“Farai all’arca uno tzohar...” (Genesi 6:16) Quando Dio comandò a Noè di costruire l’arca, ordinò che essa includesse una fonte di luce. I commentatori hanno dato due diverse interpretazioni alla parola “tzohar”. Alcuni hanno spiegato che si trattava di una pietra speciale che brillava fornendo luce; altri hanno spiegato che era semplicemente una finestra.
Queste due spiegazioni potrebbero non essere in contraddizione tra loro, ma piuttosto mostrarci due modi diversi di reagire ai nostri “diluvi”, alle difficoltà e alle sfide che affrontiamo nel corso della vita.
Un modo per affrontare le crisi è essere una “pietra”, silenziosa e immobile. Come disse la Torah a proposito di Aronne dopo la tragica morte dei suoi due figli “waiddom Aharon/Aronne rimase in silenzio”. Invece di piangere e lamentarsi, o addirittura imprecare, rimase in silenzio.
Tuttavia, per quanto grande e nobile sia questo modus operandi, esiste un livello ancora più elevato: guardare attraverso la “finestra”, usare la situazione difficile per vedere cose nuove che non avevamo mai visto prima.
Spesso, quando si attraversa un periodo difficile o una crisi, bisognerebbe provare a ritirarsi in una stanza con carta e penna e di fare un elenco di ciò che possono trarre da questa esperienza difficile, qualcosa che altrimenti non avremmo potuto ottenere. Se riuscissimo a trovare la forza di farlo – e ammetto che non è affatto facile – allora la crisi diventa molto più gestibile. Se riusciamo a “guardare fuori dalla finestra”, oltre le circostanze immediate, saremo in grado di crescere in modi che altrimenti non ci sarebbero stati possibili.
Un Midrash nel Talmud racconta che l’imperatore babilonese Nabucodonosor, colui che distrusse il primo Tempio di Gerusalemme, avrebbe potuto essere un poeta e un cantore eccezionale. Se avesse cantato, i suoi canti sarebbero stati più grandiosi di quelli di Davide nei Salmi. Nessuno avrebbe dato importanza ai canti di Davide a Dio, perché sarebbero svaniti al confronto con quelli di Nabucodonosor. Ma un angelo schiaffeggiò Nabucodonosor sulla bocca, impedendogli così di cantare.
Cosa significa questo?
Una spiegazione dice che Nabucodonosor era in grado di cantare splendide lodi al Signore perché possedeva ogni cosa. Era l’uomo più potente del mondo ai suoi tempi, era famoso, ricco e di successo. Una persona di tale successo avrebbe potuto cantare meravigliose lodi a Dio. Ma poi un angelo gli diede uno “schiaffo”, nel senso che lo sottopose a prove e difficoltà, e poi gli disse: “Vediamo ora se sei ancora in grado di lodare Dio!”.
Ciò che rende le lodi di Davide così speciali è che le cantò persino nei momenti più bui. Davide dovette affrontare sfide inimmaginabili, tra cui una rivolta ordita da suo figlio. Ma nonostante tutto, Davide fu in grado di cantare, di vedere la bellezza del mondo e di essere grato al Signore.
La parola usata per la luce/finestra nell’arca, tzohar/ צהר, se anagrammata, forma la parola tzarah/צרה che significa angoscia.
La stessa situazione può essere sia una tzarah, un tempo di angoscia, o un tzohar, un’opportunità di “luce”. Tutto dipende dalla nostra prospettiva, dalla nostra capacità di “guardare fuori dalla finestra” e scoprire le opportunità che si nascondono in una situazione difficile, Shabbat Shalom.
