(da un articolo di Rav Ari Kahan)
La parashà di Emòr, come del resto tutto il libro di Wayqrà, si concentra su alcuni gruppi di Mizwòt, che riguardano in modo particolare i Kohanìm e i mo’adìm.
Alla fine della parashà c’è tuttavia un brevissimo nucleo narrativo, che introduce altre norme. Viene narrato l’episodio del bestemmiatore, figlio di una israelita e un egiziano, che discusse con un altro, figlio di un israelita e di una israelita. Era figlio di Shelomìt bat Divrì della tribù di Dan, e la pena che gli venne comminata fu quella della lapidazione.
Sebbene questa norma abbia una sua importanza, il contesto e lo stile della trasmissione della norma sono caratterizzati da una profonda irregolarità. Perché trasmettere la norma per mezzo della narrativa? E anche se dovessimo ammettere che in questo caso è indispensabile avvalersi della narrativa, perché raccontare questa storia proprio a questo punto? Non sembra esserci alcun elemento all’interno del testo che suggerisca un legame con quanto affrontato in precedenza! Inoltre, perché rivelare il nome del bestemmiatore? Altri peccatori nel deserto, come il raccoglitore di legna di Shabbàt, rimangono anonimi.
Perché poi Moshè in questo caso ritiene di interpellare D. per conoscere la norma?
Un esame ulteriore dei personaggi e degli eventi potrà permetterci di rispondere a queste domande.
La Torà ci indica il lignaggio del bestemmiatore, figlio di un egiziano e di una israelita. Questo aspetto sembra essere di non secondaria importanza. C’è un qualcosa di egiziano in quello che fa, ricorda il Faraone che afferma di non conoscere il Signore. La Torà poi ci comunica il nome della madre, per insegnarci qualcosa di ancora più specifico.
Il Midrash (Wayqrà Rabbà 32,4) arriva alla conclusione che si trattasse di un mamzèr, figlio di un aguzzino egiziano e della moglie ebrea di un suo sottoposto ebreo, che a sua volta controllava dieci schiavi, una specie di kapò. La donna sorrise all’egiziano, che si intrufolò di notte nella casa dell’ebreo, approfittando della moglie, ma si accorse di essere stato visto, uscendo dalla casa, dal marito. Per questo lo fece lavorare duramente, con l’intento di ucciderlo. Si tratta dell’egiziano che Moshè uccise, e del padre del bestemmiatore, che lasciò l’Egitto assieme alla madre.
In questa storia tutti i protagonisti non fanno una bella figura. Sicuramente l’egiziano è il personaggio più negativo, ma anche il marito della donna, che certamente non era popolare fra gli ebrei per la sua posizione, e la moglie, che aveva ammiccato all’egiziano, hanno le loro responsabilità.
Moshè in quell’occasione si mostrò estremamente intransigente, anche quell’ebreo dalla dubbia moralità è un suo fratello. Più tardi la sua azione provocherà però una recriminazione. Quando intervenne per separare i due ebrei che litigavano, che tradizionalmente erano Datàn e Aviràm, dei provocatori seriali, uno di loro gli ricordò che aveva ucciso l’egiziano. Come faceva a saperlo? Perché l’ebreo che aveva difeso era Datàn! Questo tuttavia, anziché essere mostrare gratitudine nei confronti di Moshè, che gli aveva salvato la vita, mostra rancore.
Gli uomini che sono invischiati in questo triangolo sono personaggi sgradevoli. La posizione del terzo vertice, Shelomìt, la moglie di Datàn, è meno chiara: ci sono varie opinioni, secondo alcuni aveva un ruolo nella storia, secondo altri era inconsapevole di quanto stava avvenendo. Questa sarebbe la prova del fatto che gli ebrei furono gelosi della loro castità in Egitto.
Da un punto di vista sociologico, alla luce di quanto sappiamo, la sessualità in una società schiavista è un tema alquanto complicato. Lo schiavista ritiene infatti che lo schiavo sia una sua proprietà, a disposizione per soddisfare i desideri della classe privilegiata. Lo schiavo da parte sua è portato a usare la sessualità per migliorare le proprie condizioni di vita o garantirsi la sopravvivenza. La schiavitù mette in crisi le relazioni più elementari fra gli uomini. Gli schiavi sono portati a perdere la capacità di creare delle relazioni stabili, al di sopra del sospetto di promiscuità. Anche quando gli ebrei sono stati liberati, il sospetto si era insinuato nella coscienza collettiva. Non tutti erano certi della castità dei propri coniugi. Lo Zohar legge in questa ottica l’episodio di Marà, quando venne fatta bere dell’acqua al popolo, un’acqua che viene paragonata a quella della Sotà. Solo una donna non avrebbe potuto superare quella prova, Shelomìt, che non bevve però, perché nel frattempo si era separata da Datàn.
Il motivo per il quale il figlio di Shelomìt arrivò a bestemmiare era l’aver piantato la sua tenda nell’accampamento della tribù di Dan. Pretendeva di seguire la linea materna, quando gli accampamenti seguivano quella paterna. Il caso fu sottoposto a Moshè, che gli diede torto.
Secondo lo Zohar il suo contendente era figlio di una israelita, che aveva sposato Datàn dopo che si era separato da Shelomìt. Lo scontro fra l’egiziano e Datàn, ironia della sorte, si ripropone fra i loro figli. Il figlio di Datàn, sicuramente dotato dello stesso sense of humour del padre, deve aver definito la madre dell’altro una prostituta, e rivelato all’altro il fatto che Moshè abbia ucciso il padre, convincendolo di sapere perché Moshè gli abbia dato torto. Usa il Nome divino per sfogare la sua rabbia e la sua frustrazione. Lo stesso Moshè aveva ucciso l’egiziano per mezzo del Nome divino. Per questo non lo punisce subito: non si tratta di una mancanza di conoscenza, ma del timore comprensibile che la sua decisione non venga capita. Dove ascoltò il nome divino? Secondo i Maestri sul Sinai. Pur avendo assistito a eventi incredibili, l’unico elemento che riuscì ad assimilare fu quello di usare il Nome divino per maledire qualcun altro. Moshè fa uso del Nome divino per fare giustizia e ristabilire la pace, il bestemmiatore lo usa distruttivamente. Tutti i grandi doni che aveva ricevuto sono trasformati in viltà. Nella parashà successiva, Behar Sinai, verrà descritto quanto Moshè invece ha tratto dall’esperienza del Sinai, e questo ci spiega perché questo passo è inserito proprio qui.
