(da un articolo di Rav Ari Kahan)
La parashah di Wayerà descrive la decima prova di Avraham, la legatura di Yitzchaq. Gli viene ordinato di sacrificare l’erede tanto atteso. Contrariamente a quanto aveva fatto in altre occasioni, Avraham non negozia, come aveva fatto per difendere Sodoma, come se sentisse di doverlo fare.
Noi, da parte nostra, ci troviamo di fronte ad una domanda sin troppo ovvia. Perché? Tanti studiosi, ebrei e non, nei secoli hanno cercato di penetrare nei segreti di questo testo.
Kierkegaard in Timore e tremore si rapporta al gesto di Avraham come a un “salto di fede”, influenzando da allora tutti i pensatori religiosi che si sarebbero rapportati con questo episodio.
Nei testi tradizionali non si parla però di fede, ma di amore. Lo Zohar considera la legatura di Yitzchaq un atto d’amore verso D., e più in particolare di amore per la Sua giustizia.
Qual è il senso di questa sfida? L’idea di sacrificare il proprio figlio sembra aberrante per l’uomo moderno. Forse Avraham sperava in cuor proprio che Yizchaq sarebbe stato risparmiato, così come gli avvenne nella fornace di Nimrod. Ma, se ci pensiamo bene, l’idea di sacrificare i propri figli per i propri ideali non ci è tanto estranea, altrimenti non ci sarebbero guerre. Anche se è oggettivamente difficile sacrificare i propri figli, può essere considerato accettabile per difendere le proprie convinzioni.
L’aspetto che più ci turba però forse è la paradossalità del comandamento divino. La promessa divina si sarebbe realizzata per mezzo di Yitzchaq, e ora apprendiamo che non potrà essere così. Chi prenderà ora il suo posto? Se la ‘aqedah venisse realizzata, D. non si mostrerebbe affidabile.
Oltre a questioni di ordine teologico ve ne sono altre, evidenti, di natura sentimentale. Filone dice che con Yitzchaq, che portava il riso nel proprio nome, il riso sarebbe stato sradicato dal mondo. Avraham avrebbe sì proseguito nella propria missione, ma non con lo stesso slancio e la stessa luminosità di prima. La morte del figlio avrebbe segnato la morte della sua relazione con D.
La ‘aqedah modifica sensibilmente la visione che Avraham aveva della divinità. Era fermamente convinto che D. non avesse bisogni, che chiedesse agli uomini di emularLo, comportandosi l’un l’altro con amore, così come Egli aveva creato il mondo con amore.
In un’opera fondamentale, intitolata Man’s search for meaning, Viktor Frankl descrive la necessità di significato come uno dei bisogni più profondi nell’esistenza umana. D. in questo modo non stava chiedendo ad Avraham solamente di sacrificare Yitzchaq, ma di sacrificare la sua stessa esistenza. Se gli avesse chiesto di ospitare duecento viandanti Avraham avrebbe aderito con entusiasmo, perché la richiesta sarebbe stata conforme alla sua visione del mondo.
Qui D. gli sta chiedendo il contrario. Con il suo gesto Avraham avrebbe condiviso con i suoi vicini pagani l’idea che dopotutto i sacrifici umani erano giusti, e, cosa ancora più dolorosa, avrebbe ammesso di avere sbagliato circa la natura di D.
Avraham stava seriamente mettendo alla prova la sua visione della fede: aveva accusato i pagani di essersi creati delle divinità a propria immagine, e ora rischiava di subire la medesima accusa; la sua divinità amorevole non era altro che una proiezione del suo modo di essere. Una divinità più gentile, ma pur sempre una sua creazione.
Se D. avesse chiesto qualcosa in contraddizione con quanto Avraham professava, avrebbe obbedito? Sino a quel momento Avraham aveva messo a disposizione le sue predisposizioni, ma quando D. chiede di andare oltre, quale sarebbe stato l’esito? Già quando D. gli chiese di circoncidere il figlio Avraham deve avere esitato, ma questa prova sarebbe impallidita di fronte alla nuova richiesta.
La ‘aqedah è la prova che l’uomo può trascendere la propria natura. L’uomo del chesed può cimentarsi, con successo, nel din. Avraham, che era riuscito con successo a servire il D. del chesed, sarebbe riuscito a soddisfare il D. del din, del giudizio rigoroso?
Avraham riuscì in questa prova, e come dicono i Maestri, la ricompensa è commisurata al disagio che le mitzwot ci comportano. Nonostante la difficoltà della richiesta, in tale occasione Avraham superò brillantemente la prova. Ma vi è un altro elemento interessante nella storia, che non possiamo approfondire, di come Yitzchaq, l’uomo del din, del giudizio rigoroso sia potuto diventare, per mezzo della ‘aqedah, l’uomo del chesed. La ‘aqedah ci avrebbe restituito due uomini diversi, evidentemente turbati, ma molto più completi nella loro esperienza religiosa.
