Durante Tish’ah be-Av (TbA) leggiamo le Lamentazioni (Meghillat Eykhah). In esse il Profeta Yirmeyahu si lamenta del fatto che H. si è come “barricato” e non ascolta più le nostre preghiere (3, 44). Dobbiamo perciò rassegnarci e tacere? No. “Se H. Tu Ti sei coperto dietro la Tua nube, è un problema Tuo, non nostro! Noi preghiamo lo stesso” (Alshikh). L’uso è, almeno per ‘Arvit e Shachrit, di recitare le Tefillot in modo essenziale, riducendo fra l’altro i riferimenti alla redenzione e al Bet ha-Miqdash di cui lamentiamo la distruzione. A titolo di esempio si omettono i versetti iniziali di U-và le-Tziyon (“Giungerà a Sion il Redentore”) e la descrizione dell’incenso aromatico (Pittum ha-Qetòret: Remà a O.Ch. 559, 4).
Parimenti si contengono i brani di studio, dal momento che lo Studio della Torah è in generale proibito, in quanto “le prescrizioni di H. rallegrano il cuore” (Tehillim 19, 9; Shulchan ‘Arukh, O.Ch. 554, 1). Ciascuna comunità segue le proprie usanze. Al termine di ‘Arvit è uso nelle Comunità sefaradite e italiane di omettere il Qaddish Titqabbal, in cui chiediamo a H. di accogliere la nostra Tefillah (cfr. Eykhah 3, 8: “ha sbarrato la mia preghiera”).
Nel Bet ha-Kenesset l’illuminazione è ridotta al minimo (cfr. Eykhah 3, 6). L’uso italiano di adoperare candele e tenere i moccoli per l’accensione dei lumi di Chanukkah trova riscontro nel Midrash che spiega: “Quando il Re è in lutto spegne i suoi fanali” (pannassim, Eykhah Rabbati su Yoel 2, 10). La stessa parola pannassim è usata nel Targum aramaico del versetto בָּאֻרִ֖ים כַּבְּד֣וּ ה (“con le luci onorate H.”, Yesha’yahu 24, 15). È uso rimuovere la Paròkhet dall’Aron ha-Qòdesh o sostituirla con una completamente nera.
Si recitano le Qinot, elegie per la distruzione del Tempio e altre tragedie nazionali. A Torino si omettono tutte le Qinot di Shachrit, ma al mezzogiorno solare (Chatzot ha-Yom) si recita il Tiqqun Chatzot composto dal cabalista veneziano R. Moshe Zaccuto (Ramaz), un uso attestato oggi solo qui.
Le persone in lutto per la morte di un congiunto sono ammesse a partecipare alle Tefillot pubbliche di ‘Arvit e Shachrit e siedono con gli altri per terra, dal momento che ci troviamo tutti nella stessa condizione. Per la stessa ragione possono essere chiamate a Sefer nella lettura di Shachrit.
‘Anenu. Il brano è aggiunto nella Berakhah Shomea’ Tefillah della ‘Amidah sottovoce durante i digiuni: a TbA si recita in tutte le Tefillot, dal momento che il digiuno comincia la sera precedente. Chi se ne fosse dimenticato fin dopo aver pronunciato il Nome alla conclusione della Berakhah non ha necessità di recuperarlo.
È un invito a H. a esaudirci nel giorno del digiuno, pertanto chi non può digiunare lo ometterà del tutto. Per il rischio di esser costretti a interrompere il digiuno nel corso della giornata e così trovarsi mendaci nella propria Tefillah, gli Ashkenaziti lo recitano soltanto a Minchah, l’ultima Tefillah. Chi abbia mangiato o bevuto fino a 40 grammi è ancora considerato digiunante e può recitare il brano.
Il Chazan deve essere digiunante. Nella ripetizione della ‘Amidah egli reciterà ‘Anenu come Berakhah a se stante fra Goel Israel e Refaenu, aggiungendo una chiusa (העונה בעת צרה ומושיע). Affinché ciò avvenga è necessaria la presenza di almeno sei digiunanti nel Minian. Se il numero di digiunanti non è sufficiente, il Chazan reciterà ‘Anenu nella Berakhah Shomea’ Tefillah senza chiusa come nella ‘Amidah sottovoce. Se non si fosse riusciti a trovare un Chazan digiunante, parimenti questi reciterà ‘Anenu nella Berakhah Shomea’ Tefillah e così avviene anche se il Chazan ha dimenticato di recitare ‘Anenu fra Goel Israel e Refaenu.
Nachem/Rachem. È una richiesta a H. affinché ci consoli per la distruzione di Yerushalaim con una chiusa ampliata: מנחם ציון עירו ואבילי עמו ובונה ירושלים. Il brano è aggiunto nella Berakhah Boneh Yerushalaim di tutte le Tefillot secondo i Sefaraditi, mentre gli Ashkenaziti lo includono solo a Minchah: la consolazione è appropriata nelle ultime ore del 9 Av, allorché fu effettivamente incendiato il Bet ha-Miqdash (Remà a O.Ch. 557, 1). Il rito italiano attua un compromesso: lo recita anche a ‘Arvit e Shachrit, ma nella forma Rachem (“abbi pietà”) al posto di Nachem (“consola”) e con la chiusa consueta[1].
Negli ultimi decenni, alla luce dei mutamenti storici sono state avanzate proposte di modifica del testo. Invece di dire: העיר האבילה “la città in lutto”, R. Chayim David ha-Levy suggerisce di aggiungere una parola soltanto: העיר שהיתה אבילה “la città che era in lutto” (Resp. ‘Asseh lekhà Rav, I, n. 14). La soluzione preferibile è tuttavia non introdurre variazioni alla codificazione dei Maestri, interpretando mentalmente ogni riferimento a Yerushalaim come rivolto al Bet ha-Miqdash distrutto anziché alla città (cfr. Maimonide alla Mishnah Rosh ha-Shanah 4, 1; Peninè Halakhah).
Il brano deve essere incluso anche nella terza benedizione della Birkat ha-Mazon per chi è esente dal digiuno (Remà a O.Ch. 557, 1; Ben Ish Chay).
Chi abbia dimenticato Nachem fin dopo avere pronunciato il Nome al termine della Berakhah non ha l’obbligo di recuperarlo.Se lo desidera, potrà tuttavia inserirlo in Retzeh, che tratta del Bet ha-Miqdash (Kaf ha-Chayim a O.Ch. 557, n. 2).
Tallit e Tefillin. Si indossano a TbA, ma dal momento che sono considerati un ornamento alcuni usano rinviare alla seconda metà della giornata, in cui il lutto si attenua (Shulchan ‘Arukh, Orach Chayim 555, 1). La mattina di TbA è comunque opportuno indossare Tallit e Tefillin a casa propria e così recitare lo Shemà’ e poi andare al Bet ha-Kenesset, senza attendere l’ora di Minchah.
She-’assah: Durante TbA non si indossano scarpe di cuoio. Dal momento che tutti sono in queste condizioni (a differenza del lutto per la perdita di un congiunto), secondo molti non si recita la mattina di TbA la Berakhah she-‘assah li kol tzerakhay che si riferisce appunto alle calzature. Le Berakhot di prima mattina come questa vengono recitate per “l’uso del mondo” e quindi indipendentemente dal comportamento personale di che le recita: è sufficiente che vi siano altri che si attengano a esse. È pertanto accettato che chi è personalmente in lutto e non calza scarpe di cuoio recita comunque questa Berakhah vedendo gli altri farlo. Ma se il divieto vale per tutti, come a TbA, si discute sul permesso di includere la Berakhah. Alcuni sostengono che vada recitata comunque, perché la Halakhah consente a chi transita in mezzo a non ebrei di indossare scarpe di cuoio per non divenire oggetto di scherno.
Shirat Haazinu. L’uso di molte Comunità sefaradite e italiane è di sostituire la Shirat ha-Yam (Cantica del Mare, Shemot 15) con la Shirat Haazinu (che preannuncia i futuri peccati di Israel, Devarim 32) durante Shachrit. Il diverso contenuto dei due brani si riflette nelle modalità con cui sono scritti nel Sefer Torah. La Shirat ha-Yam è redatta alternando gli spazi bianchi allo scritto in modo da comunicare un senso di stabilità, mentre in Haazinu gli spazi bianchi prevalgono decisamente sullo scritto dando un’immagine di precarietà (Meghillah 16b). Non tutti, peraltro, approvano questa sostituzione (Ben Ish Chay, Yalqut Yossef).
Birkat Kohanim: l’uso della maggior parte delle Comunità è di omettere la Birkat Kohanim a Shachrit in memoria del Tempio distrutto. Presumendo che i Kohanim siano a digiuno si pronuncia invece la Birkat Kohanim a Minchah, a condizione che questa Tefillah sia recitata verso l’ora del tramonto e non prima. La fonte della questione è nella Mishnah Ta’anit 4, 1 e comm. Nei luoghi in cui la Berakhah è data personalmente dai Kohanim, si richiede che questi siano digiunanti.
Tachanun: Durante TbA si omettono le consuete preghiere penitenziali dei giorni feriali (Tachanunim), perché la giornata è chiamata Mo’ed (sia pure con un’accezione negativa del termine in questo caso: Eykhah 1, 15; Shulchan ‘Arukh, O.Ch. 559, 4). Secondo il Midrash, altresì, TbA è chiamato “festa” perché nasce il Mashiach (Meqor Chayim in base a Eykhah Rabbà 1, 57 e Targum Yonatan Eykhah 1, 22).
Lettura della Torah. L’uso è di leggere il Sefer Torah appoggiandolo su una struttura provvisoria, per simboleggiare l’esilio della Shekhinah, a condizione che l’accomodamento sia dignitoso (cfr. Shibbolè ha-Leqet, 269; Resp. Devar Shemuel n. 249).
È opportuno anche in occasione di TbA chiamare a Sefer solo coloro che digiunano come negli altri Ta’aniyot, ma se necessario si può essere facilitanti, in quanto secondo molti la Parashah è in questo caso legata alla ricorrenza e non al digiuno come tale.
Il terzo chiamato legge la Haftarah. È pertanto opportuno non interrompere fra la Parashah e la Haftarah: il Qaddish a Shachrit sarà recitato solo dopo quest’ultima.
Birkat ha-Levanah. Terminato il digiuno si reciterà la Birkat ha-Levanah (“Benedizione per la Luna crescente”) in allegria, mettendo enfasi particolare sulle parole David Melekh Israel Chay we-Qayyam (“David re d’Israel vive per sempre”). Le fasi della luna richiamano le alterne sorti del popolo ebraico. Come la luna risorge dopo un periodo di declino, così anche la crisi di Israel avrà una fine e il popolo tornerà al suo splendore. La Birkat ha-Levanah allude al momento in cui la Casa di David, benché piccola e costantemente in pericolo, tornerà a brillare al pari della luna.
È opportuno mangiare qualcosa prima di recitare questa Berakhah.
Che il S.B. ci tragga dalla tristezza alla gioia!
[1] Così nel Siddur Panzieri: cfr. Orechot Chayim. La formula Rachem senza chiusa ha la sua fonte nel Talmud Yerushalmì Berakhot 4, 3 ed è ripresa da Maimonide nel suo Siddur con la chiusa consueta Boneh Yerushalaim. In molti formulari italiani meno recenti, tuttavia, essa appare seguita dalla chiusa speciale Menachem…, al pari del Nachem pomeridiano. Questa è in effetti la versione del Seder Rav ‘Amram Gaon. È però strano che il testo cominci in un modo e termini nell’altro! Cfr. anche Kaf ha-Chayim a O.Ch. 557, n. 3.
