Mishnat haShavua’
Nella parashà di Bò (Es. 12, 9) la Torà stabilisce, riguardo al qorban Pesach “non lo si mangerà semicrudo o allessato nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco, intiero, la testa, con le gambe e le interiora”. L’arrostitura della carne è un elemento costitutivo e imprescindibile nella mitzwà del qorban Pesach. Vi è sicuramente un aspetto legato alla rapidità di preparazione e consumo del sacrificio, così come riporta nel suo commento al v. 11 Ibn Ezrà. Il Chizquni nel suo commento alla Torà (Es. 12,8) spiega che la centralità di questa modalità di preparazione della carne è dovuta alla propagazione del suo odore, dal momento che gli egiziani dovevano avere la piena consapevolezza del fatto che gli ebrei stessero arrostendo animali sacri per loro. Da’at Zeqenim (v. 9) scrive che deve essere assolutamente evidente quale sia l’animale. L’arrostitura deve essere completa, perché ci sarebbe potuta essere la tentazione di arrostirlo solo parzialmente per paura degli egiziani; non lo si può nascondere bollendolo in pentola, né tagliarne la testa e le membra per nasconderne la natura.
R. Bechayè (Es. 12,8) riporta un midrash secondo cui l’uso del fuoco rimanda ad Avraham avinu, che era stato salvato dal fuoco. Il legame con Avraham è peraltro testimoniato dal Midrash (Shemot Rabbà 19,5) che collega il divieto per gli incirconcisi di mangiare il qorban Pesach con Avraham: chi non ha il “sigillo di Avraham” (la milà) non ne assaggi.
La mishnà nella prima parte del VII capitolo del trattato Pesachim riporta alcune halakhot sull’arrostitura del qorban Pesach. Dal verso della Torà sopra riportato si impara che il qorban Pesach deve risultare arrostito dal fuoco e non da un’altra cosa o cotto. Per questo la Mishnà insegna che veniva utilizzato uno spiedo di legno di melograno. La mishnà successivamente spiegherà che non si usa uno spiedo di metallo, poiché la parte dello spiedo in contatto con il fuoco trasmetterebbe calore al resto dello spiedo (cham miqzatò cham kullò) e il qorban Pesach verrebbe arrostito non per via del fuoco, ma per via dello spiedo. La scelta del legno del melograno è dovuta alle caratteristiche di questo legno. Difatti gli altri tipi di legno, sebbene siano esternamente asciutti, quando riscaldati o infilzati nella carne rilasciano del liquido, e la carne del sacrificio verrebbe pertanto parzialmente cotta per mezzo del liquido. Il legno del melograno invece quando è asciutto esternamente lo è anche internamente.
La mishnà riporta dei particolari rispetto all’arrostitura: lo spiedo infatti viene messo nella bocca dell’animale, per uscire dall’altra parte, e secondo R. Yosè ha-Ghelilì le interiora dell’animale vengono poste all’interno dell’animale. L’estrazione delle interiora non è considerata come la rottura delle ossa del sacrificio, proibita della Torà, perché sono coinvolti solo dei nervi, cosa che non rappresenta un problema. R. Aqiva non è d’accordo perché in questo modo le interiora cuocerebbero nell’animale come se fossero in una pentola. Per questo le interiore vengono appese esternamente all’animale, infilzandole vicino alla testa. La regola finale segue l’opinione di R. Aqivà.
Secondo la ghemarà il testo della seconda mishnà deve essere modificato. Infatti la mishnà prevede che oltre ad uno spiedo metallico sia vietato arrostire il qorban Pesach su una placca. La ghemarà spiega però che se la placca è forata e non è in contatto diretto con il sacrificio, e il fuoco passa pertanto attraverso i fori, l’arrostitura è valida. Per avvalorare questa visione la mishnà riporta un episodio relativo a Tabi , il servo di R. Gamliel, che compare anche ad esempio in una Mishnà nel trattato di Berakhot.
Secondo il Talmud Yerushalmì R. Gamliel è in disaccordo con il Tanà Qamà, ritenendo che sia permesso arrostire il qorban Pesach su una placca, anche se non è forata e se il sacrificio viene pertanto arrostito per via del calore della placca. La logica di Rabban Gamliel ha due possibili spiegazioni: a) la regola sull’arrostitura riguarda solo il Pesach Mitzrayim, il sacrificio dell’uscita dall’Egitto, e non quelli successivi; b) le derivazioni del fuoco (toledot ha-esh) sono da considerarsi come il fuoco.
La mishnà prosegue affermando che se il sacrificio viene arrostito per via del contatto con il coccio del forno, è necessario “sbucciare” la parte arrostita in questo modo, mentre se esce del liquido dal sacrificio, viene cotto per via del contatto e riassorbito dalla carne, sarà necessario tagliare lo spessore di un dito.
