Mathilda Heller – Jerusalem Post 6.5.2026
I due uomini comparirà davanti al Giudici delle indagini preliminari il 18 giugno, a porte chiuse. Il giudice deciderà quindi se rinviare il caso al tribunale penale.
La Procura pubblica di Anversa ha incriminato due mohalim (professionisti che eseguono la circoncisione) per lesioni personali premeditate a danno di minori, ha confermato l’ufficio al Jerusalem Post mercoledì. In una dichiarazione al Post, la Procura ha affermato di aver completato l’indagine giudiziaria sulle presunte circoncisioni illegali e di poter confermare che vi sono «prove sufficienti per richiedere il rinvio del caso al tribunale penale per due uomini».
«I fatti sono stati classificati come aggressione intenzionale o lesioni personali premeditate a danno di minori, nonché esercizio abusivo della professione medica.»
I due uomini compariranno davanti al giudice il 18 giugno, a porte chiuse. I giudice deciderà quindi se rinviare il caso al tribunale penale.
Questo caso altamente controverso è iniziato un anno fa, quando le autorità belghe hanno perquisito diversi siti, tra cui due nel quartiere ebraico di Anversa, all’avvio di un’indagine sulle circoncisioni illegali.
Le perquisizioni di Anversa sono scaturite da una denuncia presentata da un membro della comunità ebraica di nome Moshe Friedman, che ha sporto querela contro sei mohalim che praticano la metzitzah bape, un’usanza in cui il circoncisore deterge la ferita della circoncisione mediante suzione attraverso un cannuccia.
L’inchiesta che ne è seguita ha suscitato indignazione di massa da parte della comunità ebraica, che sostiene che il proprio stile di vita sia minacciato, nonché da parte di diplomatici israeliani e americani.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha dichiarato mercoledì che «con quest’atto il Belgio si aggiunge a un elenco breve e vergognoso — accanto all’Irlanda — di paesi che utilizzano il diritto penale per perseguitare gli ebrei che osservano l’ebraismo».
«Questo è un marchio d’infamia per il Belgio. Il patto della circoncisione è una pietra angolare della fede ebraica.»
Ha aggiunto che molti paesi in Europa e nel mondo hanno creato quadri giuridici per agevolare la circoncisione e la libertà religiosa ebraica nei propri ordinamenti, esortando il Belgio a fare altrettanto.
Uno dei critici più accesi è l’ambasciatore americano in Belgio Bill White, che ha scritto su Twitter mercoledì: «Questa è una vergogna che macchia il Belgio».
«Il procedimento penale contro questi ministri del culto (i mohel), uno dei quali è cittadino americano, è sbagliato e non sarà tollerato. L’amministrazione Trump condanna questa azione giudiziaria e condanna altresì l’inerzia politica del governo belga nel trovare una soluzione con le belle comunità ebraiche presenti in Belgio», ha scritto.
White ha esortato il governo belga a lavorare immediatamente con i leader e le comunità ebraiche per trovare una soluzione.
Il vicepremier Maxime Prévot ha risposto prontamente, invitando White a «usare maggiore moderazione» e a considerare il proprio ruolo «nel giusto contesto». I due si erano già scontrati pubblicamente nel febbraio di quest’anno.
«È inappropriato criticare pubblicamente un paese e infangarne l’immagine semplicemente perché non si è d’accordo con un procedimento giudiziario», ha proseguito Prévot. «Gliel’ho già detto. Riterrebbe accettabile che il nostro ambasciatore a Washington facesse altrettanto?»
«Ricordo che i procedimenti in questione sono stati avviati da rappresentanti della stessa comunità ebraica. Presentarli come la volontà di un paese di minare la libertà religiosa degli ebrei è diffamatorio. Questa libertà non è mai stata messa in discussione e non lo sarà mai nel nostro paese. La nostra Costituzione la tutela.»
Alcuni membri della comunità ebraica di Anversa hanno tuttavia dichiarato al Post che i procedimenti non sono stati avviati da loro, e che Friedman non rappresenta la comunità nel suo insieme.
«Il signor Friedman non rappresenta la comunità ebraica di Anversa né quella del Belgio», ha dichiarato al Post Ralph Pais, vicepresidente del Centro belga di informazione e documentazione ebraica (JID) e del Forum delle organizzazioni ebraiche (FJO). «Non è affiliato ad alcuna istituzione ebraica riconosciuta, né a nessuna sinagoga o organismo comunitario. Non partecipa alla vita comunitaria e le sue posizioni sono ampiamente rifiutate.»
Pais ha sottolineato come sia problematico che le autorità si affidino a individui marginali per caratterizzare un’intera minoranza religiosa.
«Quando i responsabili politici si rivolgono a elementi periferici anziché alla dirigenza comunitaria riconosciuta, ne derivano distorsioni e tensioni inutili. La comunità ebraica belga è organizzata, responsabile e pienamente disponibile al dialogo. Non chiediamo privilegi; chiediamo chiarezza e il rispetto che meritiamo.»
Pais teme che la situazione possa degenerare in un divieto generalizzato della circoncisione.
«Se non ci sarà più permesso di praticare la brit milah [la circoncisione], la vita ebraica in Belgio è finita; è finita, perché è una delle condizioni imprescindibili.»
