“E avvenne nell'ottavo giorno che Moshè chiamò Aharon, i suoi figli e gli anziani d'Israele. Disse ad Aharon: Prendi per te un vitello per il sacrificio per il peccato e un montone per il sacrificio di olocausto, entrambi senza difetto, e offrili davanti all’Eterno. Parlerai quindi ai figli d'Israele, dicendo: Prendete un “capro” per il sacrificio per il peccato, un “vitello” e un agnello di un anno, senza difetto, per sacrificio di olocausto. Un toro e un montone per un sacrificio di ringraziamento, per sacrificarli davanti all’Eterno e un’offerta farinacea, mescolata con olio, perché oggi l’Eterno vi apparirà” (Levitico 9:1-4).
Questo sabato riprendiamo il ciclo della lettura settimanale della Torah leggendo la terza parasha del libro del Levitico che inizia con le parole “Bayom Hasheminì”, nell’ottavo giorno, quello che conclude la cerimonia di inaugurazione del Tabernacolo e che, contemporaneamente, rappresenta il “giorno di apertura” delle attività cultuali da eseguire al suo interno.
Moshèh ordina ad Aharon, che ora assume ufficialmente il ruolo di Sommo Sacerdote (Kohen Gadol), di preparare alcuni animali per il suo sacrificio personale e di istruire i figli d’Israele a preparare gli animali per il loro sacrificio. Il sacrificio per il peccato che Aronne e i figli d’Israele dovevano presentare, era di specie diverse. Aharon doveva portare un “egel”, un vitello, i figli d’Israele un “sair”, un capro.
