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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Donato Grosser

Mishpatìm. Rav Solovetchik spiega perché è scritto “un occhio per occhio”.

In una lezione data nel 1957 rav Joseph Beer Soloveitchik spiegò per quale motivo nella Torà è scritto “un occhio per un occhio” (in Shemòt, 21:24, nella nostra parashà,  e anche in Vaykrà, 24:20), se dalla tradizione orale tramandata da Moshè sappiamo che non si tratta della legge del taglione ma dell’obbligo di un compenso monetario per il danno causato al prossimo. Nel trattato talmudico Bavà Kamà vi sono decine di dimostrazioni che questo passo della Torà indica l’obbligo di un compenso monetario.

Il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il Cairo) nel Mishnè Torà (Chovèl umazìk, 1:3) scrive: “L'affermazione della Torà (Vaykrà, 24:20): «Come ha causato un danno al suo prossimo, così anche a lui si deve causare un danno», non deve essere interpretata in senso letterale. Non significa che la persona che ha causato il danno debba effettivamente essere sottoposta a una punizione fisica simile. Piuttosto, l'intent+o è che meriti di perdere un arto o di essere ferito nello stesso modo del suo collega, e quindi dovrebbe risarcirlo economicamente. Questa interpretazione è supportata dal versetto (Bemidbar, 35:31): «Non accettare riscatto per l'anima dell'assassino». Il che implica che non si può pagare un riscatto per un assassino, ma si può pagare un riscatto per aver causato la perdita di un arto o altre lesioni”.          

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