La Parashah odierna è dedicata alla figura di Qorach, il cugino di Moshe e Aharon che ordì una rivolta contro di loro contestando la loro autorità. Per ordine di H. Moshe invitò i ribelli insieme ad Aharon a consegnare le loro verghe. Il versetto della Parashah ci racconta allora che la verga di Aharon si trasformò miracolosamente in un ramo di mandorlo per dimostrare che questi e non Qorach era il prescelto divino. Wayotze ferach wayatzetz tzitz wayigmol sheqedim: “sbocciò un fiore, che emise un butto e sviluppò delle mandorle” (Bemidbar 17,23. La mandorla simboleggia la solerzia, essendo il primo frutto a sbocciare in Eretz Israel mentre è ancora inverno).
Perché specificare tre fasi? Non solo. Il Midrash sottolinea che le tre fasi furono contemporanee e non successive, nel senso che la verga presentava tutti e tre gli aspetti simultaneamente: nes be-tokh nes, “un miracolo dentro l’altro”, affermano i Maestri. Perché tutto ciò? Perché il Perach simboleggia la Torah: come il fiore appassisce se non dà frutti, così lo studio. Il Tzitz simboleggia la ‘Avodah (Tzitz era chiamata anche la lamina d’oro con il Nome di H. sulla fronte del Kohen Gadol) e Wayigmol Sheqedim indica la Ghemilut Chassadim. Qorach aveva trasgredito tutti e tre i principi. Aveva accusato Moshe di essersi inventato le Mitzwòt, di aver attribuito le cariche a proprio piacimento (antitesi della ‘Avodah) e di aver turlupinato i poveri pretendendo da essi le Mattenot Kehunnah (le offerte obbligatorie destinate ai Kohanim secondo la Torah; antitesi della Ghemilut Chassadim). Per questo subì ben tre punizioni diverse: la Serefah (rogo) dal Cielo in corrispondenza del Esh (fuoco) ha-Torah; la Magghefah (pestilenza) che soltanto l’incenso di Aharon (‘Avodah) poté fermare; la Beli’ah (lett. “inghiottimento” da parte della terra che divorò anche i suoi possedimenti (Qorach era molto ricco; il Midrash dice che confidava troppo nella sua ricchezza e non aiutava il prossimo: era boteach be-‘oshrò – Mishlè 11,27 – e ciò gli impediva di fare Ghemillut Chassadim).
Nella Tefillah ci ricordiamo del Chet Ha-’Eghel (Vitello d’Oro) pronunciando le parole: Hashem Hashem E-l Rachum we-Channun e del Chet ha-Meragghelim (Trasgressione degli Esploratori) ricordando nelle Selichot la promessa di H.: salachti kidvarekha (“ho perdonato secondo la tua parola”, Bemidbar 14,20). La trasgressione di Qorach quando si ricorda? Relativamente molti Ebrei fanno il Qiddush il venerdì sera, quando lo Shabbat comincia. Molti meno fanno la Havdalah a Motzaè Shabbat, quando lo Shabbat finisce. Non è solo una netta predilezione per il benvenuto al di sopra dell’addio.
Qorach stesso riconosceva il valore del Qiddush, ma non quello della Havdalah. Era un grande propugnatore del politically correct. Gli piaceva assai l’idea di santificazione universale e per mettere in discussione l’autorità dei capi rivendicava che kol ha-‘edah kullam qedoshim u-v-tokham H., “tutta la Comunità sono tutti quanti santi e H. è in mezzo a loro”. E’ evidente il richiamo ai primi versetti della Parashat Qedoshim, in cui H. disse a Moshe: dabber el kol ‘adat benè Israel weamartà aleyhem qedoshim tihyù ki qadosh Anì H. Elokeykhem, “parla a tutta la Comunità d’Israel e di’ loro: siate santi, poiché santo sono Io H. D. vostro” (Wayqrà 19,2). Qorach fingeva peraltro di dimenticare che nell’ultima parte di quel versetto l’Anì di Qadosh Barukh Hu esprime un antitesi: la Qedushah del S.B. non può essere messa sullo stesso piano di quella del Popolo d’Israel. E’ proprio l’idea di distinzione e separazione che egli rifiutava, per cui la santificazione non mette tutti sullo stesso piano: Moshe lo rimprovera ki hivdil Eloqe Israel etkhem me-’adat Israel lehaqriv etkhem elaw, “poiché il D. d’Israele ha già distinto voi (Leviti) dalla Comunità d’Israel per avvicinarvi a Lui” (Bemidbar 16,9). E’ a sua volta un richiamo ai versetti finali della Parashat Qedoshim: wa-avdil etkhem min ha-’ammim lihyot li, “ho distinto voi dai popoli affinché siate Miei” (Wayqrà 20,26).
Qual è la differenza fra Qiddush e Havdalah? Tre Berakhot. La prima è Bore Mine Bessamim sui profumi, in corrispondenza dell’incenso che salvò gli Ebrei dalla Magghefah di Qorach. La seconda è Bore Meorè ha-Esh sul fuoco, in corrispondenza della Serefah di Qorach. La terza è la Havdalah vera e propria, in corrispondenza dell’invito Hibbadelù (“separatevi!”) rivolto da Moshe agli Ebrei perché non fossero coinvolti nella Beli’ah di Qorach (Bemidbar 16,21). Ma il profumo del Qetoret pervade in realtà l’intera Parashah. Per questo la Berakhah sui profumi il Sabato sera è bore minè bessamim. Perché bòssem (profumo) è formata dalle iniziali di Beli’ah-Serefah-Magghefah.
