עַ֣ד מִֽמׇּחֳרַ֤ת הַשַּׁבָּת֙ הַשְּׁבִיעִ֔ת תִּסְפְּר֖וּ חֲמִשִּׁ֣ים י֑וֹם וְהִקְרַבְתֶּ֛ם מִנְחָ֥ה חֲדָשָׁ֖ה לַה’׃ מִמּוֹשְׁבֹ֨תֵיכֶ֜ם תָּבִ֣יאּוּ ׀ לֶ֣חֶם תְּנוּפָ֗ה שְׁ֚תַּיִם שְׁנֵ֣י עֶשְׂרֹנִ֔ים סֹ֣לֶת תִּהְיֶ֔ינָה חָמֵ֖ץ תֵּאָפֶ֑ינָה בִּכּוּרִ֖ים לַֽה
Wayqrà 23, 16-17: fino all’indomani della settima settimana (dal primo giorno di Pesach) conterete cinquanta giorni e allora porterete un’offerta farinacea di grano nuovo a H. Dalle vostre dimore porterete due pani da agitare, del peso di due ‘issaron che siano di fior di farina: saranno cotti di chametz, come primizie a H.
וּבְי֣וֹם הַבִּכּוּרִ֗ים בְּהַקְרִ֨יבְכֶ֜ם מִנְחָ֤ה חֲדָשָׁה֙ לַֽה’ בְּשָׁבֻעֹ֖תֵיכֶ֑ם מִֽקְרָא־קֹ֙דֶשׁ֙ יִהְיֶ֣ה לָכֶ֔ם כׇּל־מְלֶ֥אכֶת עֲבֹדָ֖ה לֹ֥א תַעֲשֽׂוּ׃ וְהִקְרַבְתֶּ֨ם… שְׂעִ֥יר עִזִּ֖ים אֶחָ֑ד לְכַפֵּ֖ר עֲלֵיכֶֽם׃
Bemidbar 28, 26-30: Nella giornata delle primizie, allorché porterete l’offerta farinacea del grano nuovo a H. nella vostra festa delle Settimane, sarà per voi sacra congregazione, non eseguirete alcun lavoro servile… e offrirete (nel Qorban Mussaf) un capro che espierà per voi.
Nella descrizione del sacrificio addizionale di tutte le altre feste c’è una parola in più nel versetto corrispondente di questo capitolo in Bemidbar. A proposito di Pessach, per esempio, nel v. 22 era scritto: וּשְׂעִ֥יר חַטָּ֖את אֶחָ֑ד לְכַפֵּ֖ר עֲלֵיכֶֽם
e così via per le successive. A Shavu’ot manca la parola chattat, che allude alla trasgressione. Perché? “Per insegnarci – risponde il Midrash Shir ha-Shirim Rabbà 4, 4 – che al momento del dono della Torah sul Monte Sinay si era senza peccato”. In che senso? “Dal momento che avete accettato la Torah Io vi considero – dice il S.B. – come se non aveste mai commesso trasgressioni” (Yer. Rosh ha-Shanah, 4, 8).
Aggiungono i commentatori che la purificazione dalle colpe non ha interessato quella generazione soltanto, ma anche le successive fino a noi, perché ogni anno a Shavu’ot è come se si attualizzasse la teofania sul Monte Sinay e ricevessimo la Torah ex novo. Per questa ragione nel Bet ha-Miqdash, che fu costruito molti anni dopo l’Evento, non era necessario offrire in questa festa un sacrificio espiatorio: a ogni Shavu’ot riviviamo la Rivelazione e i nostri peccati ci vengono condonati. Lungi dall’essere sovrastato dal tempo che passa, l’uomo viaggia attraverso il tempo. Un avvenimento come il Mattan Torah non appartiene irrevocabilmente al tempo che fu, ma ritorna ciclicamente. Scrive Ma’adannè Shemuel che nel riproporsi periodicamente il tempo riacquista lo stesso livello di qedushah che ebbe all’epoca dei nostri Padri ed elevando sé stesso proietta verso l’Alto anche noi.
Attenzione, peraltro, a non montarci la testa! L’elemento di kapparah è comunque presente nel sacrificio di Shavu’ot, ma evidentemente in modo diverso. Commentando i versetti in Wayqrà R. Elimelekh di Lisensk, discepolo del Ba’al Shem Tov, scrive che la parola bikkurim (“primizie”, con la lettera kaf) può essere letta come se fosse biqqurim (“verifica, critica” con la lettera qof) a significare che ciascuno di noi deve compiere un attento esame su su stesso, affinché effettivamente “le nostre azioni siano pulite come il fior di farina” dei “due pani” (shtè ha-lechem). E sebbene siamo puliti, “considera te stesso al pari di un nulla, parti dal presupposto di avere comunque dei difetti, delle mescolanze di chamètz” che simboleggia, come è noto, l’istinto del male “e così sarai costantemente in Teshuvah”. Per questo, conclude il No’am Elimelekh, Shavu’ot è l’unica festività annuale in cui erano offerti pani di chamètz nel Bet ha-Miqdash.
Emerge da tutto ciò che non solo Yom Kippur è giorno di espiazione per le generazioni, ma anche Shavu’ot. Il segreto sta nello studiare la Torah, merito che “rallegra il S.B.”, come abbiamo letto nell’ultimo capitolo dei Pirqè Avot, al punto che Egli perdona i nostri peccati. Non dimentichiamo che anche a Yom Kippur abbiamo ricevuto la Torah: le seconde Tavole per esattezza. Il Talmud commentando l’ultima Mishnah del trattato Ta’anit: “non vi erano giorni festivi in Israel come Yom Kippur…” dice che il Giorno del Perdono è lo stesso in cui ci sono state consegnate le ultime Tavole, collegando implicitamente i due significati.
Sorge a questo punto un problema. Che legame ci può essere fra noi, nella nostra relativa bassezza, e la generazione che effettivamente ricevette per prima la Torah sul Monte Sinay? Avevano un livello spirituale che non può certamente essere paragonato al nostro! I Maestri dicono che essi erano tornati a raggiungere il livello del Primo Uomo prima del Peccato. Le parole “Io sono H….” si impressero indelebilmente nelle loro menti e quando udirono: “Non avrai altri dei all’infuori di Me” l’istinto del male fu eradicato dai loro cuori (Shir ha-Shirim Rabbà 1, 15)! Come possiamo immaginare di raggiungere noi un simile livello?
Secondo R. Eliahu Dessler in Mikhtav Me-Eliahu la risposta sta proprio nella differenza fra le due coppie di Tavole. Il materiale della prima coppia, quella consegnata a Shavu’ot, proveniva interamente da H.: esse simboleggiavano dunque il livello “celeste” di Israel al tempo del Mattan Torah. Le seconde tavole furono invece scolpite da Moshe che adoperò materiale terreno, a simbolo di un livello spirituale decisamente abbassato, come conseguenza della trasgressione del Vitello d’Oro. Moshe ruppe le prime Tavole quando si avvide che esse non si adattavano più al livello reale dei Figli d’Israel (Shemot 32, 19). Le seconde Tavole furono a loro volta concesse dopo un lungo periodo di Teshuvah e di Tefillah e riflettevano un grado di qedushah inferiore. Il Talmud afferma che se Israel avesse saputo mantenersi al livello originario più alto sarebbe stato liberato dall’istinto del male e dalla stessa morte (‘Avodah Zarah 5a). Ora, invece, ci toccava riguadagnarci la Torah passo dopo passo, con fatica, facendo i conti proprio con lo Yetzer ha-Ra’.
Cosa accadde delle prime Tavole dopo che Moshe le ebbe spezzate? Furono conservate anch’esse nell’Arca, accanto alle nuove intere (Berakhot 8b). A quale scopo, dal momento che apparivano ormai inutili in funzione della discesa spirituale del popolo? Per mostrare a tutti noi, in qualsiasi istante, l’ideale al quale dobbiamo tendere. In ogni momento dovremmo domandarci: “Il mio comportamento è all’altezza dei Patriarchi, Avraham, Itzchaq e Ya’aqov?” (Tannà de-Bey Eliahu 1, 25). “La visione di ciò che sta in Cima è necessaria al fine di risvegliarci dal nostro letargo verso una nuova dimensione spirituale. La conservazione delle prime Tavole accanto alle seconde ci ammonisce a non perdere mai di vista quello che è stato il nostro più elevato livello originario precedente al peccato. Solo la consapevolezza di ciò che abbiamo perduto nel frattempo conferisce alla nostra accettazione della Torah oggi un senso di sincerità e sublimità”. Allorché H. chiese a Moshe di provvedere a scolpire le nuove Tavole si raccomandò che fossero “come le prime” (Shemot 34, 1). Impresa raggiungibile, forse, a livello materiale, ma estremamente più ardua su quello simbolico. Eppure il versetto ci vuol dire che anche ciò è possibile. Tornare a eguagliare il livello delle prime Tavole richiede un enorme sforzo, “ma nessuno pretende che sia facile. È peraltro ben noto che ogni pur minimo impegno intraprendiamo in basso, riscontra un aiuto Celeste su vasta scala. A condizione che sia sincero”.
“Shabbat Shalom” della Scuola Rabbinica Margulies Disegni di Torino
