וַיְדַבֵּ֣ר ה’ אֶל־מֹשֶׁ֥ה וְאֶֽל־אַהֲרֹ֖ן לֵאמֹֽר׃ . זֹ֚את חֻקַּ֣ת הַתּוֹרָ֔ה אֲשֶׁר־צִוָּ֥ה ה’ לֵאמֹ֑ר דַּבֵּ֣ר ׀ אֶל־בְּנֵ֣י יִשְׂרָאֵ֗ל וְיִקְח֣וּ אֵלֶ֩יךָ֩ פָרָ֨ה אֲדֻמָּ֜ה תְּמִימָ֗ה אֲשֶׁ֤ר אֵֽין־בָּהּ֙ מ֔וּם אֲשֶׁ֛ר לֹא־עָלָ֥ה עָלֶ֖יהָ עֹֽל׃ . וּנְתַתֶּ֣ם אֹתָ֔הּ אֶל־אֶלְעָזָ֖ר הַכֹּהֵ֑ן וְהוֹצִ֤יא אֹתָהּ֙ אֶל־מִח֣וּץ לַֽמַּחֲנֶ֔ה וְשָׁחַ֥ט אֹתָ֖הּ לְפָנָֽיו׃
Bemidbar 19, 1-3: H. parlò a Moshe e ad Aharon dicendo: “Questo è lo statuto della Torah che H. ha comandato, dicendo: Parla ai Figli d’Israel e ti prendano una vacca rossa integra, che non abbia difetto, sulla quale non sia mai salito giogo. Questa consegnerete a El’azar il Kohen, il quale la porterà fuori dall’accampamento e la (si) macellerà davanti a lui.
Si noti in questi versetti il “gioco delle parti”. Nel primo H. non si rivolge solo a Moshe, come al solito, ma vuole che anche Aharon assista alla Sua comunicazione. Nachmanide spiega che il brano in questione completa la Torat Kohanim, la “legge dei sacerdoti” cominciata nel Levitico ed è stato scritto qui, subito dopo le Mattenot Kehunnah, il brano relativo ai donativi loro spettanti con cui si chiudeva la Parashah della scorsa settimana per insegnarci che anche la Purità dei Figli di Israel sarebbe stata garantita per mano di un Kohen. Il tema riguardava Aharon capo dei Kohanim in prima persona.
Verosimilmente il secondo versetto presenta un anacoluto e va riletto come se fosse: “Parla ai Figli d’Israel, dicendo: ‘Questo è lo statuto della Torah che H. ha comandato: ti prendano…’”. Mettere in chiaro che si tratta propriamente di una chuqqah, uno statuto da accogliere e mettere in pratica a prescindere da qualsiasi comprensione razionale è un’esigenza talmente impellente da mettere da parte qualsiasi sintassi. La morte, si dice, è l’unica cosa certa nella vita. Qui si tratta di una procedura per vincere la morte e l’impurità che ne consegue: nessuno avrebbe potuto dirsene esente, pena l’esclusione dal Bet ha-Miqdash e dalla celebrazione annuale del Qorban Pessach. Ma l’imperativo “parla” è al singolare, come se fosse rivolto al solo Moshe e così il successivo: “e ti prendano”. Aharon viene improvvisamente esonerato subito dopo essere stato coinvolto! Il plurale, peraltro, riappare nel terzo versetto: “la consegnerete”. Perché tutto ciò?
Ultima osservazione: chi è il protagonista della cerimonia della Parah Adummah secondo questi versetti? Non Moshe, né Aharon e neppure il resto del popolo. La vacca sarebbe stata consegnata a El’azar e macellata davanti a lui. Rashì commenta, citando Yomà 42a: “Un estraneo (termine tecnico che individua un non-kohen) macella e El’azar assiste”. El’azar era il terzo figlio di Aharon: dopo la tragica morte dei suoi fratelli maggiori Nadav e Avihù era il primo in linea di successione del padre alla carica di Kohen Gadol. A lui e non a suo padre era consegnato il delicato compito di sovrintendere che in questo frangente tutto si svolgesse in conformità alle regole.
In casi normali non c’è necessità di sorvegliare che lo shochet esegua bene il suo lavoro: egli è abilitato a garantire per se stesso (‘ed echad neeman be-issurin). Ma qui non è solo una questione di permesso o proibito: c’è di mezzo la purificazione di persone dall’impurità della morte, ottenuta mediante l’aspersione delle ceneri della Vacca Rossa. La supervisione personale del Kohen avrebbe assicurato che nessun pensiero impuro si mescolasse a un simile atto. Di più. E’ questo l’unico caso in cui un animale consacrato veniva immolato fuori dal Mishkan (Bemidbar 19,4; e più tardi del Bet ha-Miqdash: sul Monte degli Ulivi – Mishnah Parah 3, 6). Qualcuno avrebbe potuto pensare che l’offerta sarebbe stata data in pasto ai demoni del deserto: la presenza del Kohen avrebbe scongiurato una simile interpretazione (cfr. Nachmanide).
Perché dunque il figlio di Aharon e non Aharon, il Kohen Gadol in persona e in carica? Rashì cita il Sifrè, l’antico Midrash Halakhah sul libro dei Numeri, secondo cui il nostro versetto ci vuole insegnare che la Vacca Rossa è compito specifico del Segàn, il vice o assistente del Kohen Gadol che prende le parti di quest’ultimo quando è impossibilitato. Ma il Midrash prosegue con una puntualizzazione. “Questa consegnerete a El’azar”, dice il versetto, ma sulle successive c’è discussione: saranno eseguite dal Kohen Gadol secondo R. Meir, mentre per R. Yossè, R. Yehudah, R. Shim’on e R. Eli’ezer ben Ya’aqov potranno essere compiute da un Kohen qualsiasi (cfr. Or ha-Chayim ad v.). La Mishnah semplifica la discussione in proposito:
וְשֶׁלֹּא בְכֹהֵן גָּדוֹל, פְּסוּלָה. רַבִּי יְהוּדָה מַכְשִׁיר
Mishnah Parah 4, 1: Se (la Vacca Rossa) non è eseguita dal Kohen Gadol, non è valida. Ma R. Yehudah la convalida.
Sulla stessa linea il Talmud (Yomà 42b) spiega che il coinvolgimento di El’azar non era destinato a divenire una regola per le generazioni a venire. Sul futuro ci sono appunto idee diverse: chi dice che la Vacca Rossa dovesse essere affidata al Kohen Gadol, chi sostiene invece che un Kohen Hedyot (“semplice”) sarebbe stato egualmente abilitato. Nachmanide fornisce tre risposte alla domanda perché Aharon non è stato incaricato, per chi condivide il punto di vista più restrittivo.
1) “Questa Mitzwah ha un senso così profondo che certamente avrebbe meritato di essere affidata al Kohen Gadol fin dall’inizio, ma per Aharon un Servizio esterno al Bet ha-Miqdash sarebbe stata una diminutio della sua personale Qedushah”. Qedushah e Taharah sono compiti differenti: non possono essere appannaggio della medesima personalità.
2) Aharon non meritava questo incarico essendo stato coinvolto nel peccato del Vitello d’Oro. Come dice il Talmud: “un accusatore non può trasformarsi in difensore” (Rosh ha-Shanah 26a; cfr. R. Bachyè ad v.). E’ noto che l’accettazione della Torah sul Monte Sinay tolse ai Figli di Israel l’impurità della morte, ma la Trasgressione del Vitello la riportò: finché non sarebbe “giunta la madre (la vacca) a ripulire la sozzura provocata dal figlio” (il vitello – Bemidbar Rabbà 19, 8; Midrash Tanchumà, P. Chuqqat, 8). Ciò fornisce una risposta a tutti gli interrogativi da cui siamo partiti. Aharon fu convocato dal S.B. al fianco di suo fratello Moshe, ma D. si rivolse soltanto a quest’ultimo proprio perché Aharon non fosse imbarazzato. Quando però si sarebbe trattato di consegnare la Vacca Rossa a suo figlio El’azar perché fosse macellata al suo cospetto, Aharon fu nuovamente invitato a prender parte al gesto a salvaguardia della sua personale dignità di Kohen Gadol e di padre. A meno che, aggiunge Nachmanide, anche il plurale “la consegnerete” non includa un’allusione generica alle generazioni future.
3) Si voleva preparare pian piano El’azar, il futuro Kohen Gadol, a eseguire alcune Mitzwot correlate a questo ruolo fintanto che il padre fosse stato ancora in vita. E’ questo un implicito richiamo al fatto che titolare di questo compito già a partire dalla generazione successiva sarebbe stato proprio il Kohen Gadol. Abrabanel aggiunge un’ulteriore considerazione. La Mishnah afferma che la prima Vacca Rossa della storia fu eseguita già ai tempi di Moshe nostro Maestro (Parah 3, 8), ma non è detto che il comando che noi ora leggiamo fosse destinato a essere eseguito subito. Stando al Peshat del versetto che non specifica una data, sarebbe ancora trascorso del tempo prima che la Vacca Rossa venisse effettivamente immolata. Nel prossimo capitolo leggiamo che Aharon morì ed El’azar prese il posto di suo padre come Kohen Gadol (Bemidbar 20, 22-29). Nel seguito troviamo El’azar accogliere la spedizione contro i Midianiti accanto a Moshe (Bemidbar 31, 12 segg.). Era giusto che si trovasse pronto anche per la Vacca Rossa: nessun mutamento nella regola, apparentemente.
Il Talmud, peraltro, indica la data: “il primo Nissan fu eretto il Mishkan (Tabernacolo), il 2 fu arsa la prima Vacca Rossa” (Yer. Meghillah 3, 5), in tempo affinché tutti potessero entrarvi purificati per i primi sacrifici e in particolare per il Qorban Pessach. Per questa ragione ancora oggi “tutti noi usiamo leggere questa Parashah ogni anno nello Shabbat che precede lo Shabbat ha-Chodesh, in cui si annuncia il Rosh Chodesh Nissan, senza mai frapporre alcuna interruzione” (Sefer ha-Chinnukh, Prec. 397). In base a questa cronologia la Parah Adummah fu arsa un anno dopo l’Uscita dall’Egitto, mentre Aharon sarebbe morto solo il 1° Av del quarantesimo anno (Bemidbar 33, 38)!
Le ultime due spiegazioni possono combaciare. Dovendosi preparare El’azar a succedere il padre non solo in questa, ma in tutte le funzioni del Kohen Gadol se ne sarebbe scelta una dalla quale Aharon avrebbe receduto subito senza sentirsi messo da parte. Anzi, in questo modo lo si toglieva dall’imbarazzo di doverla svolgere in prima persona. Temere una gelosia del padre nei confronti del figlio? No. Per tutti un essere umano può provare questo odioso sentimento, fuorché per il proprio figlio e per il proprio discepolo (Sanhedrin 105b; Sforno a Bereshit 37, 11). E’ una ferrea legge di natura di cui siamo tutti consapevoli: prima o poi l’uno e l’altro sono destinati a prendere il suo posto!
Perché la tradizione talmudica insiste molto sul fatto che il padre non tenga tutto per sé, in presenza di un figlio che gli succederà? Formulo un’ipotesi. La halakhah sancisce il permesso dell’adozione: anzi, considera l’impegno a educare e mantenere figli altrui come un atto di chessed di livello altissimo. Anche questo noi impariamo dai figli di Aharon: Moshe li aveva “adottati” per istruirli e per questo viene considerato come se li avesse generati (Rashì a Bemidbar 3, 1). Ma la definizione non va presa alla lettera. Secondo la halakhah l’adozione non sostituisce la relazione naturale: se il padre adottivo è Kohen o Levì, per esempio, non trasmette il suo status al bambino, pur con tutto il bene che gli vuole. Quando i genitori adottivi muoiono il figlio recita il Qaddish come atto di gratitudine, ma senza osservare il lutto in tutti i dettagli (Resp. Yechawweh Da’at VI, 60; si veda l’articolo di R. Melekh Schachter, “Various Aspects of Adoption”, in Halacha and Contemporary Society, New York, 1984, p. 31-53; cfr. anche A. Somekh, Sheal Na, Belforte, Livorno, 2018, p. 53-56).
Parlando della successione nelle cariche, i nostri Maestri si oppongono all’istituto dell’associazione al trono com’era in voga presso gli imperatori romani: si pensi a Giulio Cesare che aveva adottato Ottaviano Augusto. Lì una finzione giuridica prende il posto di un dato di fatto biologico allo scopo di creare l’illusione di una relazione “naturale” fra genitore adottivo e figlio adottivo. La tradizione ebraica, scrive Rav Soloveitchik, è “inequivocabile su questo punto: non è dato modificare la relazione naturale. Un intervento da parte di qualsivoglia autorità giuridica terrena finirebbe per interferire con il programma originario della Divinità onnisciente” (Ish u-Beytò, Yerushalaim, 5762, p. 69). E’ per ribadire l’unicità di questo programma e il principio della continuità generazionale che si domanda al padre di condividere alcune sue funzioni con il figlio. Benché la Mishnah testimoni che la funzione della Vacca Rossa era in genere affidata al Kohen Gadol (Parah 3, 8), Maimonide stabilisce la halakhah secondo l’opinione minoritaria di R. Yehudah: la Vacca Rossa può essere eseguita da qualsiasi Kohen (Hilkhot Parah 1, 11). Per quale motivo, allora, il versetto individua proprio El’azar? “Perché in quel momento non esisteva accanto a lui altro Kohen che suo fratello minore Itamar e non era certo il caso che questi gli passasse avanti” (Nachmanide). Il Kli Yeqar ci lascia con una risposta differente, simbolica, forte: il nome El’azar allude all’aiuto Divino, indispensabile per chi vuole conseguire la Purità: “Getterò su di voi acque pure e sarete puri” (Yechezqel 36, 25)!
“Shabbat Shalom” della Scuola Rabbinica Margulies Disegni di Torino
