“E i servitori di Faraone gli dissero: Fino a quando quest’uomo ci sarà come un laccio? Lascia andare questa gente e che serva l’Eterno, Dio suo! Non sai tu che l’Egitto è rovinato?” (Esodo 10:7). Queste sono le parole dei servitori del Faraone dopo l’avvertimento di Mosè sull’ottava piaga, quella delle locuste, che avrebbe devastato il paese consumando tutto ciò che era rimasto dopo la grandine. Il Faraone richiamò Mosè e Aronne per dare la sua disponibilità a lasciarli partire per servire Dio come avevano richiesto. Ma quando Mosè e Aronne dissero che l’intera nazione – uomini, donne e bambini – doveva partire, il Faraone si rifiutò e li cacciò con rabbia dal palazzo. Subito dopo arrivò la piaga delle locuste.
Si pone ora la questione del perché i consiglieri del Faraone rimasero in silenzio davanti a questo nuovo rifiuto. Perché non hanno ribadito al Faraone le loro preoccupazioni per il futuro del paese se avesse continuato a sfidare la volontà di Dio?
L’ Or HaChayym (Rabbì Chayym ibn Attar, 1696-1743) offre una spiegazione partendo da una domanda più generale: cosa pensava il Faraone durante le calamità delle piaghe che si abbatteva sull’Egitto?
È difficilmente concepibile, scrive l’Or HaChayym, che il Faraone fosse soltanto uno sciocco, che agisse senza alcuna ragione o buon senso. Ci deve essere stato un qualche motivo per cui ha continuamente rifiutato l’avvertimento di Dio di lasciare andare gli ebrei, anche dopo aver visto le prodigiose piaghe che hanno devastato il suo paese.
L’ Or HaChayym osserva che, in effetti, Dio aveva mandato Mosè e Aronne a chiedere al Faraone di permettere agli ebrei un’escursione nel deserto, di soli tre giorni, per prestarGli culto (Esodo 3:18). Riguardo a questa strana richiesta, il Faraone considerò due possibili spiegazioni: 1. che questa era davvero la volontà di Dio, che il suo popolo viaggiasse per tre giorni nel deserto, offrisse sacrifici e poi tornasse in Egitto; 2. che la richiesta di un permesso provvisorio, non era affatto divina e che fosse solo una invenzione per avere la scusa di partire per non tornare mai più. In ogni caso, ragionò il Faraone, questo Dio degli ebrei, o non esiste o doveva avere un potere limitato. Dopo tutto, se Egli fosse veramente un essere divino onnipotente, non dovrebbe aver bisogno di ricorrere a questo stratagemma per liberare il Suo popolo dalla schiavitù.
L’Or HaChayym spiega che il Faraone si convinse della seconda possibilità, che l’idea di un viaggio di tre giorni nel deserto fosse semplicemente una scusa e ciò dimostrava che il Dio degli ebrei non era affatto onnipotente e che, quindi, poteva essere sconfitto.
Questo sarebbe il motivo che sta alla base del comportamento ostinato del Faraone, ma dopo sette piaghe, i servitori del Faraone lo supplicarono di riconsiderare le sue convinzioni.
Cercarono di spiegare al Faraone che le piaghe sono volute dal Dio degli ebrei che è onnipotente, illimitato e che potrebbe distruggere tutto l’Egitto. Dissero inoltre al Faraone che quel Dio, non stava cercando di ingannarlo e che intendeva veramente che gli ebrei viaggiassero per tre giorni nel deserto per offrire sacrifici.
Davanti a queste affermazioni, il Faraone diede il benestare per questo viaggio nel deserto ma, quando Mosè e Aronne dissero che tutti dovevano andare, anche i bambini, ritirò il suo consenso.
Il Faraone pensò che i bambini non avevano motivo di partecipare a dei riti religiosi e che quella richiesta rivelasse che il viaggio nel deserto era un inganno, che il Dio degli ebrei era limitato e contrastabile.
Per questo motivo, spiega l’Or HaChayym, i consiglieri del Faraone stavolta rimasero in silenzio. Nonostante avessero preso la giusta direzione, il rinnovo della convinzione del Faraone li portò di nuovo a concedere al Faraone il loro sostegno, pagandone anche loro le conseguenze.
In questo contesto, possiamo dedurre il principio di quanto sia importante nella vita saper scegliere chi servire e a chi affidarsi, Shabbat Shalom!” (Esodo 10:7). Queste sono le parole dei servitori del Faraone dopo l’avvertimento di Mosè sull’ottava piaga, quella delle locuste, che avrebbe devastato il paese consumando tutto ciò che era rimasto dopo la grandine. Il Faraone richiamò Mosè e Aronne per dare la sua disponibilità a lasciarli partire per servire Dio come avevano richiesto. Ma quando Mosè e Aronne dissero che l’intera nazione – uomini, donne e bambini – doveva partire, il Faraone si rifiutò e li cacciò con rabbia dal palazzo. Subito dopo arrivò la piaga delle locuste.
Si pone ora la questione del perché i consiglieri del Faraone rimasero in silenzio davanti a questo nuovo rifiuto. Perché non hanno ribadito al Faraone le loro preoccupazioni per il futuro del paese se avesse continuato a sfidare la volontà di Dio?
L’ Or HaChayym (Rabbì Chayym ibn Attar, 1696-1743) offre una spiegazione partendo da una domanda più generale: cosa pensava il Faraone durante le calamità delle piaghe che si abbatteva sull’Egitto?
È difficilmente concepibile, scrive l’Or HaChayym, che il Faraone fosse soltanto uno sciocco, che agisse senza alcuna ragione o buon senso. Ci deve essere stato un qualche motivo per cui ha continuamente rifiutato l’avvertimento di Dio di lasciare andare gli ebrei, anche dopo aver visto le prodigiose piaghe che hanno devastato il suo paese.
L’ Or HaChayym osserva che, in effetti, Dio aveva mandato Mosè e Aronne a chiedere al Faraone di permettere agli ebrei un’escursione nel deserto, di soli tre giorni, per prestarGli culto (Esodo 3:18). Riguardo a questa strana richiesta, il Faraone considerò due possibili spiegazioni: 1. che questa era davvero la volontà di Dio, che il suo popolo viaggiasse per tre giorni nel deserto, offrisse sacrifici e poi tornasse in Egitto; 2. che la richiesta di un permesso provvisorio, non era affatto divina e che fosse solo una invenzione per avere la scusa di partire per non tornare mai più. In ogni caso, ragionò il Faraone, questo Dio degli ebrei, o non esiste o doveva avere un potere limitato. Dopo tutto, se Egli fosse veramente un essere divino onnipotente, non dovrebbe aver bisogno di ricorrere a questo stratagemma per liberare il Suo popolo dalla schiavitù.
L’Or HaChayym spiega che il Faraone si convinse della seconda possibilità, che l’idea di un viaggio di tre giorni nel deserto fosse semplicemente una scusa e ciò dimostrava che il Dio degli ebrei non era affatto onnipotente e che, quindi, poteva essere sconfitto.
Questo sarebbe il motivo che sta alla base del comportamento ostinato del Faraone, ma dopo sette piaghe, i servitori del Faraone lo supplicarono di riconsiderare le sue convinzioni.
Cercarono di spiegare al Faraone che le piaghe sono volute dal Dio degli ebrei che è onnipotente, illimitato e che potrebbe distruggere tutto l’Egitto. Dissero inoltre al Faraone che quel Dio, non stava cercando di ingannarlo e che intendeva veramente che gli ebrei viaggiassero per tre giorni nel deserto per offrire sacrifici.
Davanti a queste affermazioni, il Faraone diede il benestare per questo viaggio nel deserto ma, quando Mosè e Aronne dissero che tutti dovevano andare, anche i bambini, ritirò il suo consenso.
Il Faraone pensò che i bambini non avevano motivo di partecipare a dei riti religiosi e che quella richiesta rivelasse che il viaggio nel deserto era un inganno, che il Dio degli ebrei era limitato e contrastabile.
Per questo motivo, spiega l’Or HaChayym, i consiglieri del Faraone stavolta rimasero in silenzio. Nonostante avessero preso la giusta direzione, il rinnovo della convinzione del Faraone li portò di nuovo a concedere al Faraone il loro sostegno, pagandone anche loro le conseguenze.
In questo contesto, possiamo dedurre il principio di quanto sia importante nella vita saper scegliere chi servire e a chi affidarsi, Shabbat Shalom!
