimitano (Eruvin 3,9) si racconta inoltre che rabbi Abbahu, vissuto nel IV secolo dell’era volgare, «andò ad Alessandria e li obbligò a prendere il lulav di Shabbat», perché, in quanto abitante della Terra d’Israele, sapeva quando era stato santificato il mese. Qualcuno si oppose a questa decisione, ma soltanto perché non vi era la certezza che ogni anno sarebbe capitato ad Alessandria un ebreo proveniente dalla Terra d’Israele in grado di testimoniare quando era stato santificato il mese.
Rav Ariel cita nel suo libro anche un piyyut di rabbi Eleazar ha-Kallir, vissuto nel VII secolo in Terra d’Israele, dal quale sembra emergere che la presa del lulav il primo giorno di Sukkot fosse praticata anche di Shabbat:
«Un fascio di piante radicate, legato e serrato: il primo giorno si respinge [Shabbat] per prendere [il lulav, A.S.] e lodare; negli altri giorni, se lo si tocca, sarà considerato come aver profanato Shabbat».
Ariel protesta contro il fatto che ai nostri giorni, mentre gli ebrei osservanti trasportano di Shabbat praticamente qualsiasi cosa affidandosi all’eruv, rinuncino proprio a una mitzvà esplicitamente prescritta dalla Torà per un timore, a suo giudizio infondato, di trasportare il lulav nello spazio pubblico.
Inoltre, aggiunge, oggi anche gli ebrei della Diaspora sanno perfettamente quando cade Sukkot, perché il calendario ebraico è fisso. E anche qualora si tornasse a stabilire il calendario sulla base dell’avvistamento della luna, gli strumenti tecnologici contemporanei permetterebbero di comunicare immediatamente l’informazione a ogni ebreo del mondo.
Il professor Elitzur si è premurato di chiedere a diversi rabbini la loro opinione sul suo articolo, ricevendo per lo più una risposta fredda. Il rabbino Yitzchak Zilberstein gli scrisse: «Non dobbiamo modificare la halakhah finché non verrà un maestro della giustizia». In modo analogo rispose anche il rabbino Chaim Kanievsky: «Dio non voglia! Non prenderanno il lulav di Shabbat fino alla venuta del Mashiach!».
Il rabbino Nachum Eliezer Rabinovitch, invece, si mostrò aperto a un cambiamento: «Certamente, nella Terra d’Israele prendevano il lulav quando il giorno festivo cadeva di Shabbat».
E aggiunse che «secondo la posizione del Talmud gerosolimitano, il lulav viene preso nella Terra d’Israele quando il giorno festivo cade di Shabbat, senza alcuna riserva».
Il rabbino Yosef Shalom Elyashiv scrisse che quando la maggioranza del popolo ebraico vivrà sulla propria terra — cosa che, secondo lui, era destinata ad accadere nel giro di pochi anni — si sarebbe tornati a prendere il lulav il primo giorno della festa anche quando cade di Shabbat.
In conclusione
Questo Shabbat, diversi ebrei prenderanno i quattro tipi come prescritto dalla Torà: per il momento nelle loro case, secondo la disposizione introdotta già prima della distruzione del Tempio, quando il Monte del Tempio era diventato teatro di scontri.
Ma chissà? Forse durante Sukkot dell’anno prossimo, quando anche il primo giorno della festa cadrà di Shabbat, questa pratica sarà già diventata una consuetudine pubblica del tutto naturale.
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