Lo Shabbat che precede Purim si osserva la Mitzwah di “ricordarsi di cancellare il ricordo di ‘Amaleq”. Terminata la Parashah settimanale, in un secondo Sefer si leggono i versetti conclusivi della P. Ki Teztè che cominciano con l’imperativo Zakhor (“ricorda!): da qui il nome di Shabbat Zakhor (“sabato del ricordo”). Per questa ragione è importante che tutti quanti, anche chi solitamente è meno assiduo al Bet ha-Kenesset per le più svariate ragioni, assistano alla lettura, comprese le donne. Non si tratta infatti di una Mitzwat ‘Asseh she-ha-Zeman gheramah (“ingiunzione positiva legata a un certo tempo”): osservarla proprio in questa data è una decisione dei Maestri legata al fatto che Haman era discendente di ‘Amaleq.
La vigilia di Purim (13 Adar) si osserva il Digiuno di Ester, in memoria del fatto che questa era la data tirata a sorte da Haman per lo sterminio degli Ebrei. Il digiuno si osserva dall’alba all’uscita delle stelle. È obbligatorio per tutti; tuttavia si è più facilitanti rispetto agli altri digiuni nel determinare l’esenzione per motivi di salute, dal momento che non è enumerato fra quelli indicati nei Profeti. È buona norma non mangiare né bere alcunché finché non si è terminata la lettura serale della Meghillah, per non rischiare di trascurare questa Mitzwah; chi ha tuttavia difficoltà a concentrarsi può assumere fino a 55 gr. di cibo prima della Meghillah.
Prima della Meghillah della sera si usa che ogni maschio versi tre volte metà dell’unità monetaria vigente nel paese (in Italia 1.50 Euro) zekher le machatzit ha-sheqel (“in memoria del mezzo siclo”), affinché i nostri sicli precedano simbolicamente quelli stanziati da Haman per finanziare lo sterminio. Le donne non sono obbligate, ma possono contribuire se lo vogliono. È opportuno destinare queste offerte a istituzioni di studio di Torah in Eretz Israel. Il giorno di Purim, terminata la Meghillah mattutina, si osserva la Mitzwah di Mishloach Manot (“invio di cibi l’uno con l’altro”, almeno due cibi diversi nei confronti di almeno un destinatario) e Mattanot la-Evyonim (“doni ai poveri”, ad almeno due persone indigenti), per riaffermare la solidarietà della Comunità in tempi di avversità. Il quantitativo minimale da dare in entrambi i casi è 170 grammi di cibi, ovvero una cifra sufficiente per acquistarli. Chi è nell’anno di lutto per la morte di un genitore osserva la Mitzwah di donare i cibi a una sola persona, ma non potrà riceverne. La differenza fra Mishloach Manot e Mattanot la-Evyonim è che per uscire d’obbligo nel primo caso il destinatario dei cibi deve essere un ebreo adulto, mentre i doni ai poveri possono essere dati a chiunque “tende la mano”, eventualmente anche a non ebrei. Anche chi dipende dalla tzedaqah è tenuto a dare Mattanot la-Evyonim a un altro povero: in caso estremo è ammesso che due poveri si scambino la stessa moneta.
“Shabbat Shalom” della Scuola Rabbinica Margulies Disegni di Torino
