“Designerai dei giudici (per giudicare) e degli ufficiali (per far rispettare il giudizio) nelle tue porte per ogni tua tribù, in tutte le città che l'Eterno tuo Dio ti dà; ed essi giudicheranno il popolo con giuste sentenze” (Deuteronomio 16:18). Ogni anno leggiamo questo brano nel primo sabato del mese di Elul, l’ultimo mese dell’anno. Questo invito vuole suggerirci che dobbiamo prepararci per il mese della misericordia e del perdono e per le prossime festività penitenziali. Il mezzo è il Cheshbon Nefesh/analisi della coscienza, attraverso il quale ci dobbiamo chiedere: come è andato l'anno che sta per chiudersi per noi? Come dobbiamo riparare i nostri errori e migliorare le nostre azioni per il prossimo anno?
Per rispondere a queste domande, Rabbi Yeshaya Ben Avraham Ha-Lewi Horowitz (Shelah HaQadosh 1570-1630) insegna che queste parole della Torah, possono alludere anche al singolo individuo. Infatti, l’essere umano possiede sette “porte”: due occhi, due orecchie, due narici e una bocca. Sono i mezzi, necessari per la nostra esistenza, che mettono in connessione penimyut e chytzonyut, interiorità e esteriorità. Pertanto, se queste “porte” non sono adeguatamente regolate e controllate, possono portare una persona alla rovina.
