(da un articolo di Rav Kahan)
Nascono due gemelli, ma sebbene siano nati dagli stessi genitori, risultano sensibilmente diversi. Alcune differenze vengono riportate esplicitamente, ma le loro somiglianze potrebbero essere celate.
Non abbiamo una descrizione fisica di Ya’qov. Aveva anche lui i capelli rossi? Dal seguito della storia sappiamo che non era peloso quanto il fratello, ma leggendo i versi rimaniamo colpiti da una mancanza di simmetria.
Quando i gemelli crescono l’asimmetria cresce con loro: ‘Esav era un uomo di caccia, mentre Ya’qov viene definito non un uomo delle tende, come ci saremmo aspettati, ma yoshev ohalim, uno che risiedeva nelle tende.
Il contrasto si manifesta anche nell’amore dei genitori, Ytzchaq amava ‘Esav per una ragione apparentemente utilitaristica, l’amore di Rivqah nei confronti di Ya’qov sembrava invece essere slegato da qualsiasi motivazione razionale. E’ possibile credere che Ytzchaq fosse influenzato dall’abilità di ‘Esav nella caccia. Rashì, come è noto, spiega che ‘Esav aveva l’abilità di cacciare con le parole. Ytzchaq rimase colpito dalle domande di ‘Esav, che davano l’impressione che avesse una natura portata verso la ricerca spirituale e halakhica.
Gli ingannatori non sono tutti uguali. Ne esistono due tipi, quello che ha una accurata percezione di sé e cela la propria identità agli altri, e quello che inganna non solo gli altri, ma anche se stesso. A quale categoria appartiene ‘Esav?
Il Midrash ne fornisce un ritratto molto particolareggiato. L’episodio della sua bizzarra morte e della sua sepoltura sono molto significativi. Come è risaputo, Ya’aqov chiese di non essere sepolto in Egitto, e i suoi figli lo riportarono in terra d’Israele, nella grotta di Makhpelah, dove erano sepolti Avraham, Sarah, Ytzchaq, Rivqah e Leah. ‘Esav però si oppose alla sepoltura, perché riteneva che la grotta, in quanto primogenito, appartenesse a lui. Iniziò una disputa legale, si iniziò a cercare l’atto di proprietà, sino a quando Chushim figlio di Dan, staccò la testa di ‘Esav con un fendente. La testa atterrò in seno ad Ytzchaq, che riabbracciò così il suo amato figlio. La testa di ‘Esav trovò posto nella grotta, ma non le sue mani.
Questo sembrerebbe mostrarci che ‘Esav era convinto delle sue parole, ma fallì miseramente nella loro attuazione. Come spesso avviene, era un uomo incapace di vivere secondo i propri ideali. Quando faceva domande sulla decima del sale era sincero, Ytzchaq avrebbe individuato la sua insincerità. Tuttavia, se proprio dobbiamo trovare l’inganno nella storia, questo non è perpetrato da ‘Esav, ma da Ya’qov.
Il dialogo fra Ytzchaq e Ya’qov, travestito da ‘Esav, mostra degli aspetti poco chiari. Quando Ya’qov parla, finge di essere ‘Esav o meno? E perché Ytzchaq sospetta che si tratti di Ya’qov? Secondo Rashì il contenuto delle sue parole gli fa pensare così: attribuire a D. la velocità nel reperimento della preda era un ragionamento più caratteristico di Ya’qov; Ramban sottolinea che, in quanto gemelli, le loro voci dovevano essere simili. Ma, se Ytzchaq nutriva qualche dubbio, perché non fermarsi in cerca di ulteriori segnali?
Forse, per capire la questione, dobbiamo concentrarci ulteriormente sulle mani di Ya’qov. La prima volta che lo incontriamo, ben prima di sentire la sua voce, ci imbattiamo nelle sue mani, mentre impugna il tallone di ‘Esav. E quando incontrerà quella misteriosa creatura, che rappresenta spiritualmente ‘Esav, non userà la voce, ma le mani, quando sarà invece quella creatura a sottrarsi allo scontro perché era giunto il momento di usare la propria voce pregando. Il paradigma qui è rovesciato, le mani di Ya’qov e la voce di ‘Esav.
Noi spesso ci rapportiamo alla voce e alle mani con una chiarezza cristallina, perché le abbiamo trasformate in categorie teologiche, ma per la Torah non è così semplice: a volte Ya’aqov usa le mani e ‘Esav mostra di avere un potenziale spirituale che si esprime per mezzo della sua voce. Cosa rappresentano le mani e la voce? Alcuni aspetti sono evidenti. Le mani sono esterne, la voce arriva dall’interno. Le mani sono un simbolo di forza, e sono un elemento terreno che condividiamo con gli animali. La voce rappresenta mondi superiori, è un elemento distintivo dell’uomo.
Che Ya’aqov sia legato alla voce non deve sorprenderci, così come non dovremmo stupirci che le mani siano il regno di ‘Esav. Sin dall’inizio ‘Esav sembra essere proiettato verso l’esterno. In un oscuro midrash i chakhamim paragonano ‘Esav al maiale. Esteriormente sembra essere un animale kasher, perché ha lo zoccolo spaccato. Interiormente però non lo è. Solo quando è con Ya’qov ‘Esav mostra la sua vera natura.
Nell’episodio della vendita della primogenitura ‘Esav dice a Ya’aqov di versare il cibo nella sua bocca. Rashì nota che il termine usato è quello che descrive l’alimentazione del cammello. Anche il cammello non è kasher, ma per motivi opposti rispetto al maiale. Esternamente non sembra essere kasher, ma internamente lo è. L’autodefinizione di ‘Esav risponde ad una bontà interna che non corrisponde ad un comportamento corretto.
Anche se è noto come ‘Esav sia identificato con la Romanità e poi con il Cristianesimo, nella tradizione rabbinica ‘Esav è visto come un ebreo, peccatore, ribelle, ma sempre ebreo. Una persona nata nelle migliori famiglie, che ha fatto le sue scelte, e ha imboccato un’altra strada.
I mistici creano un parallelo con un’altra anima, che ha affrontato il percorso inverso, arrivando da un passato modestissimo alla leadership spirituale, R. Aqivà, che non aveva il merito dei padri, in quanto lui o suo padre si erano convertiti all’ebraismo. L’Arì dice che la voce di ‘Esav che Ytzchaq udì fu quella di ‘Aqivà, il cui nome è una variante di Ya’qov. C’è una voce di ‘Esav che vuole emergere. Come Ya’qov, Aqivà è poverissimo, e sposa una donna di nome Rachel. Rachel viene diseredata. La ghemarà narra una storia tenerissima. Erano talmente tanto poveri che avevano solo la paglia su cui dormivano. Aqivà dice alla moglie che un giorno le avrebbe comprato un letto bellissimo, quando bussa un povero, che dice di aver bisogno di paglia per la moglie che aveva appena partorito. Aqivà e Rachel danno il loro unico possesso, fanno tzedaqah. Danno la decima dalla paglia, ricordando da vicino la domanda di ‘Esav sulla decima del sale.
Perché ‘Esav non vuole la primogenitura? Non era disposto ad accettare il destino del popolo ebraico, sapeva che non sarebbe stato in grado di affrontare la sottomissione e la schiavitù. I discendenti di ‘Esav non erano soddisfatti della scelta. La guerra di ‘Amaleq, che discende da ‘Esav, è un modo per consumare la propria vendetta.
Ma ciò che è singolare è il fatto che durante la battaglia Mosheh preghi con le mani. Quando le mani e la voce sono unite è possibile avere la meglio su ‘Esav. ‘Esav non è in grado di affrontare un percorso di crescita che preveda schiavitù e sofferenza. Questa è la differenza fondamentale fra Ya’qov ed ‘Esav.
L’ultimo elemento che lega le mani alla preghiera è la birkat kohanim, quando le mani sono sollevate in segno di pace, e non in guerra. Ironia della sorte, il valore numerico di ‘Esav è lo stesso di Shalom, 376.
‘Esav è in grado di usare correttamente la sua testa, e ottiene l’accesso alla grotta di Makhpelah, ma per le sue mani non c’è nulla da fare. Non è in grado di unire il suo discorso e le sue azioni.
