Avraham aveva dato istruzioni a Eli’ezer, il fedele manager del suo casato di andare a Haran per trovare una moglie per il figlio Yitzchak. Nella parashà è raccontato che senza indugio “...il servitore prese dieci cammelli tra i cammelli del suo padrone e si mise in viaggio, portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, e andò in Aram Naharàim, alla città di Nachor” (Bereshìt, 24:10). È evidente che Eli’ezer non si mise in viaggio da solo e certamente aveva con se un scorta di servitori di Avraham. Ma la Torà ci dà solo il numero dei cammelli e Rashì (Troyes, 1040-1105) nel suo commento sottolinea che erano “cammelli tra i cammelli del suo padrone” perché erano cammelli che avevano sempre la museruola per non andare a mangiare nei campi di altri.
La strada da percorrere era lunga. Oltre 800 chilometri, che oggi si coprono in meno di una giornata in automobile. Allora, al passo normale di un cammello, ci si doveva impiegare tra tre settimane e un mese. La Torà non racconta nulla sul viaggio. Ci racconta solo che Eli’ezer “Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo d'acqua, nell'ora della sera, quando le donne escono ad attingere” (ibid., 11).
Eli’ezer pregò il Signore dicendo: “Ebbene, la ragazza alla quale dirò: "Abbassa l'anfora e lasciami bere", e che risponderà: "Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere", sia quella che tu hai destinato al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato bontà verso il mio padrone" (ibid., 14).
Proprio allora Rivkà usciva dalla città e per attingere acqua dal pozzo di acqua corrente. Il Malbim (Ucraina, 1809-1879) nel suo commento osserva che si trattò di una circostanza che mostrò l’opera della Provvidenza. Egli afferma che nel versetto è scritto “Ed ecco Rivkà usciva” per indicare che avvenne qualcosa di insolito. La famiglia era ricca e normalmente erano le ancelle o i servitori che andavano ad attingere acqua per la famiglia. In questa circostanza fu invece proprio Rivkà ad uscire di casa per la prima volta per andare al pozzo.
