"Prese Qorach, figlio di Ytzhar, figlio di Qehath, figlio di Levi, insieme con Datan e Aviram, figlio di Eliav e On, figlio di Pelet, figli di Ruben. Si elevarono davanti a Mosè, assieme ad alcuni altri dei figli d'Israele, duecentocinquanta principi dell'assemblea, membri nominati del consiglio, uomini in vista" (Numeri 16:1-2). La ribellione contro la guida di Mosè e Aronne ebbe conseguenze tragiche e lasciò un'impressione indelebile nella memoria ebraica collettiva. La Torah elenca i nomi delle persone coinvolte nella cospirazione nel deserto, ma chi erano davvero i membri di questo gruppo di insoddisfatti e disaffezionati? Cosa li motivava? E quale era il loro rapporto reciproco?
Il Netziv (Rabbi Naftali Zvi Yehudah Berlin 1816-1893), nel suo commento, individua tre elementi distinti in questo ammutinamento di scontenti. Il primo è quello dei duecentocinquanta principi. Questi leader della comunità non erano affatto persone maligne, erano ben intenzionati ma purtroppo fuorviati. Erano Leviti che desideravano essere Kohanim, non perché il sacerdozio offrisse loro posizioni di influenza e status sociale elevato, ma perché rappresentava l'opportunità per avvicinarsi di più a Dio nel servizio sacro presso il Santuario. Il secondo è quello dei due fratelli della tribù di Ruben, Datan e Aviram. Questi due personaggi erano conosciuti come piantagrane già prima dell’esodo dall’Egitto. Non erano affatto persone con ideali o convinzioni, erano semplicemente istigatori assetati di potere, niente di più, niente di meno. Il terzo elemento in questo ammutinamento era Qorach stesso. Era un uomo di grande fama e, tuttavia, era per certi versi il peggiore di tutti. Cercava di apparire al popolo come un uomo sincero e genuino, che aveva lamentele legittime e altruiste, come i duecentocinquanta principi; ma in realtà aveva gli stessi meschini fini di Datan e Aviram, usurpare l'autorità di Mosè e Aronne.
