La parashà inizia con queste parole: “Vedi, io pongo oggi davanti a voi benedizione e maledizione: la benedizione, se obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, e se vi allontanerete dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuto (Devarìm, 11:26-28).
R. ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1475-1550, Bologna) nel suo commento alla Torà scrive che iI destino delle altre nazioni non è segnato né da una prosperità assoluta né da una totale devastazione; la loro condizione non è fatta di estremi, di benedizione o di maledizione. Moshè avverte Israele che, tuttavia, esso è diverso dagli altri popoli. La loro sorte, in quanto popolo di Dio, è destinata a essere del tutto singolare: non vi sarà una via di mezzo, poiché saranno o benedetti o maledetti. [...]. Lo Sforno spiega che Moshè avvertì il popolo d'Israele che questo destino unico loro riservato — di estrema fortuna o di totale decadenza — dipende dalla loro scelta: se decidere o meno di ascoltare i comandamenti di Dio. Secondo lo Sforno, per il popolo d'Israele non è possibile alcuna posizione intermedia, poiché la Torà non ammette compromessi. Dio esige un impegno totale e offre due opzioni estreme: una benedizione o una maledizione (riassunto di r. Raphael Pelcovitz, curatore della traduzione inglese).
