וַֽיְהִי֙ בְּאַרְבָּעִ֣ים שָׁנָ֔ה בְּעַשְׁתֵּֽי־עָשָׂ֥ר חֹ֖דֶשׁ בְּאֶחָ֣ד לַחֹ֑דֶשׁ דִּבֶּ֤ר מֹשֶׁה֙ אֶל־בְּנֵ֣י יִשְׂרָאֵ֔ל כְּ֠כֹ֠ל אֲשֶׁ֨ר צִוָּ֧ה ה’אֹת֖וֹ אֲלֵהֶֽם׃ אַחֲרֵ֣י הַכֹּת֗וֹ אֵ֚ת סִיחֹן֙ מֶ֣לֶךְ הָֽאֱמֹרִ֔י אֲשֶׁ֥ר יוֹשֵׁ֖ב בְּחֶשְׁבּ֑וֹן וְאֵ֗ת ע֚וֹג מֶ֣לֶךְ הַבָּשָׁ֔ן אֲשֶׁר־יוֹשֵׁ֥ב בְּעַשְׁתָּרֹ֖ת בְּאֶדְרֶֽעִי
Devarim 1, 3-4: E avvenne al quarantesimo anno, all’undicesimo mese (Shevat) al primo del mese, Moshe parlò ai Figli di Israel secondo tutto ciò che H. aveva comandato loro, dopo aver battuto Sichon re dell’Emoreo che risiedeva a Cheshbon e ‘Og re del Bashan che risiedeva tra i picchi in Edre’i[1].
Il libro di Devarim che così comincia contiene le ultime parole di Moshe al popolo prima della sua morte avvenuta, secondo la tradizione, il 7 adar successivo. Lo scopo del discorso è riassunto nella parola greca Deuteronomio, che traduce in realtà l’espressione ebraica Mishneh Torah: ripetere la Torah e le Mitzwot a uso della nuova generazione dopo che quella precedente, che aveva fisicamente assistito alla Rivelazione sul Monte Sinay, era stata esclusa dalla terra. È per illustrare il quadro storico che Moshe esordisce con una serie di reprimende al popolo per i suoi peccati, concentrandosi particolarmente sulla trasgressione degli esploratori, sulla quale fornisce nuovi dettagli che non emergono nel primo racconto del libro di Bemidbar. Dopodiché, a partire dal cap. 4, Moshe si concentra sulla “ripetizione della Legge”. Non sarebbe stato peraltro immaginabile riprendere in mano tutta quanta la Torah. Per esempio Moshe non fa più cenno dell’ordine dei sacrifici. Nachmanide ricorda il detto dei Maestri per cui “i Kohanim erano solleciti” e non necessitavano di pro-memoria. Moshe ripete invece le Mitzwot più importanti destinate a tutto il popolo, come il divieto dell’idolatria su cui insiste molto, talvolta aggiungendo particolari. Ma nel libro di Devarim troviamo anche Mitzwot mai accennate prima, come le procedure matrimoniali (levirato, divorzio) e alcune regole del tribunale: il trattamento dei “testimoni macchinatori” (‘edim zomemim). Tutte norme originate anch’esse sul Sinay: benché si trattasse di “obblighi della persona” (chovat ha-guf) e non “del territorio” (chovat qarqa’), evidentemente Moshe ritenne di renderle pubbliche solo alla generazione in procinto di creare una società ebraica in Eretz Israel.
Perché la Torah mette in relazione la “ripetizione della Legge” da parte di Moshe con la sconfitta di Sichon e ‘Og? Secondo Rashì così avrebbe ragionato Moshe: “Se io rimprovero il popolo delle sue mancanze prima di aver effettuato almeno una conquista parziale, mi risponderanno che in cambio io non ho fatto niente per loro: non ho la forza di portare a termine la missione e cerco solo pretesti per attaccarli”. Attese perciò la vittoria su Sichon e ‘Og per poi rimproverarli. Uno sviluppo simbolico importante troviamo a questo proposito nella letteratura chassidica.
Dal seguito della nostra Parashah apprenderemo che i domini di Sichon e ‘Og furono gli unici due regni che Moshe aveva avuto l’autorizzazione di conquistare nella Transgiordania, fuori dal territorio di Eretz Israel propriamente detto. Come è noto, la Torah ha destinato al popolo ebraico la Cananea, occupata all’epoca dai “Sette Popoli”:
כִּ֤י יְבִֽיאֲךָ֙ ה’ אֱ-לֹהֶ֔יךָ אֶל־הָאָ֕רֶץ אֲשֶׁר־אַתָּ֥ה בָא־שָׁ֖מָּה לְרִשְׁתָּ֑הּ וְנָשַׁ֣ל גּֽוֹיִם־רַבִּ֣ים ׀ מִפָּנֶ֡יךָ הַֽחִתִּי֩ וְהַגִּרְגָּשִׁ֨י וְהָאֱמֹרִ֜י וְהַכְּנַעֲנִ֣י וְהַפְּרִזִּ֗י וְהַֽחִוִּי֙ וְהַיְבוּסִ֔י שִׁבְעָ֣ה גוֹיִ֔ם רַבִּ֥ים וַעֲצוּמִ֖ים מִמֶּֽךָּ׃ וּנְתָנָ֞ם ה’ אֱ-לֹהֶ֛יךָ לְפָנֶ֖יךָ וְהִכִּיתָ֑ם
Devarim 7, 1-2: Allorché H. tuo D. ti porterà nella terra che tu verrai a conquistare, farà cadere davanti a te grandi popoli: il Chittì,il Ghirgashì, l’Emorì, il Kena’anì, il Perizì, il Chiwwì, e lo Yevussì, sette popoli più grandi e potenti di te. Ma H. tuo D. li consegnerà davanti a te e li batterai.
Nella concessione Divina fatta ad Avraham nostro padre erano inclusi altri tre popoli: il Qenì, il Qenizì e il Qadmonì, che portavano il totale a dieci. Si trattava di territori aldilà del Giordano (‘Ever ha-Yarden), corrispondenti alle popolazioni di ‘Ammon, Moav e Edom che tuttavia non sarebbero stati disponibili subito. Occorreva riconoscere una parte, almeno pro tempore, anche agli altri discendenti di Avraham.
אַתֶּ֣ם עֹֽבְרִ֗ים בִּגְבוּל֙ אֲחֵיכֶ֣ם בְּנֵי־עֵשָׂ֔ו הַיֹּשְׁבִ֖ים בְּשֵׂעִ֑יר וְיִֽירְא֣וּ מִכֶּ֔ם וְנִשְׁמַרְתֶּ֖ם מְאֹֽד׃ אַל־תִּתְגָּר֣וּ בָ֔ם כִּ֠י לֹֽא־אֶתֵּ֤ן לָכֶם֙ מֵֽאַרְצָ֔ם עַ֖ד מִדְרַ֣ךְ כַּף־רָ֑גֶל כִּֽי־יְרֻשָּׁ֣ה לְעֵשָׂ֔ו נָתַ֖תִּי אֶת־הַ֥ר שֵׂעִֽיר
Devarim 2, 4-5: Voi transitate dal territorio dei vostri fratelli, i figli di Esaù che risiedono in Se’ir, i quali avranno molta paura di voi, ma voi dovrete stare bene attenti a non attaccar briga con loro. Infatti non vi darò della loro terra neppure quanto viene calpestato dalla pianta di un piede solo. Ho bensì destinato il Monte Se’ir in eredità (da Avraham) a Esaù.
וַיֹּ֨אמֶר ה’ אֵלַ֗י אַל־תָּ֙צַר֙ אֶת־מוֹאָ֔ב וְאַל־תִּתְגָּ֥ר בָּ֖ם מִלְחָמָ֑ה כִּ֠י לֹֽא־אֶתֵּ֨ן לְךָ֤ מֵֽאַרְצוֹ֙ יְרֻשָּׁ֔ה כִּ֣י לִבְנֵי־ל֔וֹט נָתַ֥תִּי אֶת־עָ֖ר יְרֻשָּֽׁה
Devarim 2, 9: H. mi disse: “non assediare Moav e non muovergli guerra. Infatti non darò a te eredità della sua terra: ho bensì dato ‘Ar in eredità ai figli di Lot”.
וְקָרַבְתָּ֗ מ֚וּל בְּנֵ֣י עַמּ֔וֹן אַל־תְּצֻרֵ֖ם וְאַל־תִּתְגָּ֣ר בָּ֑ם כִּ֣י לֹֽא־אֶ֠תֵּ֠ן מֵאֶ֨רֶץ בְּנֵי־עַמּ֤וֹן לְךָ֙ יְרֻשָּׁ֔ה כִּ֥י לִבְנֵי־ל֖וֹט נְתַתִּ֥יהָ יְרֻשָּֽׁה
Devarim 2, 19: Ti avvicinerai ai figli di ‘Ammon: non assediarli, né attaccarli. Infatti non darò a te eredità della terra dei figli di ‘Ammon: l’ho bensì data in eredità ai figli di Lot.
Commentando il primo di questi versetti Rashì riassume che D. “dieci popoli ha concesso ad Avraham: sette a voi…, uno a Esaù (Se’ir o Edom) e due ai figli di Lot (‘Ammon e Moav). Come ricompensa del fatto di averlo seguito in Egitto e di aver taciuto allorché sentì raccontare che Sarah era sua sorella, Avraham da allora lo considerò come un figlio” perché gli aveva salvato la vita. Dal canto suo Esaù era figlio di Itzchaq e fratello carnale di Ya’aqov. Ha sempre rispettato suo padre (No’am Elimelekh) e non meritava di essere discriminato. Ereditava la sua parte di diritto (cfr. Bereshit 21, 12; Devarim 23, 8) a differenza dei figli di Ishma’el e di Qeturah – aggiunge Nachmanide – i quali, essendo nati da concubine, erano invece esclusi. Solo nell’età messianica, con il declino definitivo di Esaù, il popolo di Israel potrà rivendicare anche questi territori come sua proprietà (Bereshit Rabbà 44, 23)[2].
Sichon e ‘Og non erano compresi nella limitazione. Anzi. Proprio perché Sichon si era impadronito di un territorio che originariamente non gli apparteneva, lo rese disponibile (letteralmente: puro) per Israel, che poté conquistarlo immediatamente. Sichon è descritto nei nostri versetti come residente a Cheshbon. Richiamando il racconto del libro di Bemidbar, Nachmanide scrive che “la città non era sua. Sichon l’aveva portata via al re di Moav e l’ha ricostruita come capitale del suo regno”. Anche ‘Og, il gigante dei più antichi Refaim, “risiedeva tra i picchi in Edre’i”, nel territorio degli Ammoniti. Era noto per la sua grande statura e forza. Secondo il Midrash era stato ‘Og ad annunciare ad Avraham che Lot era caduto prigioniero nella guerra dei re (Bereshit 14, 13 e Rashì ad loc.), ma l’aveva fatto con cattive intenzioni: voleva che Avraham morisse nella mischia perché era invaghito di Sarah (Devarim Rabbà 1, 25). In ogni caso quando venne il momento di ingaggiare guerra contro Sichon, Moshe ebbe luce verde (2, 24). Benché il S.B. non avesse neppure richiesto in questi casi che fosse redatta la proposta preliminare di un accordo pacifico, Moshe decise di offrirlo a Sichon (2, 26 e Rashì ad loc.), ma questi rifiutò (2, 30) e attaccò per primo (2, 32). La vittoria fu totale. ‘Og subì la medesima sorte (3, 1-7). I territori dei due re furono assegnati alle tribù di Reuven e di Gad su loro richiesta. A esse si aggiunse parte di Menasheh (3, 8 segg.).
A fronte del rispetto dell’eredità altrui che Israel fu chiamato a esercitare nei confronti dei propri affini, Sichon e ‘Og simboleggiano la violenza e l’usurpazione. Scrive il Chiddushè ha-Rim che Sichon e ‘Og si opponevano al Servizio Divino reso dai Figli di Israel rispettivamente mediante il pensiero e l’azione. Sichon simboleggia i Tefillin della testa, sede del pensiero (machshavah, cui allude il nome della sua capitale, Cheshbon), mentre ‘Og richiama i Tefillin del braccio, cui allude il nome della sua capitale Edre’i (dalla radice aramaica derà’, corrispondente all’ebraico zeroa’, “braccio”). Per questo sono ricordati nei Tehillim con una doppia lode:
לְ֭מַכֵּה מְלָכִ֣ים גְּדֹלִ֑ים כִּ֖י לְעוֹלָ֣ם חַסְדּֽוֹ׃ וַֽ֭יַּהֲרֹג מְלָכִ֣ים אַדִּירִ֑ים כִּ֖י לְעוֹלָ֣ם חַסְדּֽוֹ לְ֭סִיחוֹן מֶ֣לֶךְ הָאֱמֹרִ֑י כִּ֖י לְעוֹלָ֣ם חַסְדּֽוֹ׃ וּ֭לְעוֹג מֶ֣לֶךְ הַבָּשָׁ֑ן כִּ֖י לְעוֹלָ֣ם חַסְדּֽוֹ׃ וְנָתַ֣ן אַרְצָ֣ם לְנַחֲלָ֑ה כִּ֖י לְעוֹלָ֣ם חַסְדּֽוֹ ׃ נַ֭חֲלָה לְיִשְׂרָאֵ֣ל עַבְדּ֑וֹ כִּ֖י לְעוֹלָ֣ם חַסְדּֽוֹ׃
Tehillim 136, 17-22: (Ringraziamo H.) che colpisce re grandi, perché eterna è la Sua bontà; (Ringraziamo H.) che ha ucciso re potenti, perché eterna è la Sua bontà; (Ringraziamo H. per ciò che fece) a Sichon re dell’Emoreo, poiché eterna è la Sua bontà. (Ringraziamo H. per ciò che fece) a ‘Og re del Bashan, poiché eterna è la Sua bontà. Ci ha dato la loro terra in eredità, poiché eterna è la Sua bontà; in eredità a Israel suo popolo, poiché eterna è la Sua bontà.
Israel ha avuto il merito di estendere la propria qedushah ai loro territori impuri (cfr. Yehoshua’ 22, 19) e così di venirne in possesso. Moshe non sarebbe riuscito a richiamare l’attenzione dei figli di Israel sulla Torah prima di effettuare questa conquista, che avrebbe eliminato ogni opposizione ideale al Servizio del S.B. (quelle che nel linguaggio cabalistico sono note come qelippot, “scorie”). Lo Sfat Emet, nipote del Chiddushè ha-Rim, aggiunge che indossare i Tefillin consente alla Torah di H. di penetrare nei nostri cuori. Solo dopo aver indossato i Tefillin noi leggiamo lo Shemà’. Il processo non si attua solo sul piano ideale, ma anche su quello collettivo. Nel Talmud (Berakhot 6a) è detto che il S.B. per primo dà il buon esempio delle Mitzwot che ci chiama a osservare: come noi indossiamo i Tefillin, così Egli li indossa. Ma cosa è scritto nei Suoi Tefillin? Se nei Tefillin dell’uomo esprimiamo la nostra fede nell’Unità di D.: “Ascolta Israel, H. è il nostro D., H. è Uno”, nei Suoi Tefillin è scritta la Sua fede nell’Unicità del Popolo ebraico: “E chi è come il Tuo popolo Israel, nazione unica sulla terra” (1DhY 17, 21)! Come i Figli di Israel sono pronti ad asservire il loro cuore a H. rinunciando a tutti i pensieri e le azioni contrastanti nel momento in cui indossano i loro Tefillin, altrettanto, per così dire, H. annulla tutte le forze del Male nei nostri confronti. Questo è il senso della guerra contro Sichon e ‘Og. Scrive ancora lo Sfat Emet che il libro di Devarim sta ai Tefillin del braccio come i quattro Chumashim che lo precedono stanno ai Tefillin del capo. Pertanto ritroviamo nel quinto Chumash tutti gli argomenti già trattati nei primi quattro libri, esattamente come nei Tefillin del braccio le quattro Parashot sono scritte su un’unica pergamena. I Tefillin del capo si indossano in prossimità del cervello, che rappresenta il mondo superiore: corrisponde nella storia biblica alla “generazione del deserto”, guidata da miracoli sovrannaturali. I Tefillin del braccio, d’altronde, si allacciano in prossimità del cuore. Il libro di Devarim, a sua volta, per il fatto di essere una ripetizione della Legge anticipa la Torah Orale: rappresenta la hanhagah tiv’it, la “conduzione del mondo secondo le leggi terrene” di cui il nostro popolo aveva bisogno nella conquista della terra. Il Misericordioso richiede che ci si leghi a lui con il cuore!
“Shabbat Shalom” della Scuola Rabbinica Margulies Disegni di Torino
[1] Per la traduzione ho seguito Rashì, sebbene la parola ‘ashtarot appaia altrove nella Torah con il significato di “capi del gregge” (Devarim 7, 13) e per metonimia a indicare gli idoli della fertilità che ne riproducevano l’immagine (Shofetim 2, 13) da cui l’italiano Astarte. Nachmanide risolve il problema dicendo che il picco richiama nella forma il corno di un animale, come pare evidente nel toponimo ‘Ashterot Qarnayim (Bereshit 14, 5) e nell’espressione qeren ben shàmen (“luogo elevato pingue”, Yesha’yahu 5, 1; cfr. Targum Yonatan ad loc.). Commentando quest’ultimo versetto Shadal cita a riscontro il suffisso -horn che si ritrova nel nome di svariate vette delle Alpi svizzere.
[2] Secondo un altro commento H. ha proibito a Moshe di distruggere Ammon e Moav per il merito di due importanti personaggi che sarebbero discesi da essi: Rut da Moav e Na’amah Ammonita, madre del re Rechav’am figlio di Shelomoh (1Melakhim 14, 21; Bavà Qammà 38b; Rashì a Bemidbar 30, 2).
