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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Rav Adolfo Locci

Yitrò. Il sacerdote idolatra che promosse la riforma giudiziaria

Quindi Yitrò disse: Benedetto sia l’Eterno, che vi ha liberati dalla mano degli egiziani e dalla mano del Faraone e ha liberato il popolo dal giogo degli egiziani” (Esodo 18:10). Dopo aver raccontato della partenza dei figli d’Israele dall’Egitto, la Torah parla delle prime esperienze nel deserto. Descrive i grandi miracoli compiuti per loro, mostrandoci come Dio assicurò il loro sostentamento e protezione. Tutte queste storie portavano a quello che potremmo chiamare il “crescendo”, lo scopo per cui i figli d’Israele lasciarono l’Egitto: ricevere la Torah sul Monte Sinai.

Ma prima di questo capitolo, troviamo una sezione che sembra fuori luogo, quella dell’arrivo di Yitrò, il suocero di Mosè. La Torah entra nei dettagli, informandoci del grande onore con cui Mosè e gli altri leader accolsero Yitrò e di come Yitrò aiutò Mosè consigliandogli di istituire una rete di giudici che potesse supportarlo nella sua attività giudiziaria che, per la grande mole di lavoro, lo stava consumando.

Perché questa narrazione è inclusa come parte degli eventi che portarono al momento in cui fu data la Torah? Perché questa storia è considerata così significativa tanto da servire come introduzione al racconto della manifestazione divina sul Sinai?

Rabbi Yehuda Leib Eiger, di Lublino (Polonia, 1818-1888), spiega che questa storia viene raccontata per insegnarci che nessuno dovrebbe mai disperare.

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