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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Donato Grosser

Nitzavìm. La Torà non è in cielo

Alla fine di questa parashà, nel suo discorso di commiato, Moshè esorta i figli d’Israele a ricordare che la teshuvà è alla portata di tutti, con queste parole: “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: «Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». Non è di là dal mare, perché tu dica: «Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Devarìm, 30, 11-14).

Le parole “non è nel cielo” (Lo ba-shmayim hi) sono particolarmente significative perché furono usate durante la disputa tra r. Ei’ezer e r. Yehoshua’ nel trattato Bavà Metzià (59b): “I Saggi insegnarono: In quel giorno, quando discussero della questione, Rabbi Eli’ezer addusse tutte le argomentazioni possibili al mondo a sostegno della propria opinione, ma i Maestri non accettarono le sue spiegazioni.  Una Voce Divina giunse dal Cielo e disse: «Perché dissentite da Rabbi Eliezer? La halakhà è conforme alla sua opinione ogni volta che egli si pronuncia». Rabbi Yehoshua’ si alzò in piedi e disse: «È scritto: Non è nel cielo» (Devarìm, 30:12). La ghemarà si interroga: «Qual è la rilevanza dell'espressione Non è nel cielo in questo contesto?». Rabbi Yirmeyà afferma: «Poiché la Torà è già stata donata sul Monte Sinai, non teniamo conto di una Voce Divina; infatti, Tu hai già scritto sul Monte Sinai, nella Torà: Bisogna seguire la maggioranza»” (Shemòt, 23:2)".

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