Mishnat haShavua’
Come è noto R. Yehudà ha-Nasì non ha dedicato un trattato della Mishnà alla festa di Chanukkà. Buona parte delle halakhot della festa sono affrontate in una trattazione continuata all’interno del secondo capitolo del trattato di Shabbat della ghemarà (Bamè madlikin), che si interessa dei combustibili e degli stoppini adatti per l’accensione dei lumi dello Shabbat. Nella Mishnà tuttavia troviamo vari riferimenti a Chanukkà:
- Nel trattato di Bikkurim (1,6) sul limite ultimo per presentare i bikkurim: c’è una discussione fra il tannà qamà e R. Yehudà ben Beterà sulla necessità di accompagnare la presentazione con la dichiarazione all’inizio della parashà di Ki Tavò.
- Nel trattato di Rosh ha-shanà (1,3) relativamente ai mesi in cui gli inviati del tribunale uscivano per annunciare la fissazione del capo-mese: di Kislev uscivano per via di Chanukkà.
- Nel trattato di Ta’anit dove è detto che di Rosh Chodesh, Chanukkà e Purim non si decretano digiuni pubblici.
- Nel trattato di Meghillà (3,4) sulla lettura della Torà e delle haftarot: di Rosh Chodesh, Chanukkà e Purim, quando questi capitano di Shabbat, non si legge la haftarà della settimana, ma quella stabilita per quelle circostanze; inoltre (3,6) viene indicata la lettura di Chanukkà, che è la parashà dei nesiìm nella parashà di Nasò, perché parla dell’inaugurazione dell’altare.
- Nel trattato Mo’ed Qatan (3,9) sulle manifestazioni di lutto durante i funerali da parte delle donne, che prevedono delle limitazioni durante i giorni di Rosh Chodesh, Chanukkà e Purim;
Nel trattato Bavà Qamà (6,6), mishnà riportata anche nel trattato di Shabbat per stabilire l’altezza dei lumi di Chanukkà, che deve essere compresa fra i tre e i dieci palmi, perché in questo modo i lumi risultano maggiormente visibili (Rosh). Il tema della Mishnà è quello dei danni provocati dal fuoco. Se una scintilla derivante da un colpo di martello di un fabbro provoca un danno, il fabbro ne è responsabile. Il principio che emerge è chiaro: l’uomo è responsabile per qualsiasi danno provochi, anche se il fabbro non considera le scintille una sua proprietà, dal momento che sono paragonabili ad una freccia (Nimuqè Yosef). Se un cammello carico di lino che si trovava nella proprietà pubblica introduce il lino in un negozio, e questo prende fuoco provocando un incendio, il padrone del cammello ne sarà responsabile, perché evidentemente aveva caricato il cammello a tal punto da non permettergli di mantenere l’equilibrio. Se però il negoziante aveva messo il lume fuori dal negozio, il negoziante sarà considerato responsabile. R. Yehudà dice che se però in lume in questione è un lume di Chanukkà, il negoziante non sarà perseguibile perché, spiega Bertinoro, era impegnato in una mitzwà. La regola finale non segue l’opinione di R. Yehudà, perché in ogni caso il negoziante avrebbe dovuto fare attenzione e sorvegliare il lume, affinché non producesse danni (Rambam, Nizqè Mamon, 14).
