“Io infatti l’ho scelto (Abramo), perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell’Eterno, mettendo in pratica la giustizia e l’equità, perché l’Eterno possa compiere per Abrahamo ciò che gli ha promesso” (Genesi 18:19). Sabato leggeremo la storia di Lot, il nipote di Abramo che abitava alle porte di Sodoma. Quella città era abitata da gente molto malvagia che il Signore condannò all’annientamento. Dio salvò Lot mandando due angeli a portare fuori dalla città lui, sua moglie e le sue due figlie nubili. Le altre figlie e i loro mariti, risero di lui quando disse loro che la città stava per essere distrutta. Rimasero in città e perirono insieme agli altri.
Per capire di più su Lot e su chi fosse, diamo un breve sguardo alla sua storia con suo zio Abramo.
La scorsa settimana, abbiamo letto che quando Abramo si trasferì da Charan in terra di Canaan, su invito divino, Lot andò con lui (ittò/אתו). In seguito, furono costretti a trasferirsi temporaneamente in Egitto per sfuggire alla carestia e li divennero molto ricchi. La Torah poi sottolinea che Abramo tornò in terra di Canaan e Lot era con lui (immò/עמו). Successivamente, leggiamo che non c’era abbastanza pascolo per il bestiame di entrambi e la Torah dice di Lot era con Abramo (et/את). Questi versi ci descrivono situazioni diverse e la Torah usa parole diverse (itto-immo-et) per indicare Lot e i suoi modi di essere “con” Abramo”.
Per capire il perché la Torah usa termini diversi che grammaticalmente avrebbero lo stesso significato, proviamo ad immaginare la differenza che c’è tra due amici o parenti e tra due persone che non si sono mai incontrate e non hanno assolutamente nulla a che fare l’una con l’altra. Se dovessero decidere di andare in treno in città, i due amici/parenti si incontreranno alla stazione, prenderanno il treno insieme, parleranno tra loro durante il viaggio e saranno contenti di condividerlo insieme. Le due persone che non si sono mai incontrate e non hanno assolutamente nulla a che fare l’una con l’altra, invece, sul treno si troveranno pure sedute l’una accanto all’altra, ognuno immerso nel suo percorso, ignari l’uno dall’esistenza dell’altro. In entrambi i casi, le due coppie viaggiano “insieme” in treno, ma si tratta di tipi di “insieme” molto diversi.
Secondo il linguaggio della Torah, la parola “im/עם/con” descrive il primo tipo di “insieme”, in cui le persone non sono insieme incidentalmente, ma sono realmente connesse nella condivisione totale di un percorso. La parola “et/את” o “itto/אתו”, descrive il secondo tipo di “insieme”. Due persone che si trovano insieme nello stesso posto, percorrono la stessa strada ma uno ignora l’esistenza dell’altro. Sono fisicamente “insieme”, ma quel loro stare insieme è incidentale.
Quando Abramo partì per la prima volta dalla sua patria, senza sapere dove stava andando confidando nelle promesse di Dio, “wayelekh itto Lot/Lot andò con lui”, Lot si unì a lui solo perché non aveva nessun altro, poiché suo padre era morto. Non era entusiasta di stare con suo zio, di partire per un futuro incerto, ma si unì lo stesso. Quando, però, divennero ricchi in Egitto, “weLot immo/e Lot era con lui”, Lot era pienamente con lui, eccitato e felice della fortuna di cui godeva come risultato dell’essere con Abramo. In seguito, quando ebbero problemi a trovare un pascolo adatto per sostenere i greggi di entrambi, “wegam Lelot haolekh et Avram/e anche Lot procedeva con Abramo”, Lot fu di nuovo meno entusiasta di stare con Abramo. Il nipote lasciò lo zio e andò ad abitare a Sodoma e la Torah definisce questa separazione con l’espressione “ippared Lot meimmo/Lot si separò da lui”, Lot non era più pienamente con Abramo, nel senso che la sua identità non era più pienamente collegata a quella di Abramo.
Se riflettiamo sulla distinzione tra Abramo e Lot, possiamo riconoscere due tipi religiosità ebraica: una incondizionata e una condizionata. Gli ebrei incondizionati sono quelli che sempre rimangono fedeli a Dio e alle mitzwot, qualunque cosa accada. Sono devoti alla Torah in tempi positivi e in tempi negativi. Osservano tutte le mitzwot, quelle che capiscono e quelle che non capiscono; seguono la halachah quando è conveniente e quando non lo è. L’ebreo condizionato, al contrario, subordina il suo impegno. È fedele alle mitzwot solo quando capisce o solo quando gli conviene, quando rientrano nel suo programma, o quando l’osservanza non interferisce troppo con le altre cose che vuole fare o ha in programma di fare. Abramo rappresenta l’ebreo incondizionato e Lot quello condizionato. Lot ci certo non era una persona cattiva, ma la sua fedeltà ad Abramo e ai suoi valori era condizionata. Finché le cose andavano bene, era legato e connesso alla fede e ai valori di Abramo, Lot era veramente “im/עם/con” Abramo. Ma quando le cose si sono fatte difficili, Lot fece scelte diverse e molto lontane da quei valori cui, per poco, aveva aderito.
Ecco perché questa settimana leggiamo che Dio ha scelto Abramo per una missione speciale: “perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell’Eterno”.
Dio ha scelto Abramo perché in lui c’era la capacità di trasmettere i suoi insegnamenti alla sua discendenza; la sua progenie, attraverso il suo esempio, avrebbe abbracciato la sua fede e i suoi valori. Lot, non essendo stato capace di essere “im/עם/con” Abramo, non acquisì la stessa capacità.
Le figlie sposate e i loro mariti, si fecero beffe di Lot e dei suoi avvertimenti su ciò che sarebbe accaduto a Sodoma. La moglie non ascoltò l’ammonimento di non voltarsi indietro verso Sodoma e per questo fu trasformata in una statua di sale. Le due figlie rimaste, commisero il grave peccato di giacere con lui.
La Torah ci insegna questa settimana che se saremo come Lot, impegnati con Dio e la Sua Torah solo alle nostre condizioni, avremo meno possibilità di crescere figli impegnati nel seguire e apprezzare i valori della Torah. Se invece saremo coerenti come Abramo, rimanendo devoti alle mitzwot anche quando questo non è conveniente, anche quando non le comprendiamo appieno, avremo maggiori possibilità di ispirare i nostri figli a fare lo stesso. Se faremo vedere la nostra passione e il nostro impegno senza compromessi, se mostreremo loro la nostra coerenza, il fatto di non porre condizioni e di non scendere a compromessi, allora sarà più probabile che i nostri figli seguano il nostro esempio e si dedicheranno con orgoglio e fermezza alla Torah e alle mitzwot, Shabbat Shalom.
