Mishnat haShavua’
All’inizio del cap. 4 del libro di Shemot Moshè non si mostra molto convinto dell’efficacia nella sua missione: il popolo ebraico non crederà che il Signore gli è apparso. Per questo D. gli fornisce dei segni che avrebbero convinto il popolo della veridicità di quanto affermava. Uno dei segni riguardava la mano di Moshè, che diveniva bianca come la neve per via della tzara’at, per poi tornare come il resto del corpo. Come è noto i chakhamim ritengono, e così Rashì riporta nel suo commento (Shemot 4,6) che la tzara’at sia la conseguenza del peccato della maldicenza. Anche Miriam poi alla fine della parashà di Beha’alotekhà sarà punita per mezzo della tzara’at, e così Ghechazì nel secondo libro dei Re (5,27).
Il midrash (Bemidbar Rabbà 7,5) individua 11 possibili cause per l’insorgenza della tzara’at e l’episodio di Shemot è considerato più precisamente conseguenza dell’attribuire a qualcuno delle caratteristiche che non gli appartengono. Come è possibile considerare i figli di Israele degli increduli? Sono piuttosto credenti figli di credenti! Di qui il Talmud impara che chi sospetta dei kesherim viene colpito nel proprio corpo.
Shadal nel suo commento segnala che la forma di tzara’at più bianca, chiamata Leuce è, secondo la testimonianza del medico antico Celso, molto difficile da curare.
Nei casi indicati la Torà parla di una tzara’at bianca come la neve. Alla tzara’at come è noto è destinata buona parte delle parashot di Tazria’ e Metzorà, e nella mishnà il trattato di Nega’im, che si trova nell’ultimo ordine della mishnà, Toharot.
La Torà descrive tre categorie principali di nega’im, quelli degli uomini, dei vestiti, e delle case. Quelli dell’uomo sono a loro volta divise in tre categorie. La prima categoria è chiamata nega’ ‘or basar, ed è costituita da una macchia bianca sulla pelle di una persona. I segni di impurità di questa piaga sono di tre tipi: a) la presenza di almeno due peli bianchi all’interno della piaga; b) la comparsa di carne sana in mezzo alla piaga; c) l’allargamento della piaga alla fine della prima o della seconda settimana di quarantena.
Le altre due categorie sono shechin e michwà, un’infiammazione o una bruciatura della pelle, e i nega’im della testa e della barba, che consistono nella caduta di peli in determinate condizioni, oggetto di discussione fra i commentatori.
La prima mishnà nel trattato di Nega’im ha come oggetto la bianchezza delle piaghe descritte nella Torà. Il massimo livello di bianchezza è quello della neve, chiamato nella Torà Baharet; la bianchezza di un agnellino appena nato è chiamata secondo i chakhamim seet. I due livelli inferiori di bianchezza sono quelli della calce dei muri dell’Ekhal, che venivano rinfrescati ogni anno prima di Pesach così come descritto nel trattato Middot della Mishnà (3,4), e quella della membrana che ricopre l’uovo, al di sotto della buccia. Questi ultimi due livelli sono chiamati dalla Torà sappachat. Seet e bahaeret sono considerati avot, le categorie principali, mentre le altre due categorie sono considerate toladot.
Se invece ci troviamo di fronte ad un colore meno bianco della membrana dell’uovo è da considerarsi puro.
Secondo R. Meir i due estremi, la neve e la membrana dell’uovo sono gli avot, mentre secondo i chakhamim gli avot sono i due colori più bianchi, la neve e la lana. I commentatori della mishnà confessano di non capire a pieno l’opinione di R. Meir, che considera un av il più scuro dei quattro bianchi. Per questo le Tosafot in massekhet Shevu’ot spiegano che secondo R. Meir la lana di cui si parla non è molto bianca, e non è quindi quella di un agnellino appena nato, ma si tratta di un colore più scuro. La regola finale segue l’opinione dei chakhamim. La conseguenza pratica della discussione riguarda l’ impossibilità di unire, per concorrere alla misura minima della piaga, due derivazioni. Infatti due avot o un av e una toladà possono accomunarsi per contribuire al raggiungimento della misura minima. Per questo motivo diviene rilevante sapere con certezza quali siano gli avot e quali le toladot. Secondo il Rambam non c’è alcuna conseguenza pratica nella distinzione; il kohen che esamina la piaga deve però essere esperto dei vari colori per esprimere un parere.
