(basato su un articolo di Rav Lichtenstein)
(II giorno Rosh haShanah 5780)
Se ci venisse chiesto di definire la memoria, ci concentreremmo in gran parte sulla memorizzazione del passato. Ricordare significa conservare nella nostra mente, principalmente intellettualmente, un fatto o un’esperienza che ci ha coinvolto. Avere buona memoria significa accumulare molte informazioni nel proprio cervello. In questa accezione un computer ha una memoria molto sofisticata, e la sua capacità di creare archivi informatici supera di gran lunga la capacità umana di memorizzare.
Esiste tuttavia una memoria passiva e una memoria attiva. Quando richiamo un ricordo nella mia mente, questo entra a far parte della mia coscienza attuale. Tanti hanno a che fare con il passato.
Lo storico per esempio intende, attraverso la sua opera, creare una struttura che porterà ad avere una comprensione del passato e del presente. Attraverso la memoria selettiva si sforza per imporre un ordine sul caos di dati, informazioni, personalità ed eventi che si sono succeduti. Non vuole ricostruire ogni dettaglio, ma vuole concentrarsi su alcuni punti che permetteranno di tracciare delle linee che consentiranno di comprendere l’atmosfera e le dinamiche del passato.
Ma l’approccio dello storico non è di certo l’unico possibile. Può darsi che l’uomo non sia interessato ad analizzare il passato, ma voglia piuttosto proiettarsi in esso, in una percezione immaginaria. Travolto dallo scorrere del tempo, cerca un’ancora nel passato, anche se quando questo era presente era del tutto inadeguato. Ora però, con il senno di poi, perlomeno è chiaro e stabile. Quando l’artista si confronta con il suo passato non vuole ricostruirlo nella sua forma reale, ma richiamandolo alla memoria vuole purificarlo.
La capacità dell’uomo di muoversi nel tempo, fra passato e futuro, rappresenta il divario fra di esso e il mondo naturale. Ma il significato del ricordo non si esaurisce in questa accezione. C’è un ricordo del passato e persino del futuro. Quando D. si ricorda di Rachel e della sua sterilità, o di Noè in seguito al diluvio, non possiamo essere così ingenui da credere che D. possa essersi dimenticato di loro, come se fossero scomparsi da un hard-disk; il non-ricordo non è un difetto nella conoscenza effettiva del Santo, Benedetto Egli sia. Ricordare è la costituzione di una connessione mentale, è una reazione emotiva. Questo è anche il senso di ricordare, in negativo, quanto ci ha fatto ‘Amaleq.
La memoria svolge evidentemente anche un ruolo fondamentale di Rosh ha-shanà, chiamato Yom ha-zikkaron. E’ importante pertanto riflettere su cosa venga ricordato e come. Nel ricordo di Rosh ha-shanà convivono entrambe le dimensioni, ricostruzione storica e costruzione del legame emotivo, come emerge con evidenza dalla struttura delle zikhronot nella ‘amidà di Musaf, dove c’è da parte nostra un ricordo selettivo nei versetti che vengono menzionati, facendo attenzione a non richiamare la punizione. Ricordare il passato e ricostruire amorevolmente il legame con il popolo ebraico da parte di D., ma ricordo del passato anche per noi, a livello individuale e collettivo. La teshuvà prende le mosse da una riconsiderazione del passato. Senza ricordo non sarebbe possibile attivare una risposta da parte nostra. Ma emotivamente dobbiamo ricordare chi è che ci giudica, e quanto sia stato compassionevole con noi in passato. Attraverso questi due ordini di ricordi possiamo trovare la forza per essere sottoposti fiduciosamente al giudizio.
