La parashà inizia con il discorso di Moshè al popolo d'Israele a est del Giordano. Moshè ricorda il comando di Dio di partire per la Terra Promessa, l'istituzione dei capi per amministrare la giustizia e la tragica ribellione a Kadesh-Barne’a causata dalla sfiducia, che costò alla generazione precedente quarant'anni di deserto: “Queste sono le parole che Moshè rivolse a tutto Israele oltre il Giordano, nel deserto, nella 'Aravà, di fronte a Suf, tra Paran, Tofel, Lavan, Chatzeròt e Di-Zahav. Undici giornate di cammino da Chorev, per la via del monte Se’ir, fino a Kadesh-Barne’a” (Devarìm,1: 1-2).
Rashì (Troyes, 1040-1115) commenta: “Moshè disse loro: guardate cosa avete causato. Non vi è una via più breve da Chorev a Kadesh Barne’a di quella che va per il Monte Se’ir, una distanza di undici giorni. Voi l’avete percorsa in tre giorni [...]. La Presenza divina si preoccupava tanto di voi per farvi entrare nella Terra, e a causa del danno che causaste vi fece girare attorno al Monte Se’ir per quanrant’anni”.
R. Joseph Pacifici (Firenze, 1928-2021, Modi’in Illit) in Hearòt ve-He’aròt (p. 197) commenta: “Rashì scrive che se non fosse stato per il peccato (degli esploratori) il popolo sarebbe entrato nella Terra d’Israele con Moshè rabbenu. Immaginiamoci come sarebbe cambiata la storia del popolo d’Israele! Se Moshè avesse costruito il Bet Ha-Mikdàsh, non vi sarebbe stato il Churbàn (la distruzione di Gerusalemme e del Bet Ha-Mikdàsh). Non vi sarebbero state guerre. Pensiamo a cosa abbiamo perduto. Proprio in questi giorni che precedono il Nove di Av dobbiamo sentire questa mancanza. Devarim è un potente libro di Mussar. Da esso si impara quello che si perde a causa di qualcosa di non buono fatto da esseri umani.
