Mishnat haShavua’
Se Avraham Avinu ci ha insegnato l’importanza di accogliere gli ospiti al loro arrivo, Ya’aqov Avinu ci ha insegnato quanto sia altrettanto importante congedarli in modo corretto al termine del loro soggiorno, accompagnandoli almeno per un tratto di strada (lewayah). Quando Ya’aqov decise di inviare Yossef a Shekhem affinché si informasse della salute dei suoi fratelli che nel frattempo si erano recati lì a pascolare, il Midrash interpreta i termini we-eshlachakhà e wayishlachehu (“e ti manderò… e lo mandò”, Bereshit 37, 13-14) come allusione a un accompagnamento (Da’at Zeqenim a Bereshit 45,27). Lo scopo della missione era ottenere una riconciliazione dopo la vicenda dei sogni (Sforno), o piuttosto esercitare un controllo sui fratelli secondo altri. Il motivo dell’accompagnamento risiedeva nel fatto che Shekhem era da considerarsi località pericolosa per definizione dal momento che era stata poco prima teatro di un crimine: l’eccidio ordito da Shim’on e Lewì dopo il fatto di Dinah (Zohar). Ya’aqov accompagnò il figlio fino a Chevron (Ba’al ha-Turim): Yossef insisteva affinché il padre tornasse indietro, mentre Ya’aqov non si limitò ad accompagnare il figlio, ma durante il tragitto gli spiegò l’importanza di accompagnare uno tzaddiq per proteggerlo da ogni rischio e gli illustrò le halakhot relative, partendo da quanto la Torah spiega nel capitolo dedicato alla ‘eglah ‘arufah. la “giovenca accoppata nel torrente” (Devarim 21, 1-9; Da’at Zeqenim). Queste halakhot sono sviluppate nella Mishnah nel nono e ultimo capitolo del trattato Sotah (sulla donna sospetta d’adulterio): il legame con l’argomento principale del trattato si giustifica con il fatto che entrambe le situazioni rientrano in una casistica che comportava il rilascio di una dichiarazione in lingua ebraica (leshon ha-qòdesh: Mishnah 1), come vedremo in seguito.
La Torah spiega che l’accoppo della giovenca era richiesto nel caso in cui fosse stata ritrovata la vittima di un omicidio il cui responsabile non era rintracciabile. Tre (o, secondo un’altra opinione, cinque) giudici del Sanhedrin Ghedolah di Yerushalaim partivano alla volta del luogo del delitto. Per prima cosa avevano il compito di sincerarsi delle condizioni dell’ucciso. La Torah dice infatti che l’accoppo aveva luogo solo nel caso in cui questi fosse stato trovato ba-adamah, “sulla terra, caduto nel campo”: la Mishnah specifica che non aveva invece luogo se fosse stato trovato “coperto da un cumulo” (non era “sulla terra”), appeso a un albero (non era “caduto”), né galleggiante sull’acqua (non era “nel campo”: Mishnah 2). I giudici procedevano poi alla misurazione della distanza dalla città più vicina, al fine di stabilire quale dovesse compiere l’accoppo: si prendevano in considerazione solo le località sede a loro volta di un tribunale di 23 membri, avente l’autorità di giudicare le cause capitali. La misurazione era compiuta in modo meticoloso. La Mishnah 4 si occupa di stabilire da quale parte del corpo dello sventurato si procedeva, tenendo conto della sede della vitalità della persona. Questo passo è fra quelli rilevanti oggi per stabilire il momento del decesso di un paziente. R. Eli’ezer parte dall’ombelico, identificato con l’apparato digerente; R. ‘Aqivà dal naso, R. Eli’ezer ben Ya’aqov dal collo, sede della shechitah negli animali. La Halakhah viene fissata in base all’opinione di R. ‘Aqivà.
A questo punto i giudici di Yerushalaim avevano terminato il loro compito e subentravano quelli della città più vicina (Mishnah 5). Questi “dovevano portare una giovenca che non aveva mai lavorato, né portato il giogo”. La calavano in un wadi possibilmente senz’acqua (Rashì) e la accoppavano con un colpo di pugnale sul collo. In quel luogo sarebbe poi divenuto proibito seminare o lavorare la terra in alcun modo, eccetto che pettinarvi i fili di lino o accatastarvi pietre, che non sono attività che interessano direttamente il terreno (eynan be-gufah shel qarqa’). Anche della carcassa della giovenca era proibito trarre qualsiasi vantaggio (assurah ba-hanaah). L’accoppo è spiegato dai commentatori come un rito espiatorio dell’omicidio nell’impossibilità di risalire al colpevole e condannarlo. L’insistenza del testo sul fatto che la giovenca non ha mai lavorato e nel torrente non si sarebbe più potuto lavorare alluderebbero al troncamento del potenziale produttivo dell’individuo ucciso. La Mishnah 7 afferma che comunque se si fosse trovato l’assassino anche dopo l’accoppo della giovenca, quello sarebbe stato regolarmente processato e condannato.
La Mishnah 6 spiega il legame fra la cerimonia dell’accoppo e il tema dell’ospitalità. “I giudici di quella città si lavavano le mani con l’acqua sul luogo dell’accoppo della giovenca e dichiaravano (in lingua ebraica): ‘Le nostre mani non hanno versato questo sangue e i nostri occhi non hanno visto (il delitto)’. Possibile, si interroga la Mishnah, che i giudici potessero essere ritenuti personalmente e materialmente responsabili dell’assassinio, al punto di doversi giustificare? Il senso della dichiarazione è un altro: “si trattava verosimilmente di un ospite estraneo di cui non eravamo a conoscenza, altrimenti noi non l’avremmo lasciato andare senza cibo, né lo avremmo abbandonato privo di accompagnamento, al punto di essersi poi trovato senza forze e solo davanti al suo assassino”. Come dire: se avessimo saputo di lui e non ce ne fossimo occupati, saremmo stati colpevoli dell’omicidio. Un invito alle istituzioni a farsi a loro volta promotrici dell’ospitalità. Nella Parashah di questa mattina Ya’aqov riconobbe che era effettivamente Yossef il vicerè d’Egitto che lo invitava a raggiungerlo vedendo i carri che egli gli aveva inviato. Il Midrash gioca sulla parola ‘agalot, “carri” (plurale di ‘agalah), che tuttavia può anche essere interpretato come “giovenche” (plurale di ‘eglah; Rashì, Klì Yeqar) e afferma che questo rammentò a Ya’aqov l’ultimo argomento di halakhah di cui padre e figlio avevano discusso subito prima di separarsi ventidue anni prima. Da qui i Maestri imparano un ulteriore insegnamento: due persone sul punto di congedarsi devono parlare fra loro di halakhah, perché in tal modo si ricorderanno l’uno dell’altro anche dopo che sarà trascorso molto tempo.
