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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Donato Grosser

Rosh Hashanà. Dubbi di fede e teshuvà

R. Avraham Kroll (Lodz, 1912-1983, Gerusalemme), nella sua opera Bepikudèkha Asìcha (p. 403) scrive che è una cosa naturale fare i conti a fine anno, perché all’inizio dell’anno non ci sono conti da bilanciare. Quando invece si tratta dei conti spirituali, un ragazzo di tredici anni che diventa bar mitzvà il giorno prima di Rosh Hashanà, viene già esaminato dall’Eterno a Rosh Hashanà “Quando tutti gli esseri umani passano davanti a Lui come gli animali di un gregge” (Rosh Hashanà, 16a), per essere giudicati.  Questo ragazzo è quindi già obbligato a digiunare di Yom Kippur, perché ogni ebreo è obbligato a fare teshuvà, ad avere rimorso per il passato e a fare buoni propositi per il futuro. E così come bisogna stare attenti alle cose che possono causare malattie fisiche per non aver bisogno poi di medicine, lo stesso vale per le malattie spirituali. Questi giorni sono stati creati appunto per dare risposta a tutte le domande che sono nate nel cuore dell’uomo durante l’anno, e a causa di queste domande è uscito fuori strada. Nel trattato di Avòt (Massime dei Padri, 2:14; e anche in Sanhedrin, 38b) i Maestri affermarono: “Sappi cosa rispondere a un epicureo”(espressione generica per “eretico”) e aggiungono: “Cioè l’eretico che è dentro di te”. Questo “eretico”, mette dubbi su tutti i principi di fede.

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