R. Hershel Schachter (Scranton, 1941) in una sua derashà, pubblicata in Insights and Attitudes (pp.135-6) cita il trattato talmudico Chaghigà (5b) nel quale i Maestri hanno insegnato “vi sono tre tipi di persone per le quali il Santo, Benedetto Egli sia, piange ogni giorno: per colui che è in grado di dedicarsi allo studio della Torà e non vi si dedica; per colui che non è in grado di dedicarsi allo studio della Torà e, nondimeno, si sforza e vi si dedica; e per un leader che spadroneggia sulla comunità”.
Come è noto il potere corrompe ed è assai difficile per una persona al potere di non rimanere influenzato dalla sua posizione. Nella nostra parashà si parla di persone che hanno commesso peccati involontari e per questo devono portare un korbàn chattàt, un sacrificio di espiazione di un peccato. Nella Torà è scritto: “Queste sono le regole da seguire se una persona pecca involontariamente” (Vayikrà, 4:2). Più avanti nella parashà si parla del caso in cui sia il regnante a commettere un peccato involontario. Quello che si nota è che il linguaggio è diverso da quello normale: invece di essere scritto “se una persona pecca”, è scritto: “Quando un regnante pecca” (ibid., 4:22). Da qui si può capire che per una persona che si trova al potere errare è una cosa inevitabile. Così appare nello Zohar su questa parashà ove è scritto: “Ma il cuore di un regnante si innalza a causa del suo potere, e perciò egli è quasi destinato a peccare; da qui il fatto che qui si dica «quando», e non «se»”.
