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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Rav Adolfo Locci

Terumà. Una casa per Uno che ha già tutto

E mi faranno un Santuario e Io abiterò in essi” (Esodo 25:8). Dopo la consegna della Torah, Dio istruisce il popolo ebraico a costruire il Mishkan, il Tabernacolo, una casa portatile per il Signore, che accompagnerà il popolo ebraico nel suo viaggio verso la Terra d’Israele. È sconcertante, tuttavia, che nel descrivere dettagliatamente le istruzioni per la costruzione del Mishkan, Dio dica a Mosè: “E mi faranno un Santuario e Io abiterò in essi”.

A prima vista, sembrerebbe esserci un errore: certamente, la Torah intendeva dire che Dio risiederà in “esso”, cioè nel Tabernacolo. Ma i commentatori classici concordano tutti sul fatto che il versetto voglia in realtà trasmettere un messaggio molto più profondo: Dio non dimora solo nel Tabernacolo, Dio desidera dimorare “in loro” – in noi, nel popolo ebraico.

Mentre affrontiamo il trauma della storia ebraica di questi ultimi tempi, dopo la guerra più lunga nella storia dello Stato di Israele dai tempi della Guerra d’Indipendenza e il conseguente rigurgito di un antisemitismo mai sopito ma ben dissimulato, abbiamo bisogno di ricordare che la proprietà suprema di Dio non sta in una casa sacra o in un tempio, ma dentro ognuno di noi. Nella nostra stessa essenza c'è la santità, una scintilla del Divino.

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