“Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Quando entrerete nel paese che io vi do e ne mieterete la messe, porterete al sacerdote un Omer, come primizia del vostro raccolto…Non mangerete pane né grano arrostito né spighe fresche, fino a questo stesso giorno, fino a che non abbiate portato l’offerta del vostro Dio. È una legge perpetua per tutte le vostre generazioni, in tutti i luoghi dove abiterete” (Levitico 23:10 e 14).
“Dall’indomani del giorno festivo, dal giorno che avrete portato l’Omer dell’offerta agitata, conterete sette settimane intere. Conterete cinquanta giorni fino all’indomani del settimo sabato, e offrirete all’Eterno una nuova offerta farinacea” (Levitico 23:15 e 16).
La Torah presenta questa settimana il comandamento del “Korban Haomer”, un’offerta speciale che veniva portata il 16 di Nissan, il secondo giorno di Pesach. Questa offerta prevedeva la presentazione di un “Omer” di orzo del nuovo raccolto, il primo dei prodotti cereali primaverili coltivati. Senza questa offerta, non si poteva prendere il raccolto della stagione.
Cosa molto singolare è che a questa offerta, viene dato il nome della misura e non dell’oggetto dell’offerta. La Torah, inoltre, comanda di contare quarantanove giorni dal giorno in cui viene portata questa offerta, un precetto meglio conosciuto come “Sefirat Haomer/il conteggio dell’Omer”.
Ci sono diverse domande che dobbiamo porci: perché la parola “Omer” è così preminente nel contesto di questo precetto? Perché questa unità di misura dovrebbe essere così significativa tanto da diventare il nome del sacrificio? In tutta la Torah, normalmente si usa il termine “Isaron/un decimo” in riferimento al quantitativo delle offerte farinacee. Perché – nel caso del Korban Haomer – non si usa il termine Isaron/un decimo ma sempre la parola Omer? (che, come definito dalla Torah, equivale a un “decimo di Efa”). E ancora, perché ci riferiamo al conteggio notturno di questi 49 giorni come la “Sefirat Haomer”? E perché l’Omer dell’orzo – offerto il 16 di Nissan – è il punto di partenza di questo conteggio tra Pesach a Shavuot?
Per la risposta a tutte queste domande ci aiuta Rav Yosef Salant (Gerusalemme, 1885-1981), nel suo commento alla Torah intitolato “Beer Yosef”. Nello Zohar, riguardo all’offerta dell’Omer, si traccia un collegamento tra l’offerta del “Korban Haomer” e la prima volta che la parola “Omer” appare nella Torah.
Nel libro dell’Esodo (16:16) è scritto che un Omer di manna, il cibo celeste con cui il Signore nutrì i figli d’Israele nel deserto, veniva fornito ogni giorno a ciascun membro del popolo ebraico. Lo Zohar afferma che Dio avrebbe comandato ai figli d’Israele di offrire un Omer di orzo, come un modo di restituzione dell’Omer di manna ricevuto nel deserto.
Lo scopo di questa offerta, allora, non sarebbe altro che ricordare ed esprimere gratitudine per la manna che i nostri antenati ricevettero per quarant’anni nel deserto.
Rav Salant spiega che durante gli anni di viaggio nel deserto, i figli d’Israele vissero un’esistenza soprannaturale, sostenuta miracolosamente da Dio. Per il popolo d’Israele era perfettamente chiaro che il loro sostentamento dipendeva esclusivamente dalla grazia e dalla benevolenza di Dio.
Le cose cambiano quando i figli d’Israele entrarono nella Terra d’Israele: la manna smise di cadere e loro dovettero coltivare la terra per produrre cibo e sostenersi. Questo cambiamento, il produrre il cibo da soli invece di riceverlo dal cielo, potrebbe far perdere di vista il fatto che è sempre il Signore a fornire il sostentamento. Si potrebbe arrivare a pensare che il successo personale, dipenda esclusivamente dal proprio duro lavoro. Questa convinzione, potrebbe portare una persona a concentrare il proprio tempo e le proprie energie esclusivamente sul lavoro materiale. Di conseguenza, si trascurerebbe la spiritualità, lo studio della Torah e l’osservanza delle mitzwot pensando, erroneamente, che solo il loro duro lavoro determini il successo dei nostri sforzi e che non c’è bisogno di dedicare tempo per il Signore, per la Torah e per le mitzwot.
Pertanto, spiega Rav Salant, la Torah comanda che nessun cereale nuovo possa essere mangiato prima che un Omer di orzo nuovo – che simboleggia la manna – venga offerto sull’altare.
Proprio come ogni mattina un Omer di manna scendeva dai cieli sulla terra, i figli d’Israele offrono il primo Omer del cibo prodotto dalla terra al Signore. Questo rito, esprime la consapevolezza del fatto che anche il cibo che producono gli uomini con il loro duro lavoro, è come la manna, poiché, proprio come la manna, proviene dal cielo come benedizione di Dio. Anche quando lavoriamo duramente e ci affatichiamo per guadagnarci da vivere, dobbiamo riconoscere e credere fermamente che il sostentamento che riceviamo, il nostro reddito, tutto ciò che abbiamo, è una benedizione concessa dal Signore.
Eseguire la “Sefirat Haomer/il conteggio dell’omer” ogni sera dalla seconda sera di Pesach fino alla vigilia di Shavuot, ci ricorda l’offerta dell’Omer in quanto simbolo del principio che tutto ciò che abbiamo è una “manna” che Dio ci manda dal cielo.
Questo è il modo corretto per prepararci alla festa di Shavuot, quando celebreremo il dono della Torah. Per quarantanove giorni, ci viene ricordato che è il Signore che ci invia i mezzi di sostentamento e questo ci assicura che possiamo e dobbiamo sottrarre tempo alle nostre attività materiali per il bene dell’apprendimento della Torah.
Poiché in definitiva è l’Onnipotente, e non i nostri sforzi, a procurarci tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Dedicare, e organizzare, del tempo ogni giorno al servizio di Dio e allo studio della Sua Torah, non ci porterà ad una perdita materiale, anzi, ci farà guadagneremo moltissimo di più.
Un grande insegnamento questo, per rinnovare il nostro impegno per trovare il necessario equilibrio tra il mondo materiale nel quale dobbiamo operare per garantirci un degno sostentamento e quello spirituale, nel quel rafforzare la nostra fiducia nel Signore che ci concede tutti i nostri bisogni, oggi come mai così urgenti, Shabbat Shalom.
Questo Devar Torah lo dedico leylluy nishmat haRav Efraim Enzo Di Castro z.l.
Tehy nafsho tzerurah bitzror hachayym.
