L’argomento principe della parashà di Wayeshev è certamente l’inizio della saga di Yosef e i suoi fratelli, che ci accompagnerà sino alla fine del libro di Bereshit. Il commento di Sforno alla parashà si rivela utile per tracciare un profilo di Yosef, in modo particolare in gioventù, e descrivere il suo rapporto con i fratelli. Rapporto tutt’altro che paritario secondo Sforno, dal momento che il ruolo di Yosef era formalizzato, essendo deputato alla crescita professionale dei fratelli nella pastorizia, fatto riconosciuto per mezzo della sua tunica particolare, ruolo che ricoprì con molta ingenuità, perché non comprese quali sarebbero state le conseguenze delle sue azioni: la maldicenza che riportò al padre, secondo Sforno che provocavano delle perdite economiche nello svolgimento delle loro mansioni, infatti, non rendeva giustizia alla sua grande intelligenza, che poi lo avrebbe condotto al dominio in Egitto; ma, dicono i Chakhamim in massekhet Shabbat lo bedardekè etzà, la sapienza non è nei giovani, ad insegnarci che esiste una limitazione collegata allo sviluppo fisico che impedisce di avere la sapienza sino a che questo non è completo.
Anche Ya’aqov non risulta essere scevro da colpe: l’amore manifesto per Yosef non ha fatto altro che accrescere la loro gelosia, fatto aggravato dalla gerarchia che Ya’aqov aveva costruito: difatti i fratelli non potevano ignorare Yosef, come spesso purtroppo avviene fra fratelli, ma erano obbligati a parlare con lui di lavoro, ma non potevano parlargli come si parla ad un fratello. Anche il racconto dei sogni è considerato da Sforno un atto ingenuo, perché non dice loro solamente di ascoltarli, ma di comprenderne il senso, cosa che regolarmente fecero, aggravando la situazione. Il rimanere in posizione eretta del covone di Yosef è indicativa di un regno lunghissimo, il regno più lungo del Tanakh, che durerà ben ottant’anni, dai 30 ai 110! I fratelli considerano i sogni di Yosef la proiezione dei suoi pensieri prima di mettersi a letto. Il raccontare il sogno di fronte a Ya’aqov è ulteriore dimostrazione della sfrontatezza di Yosef. L’unico che prese le cose davvero sul serio fu Ya’aqov, che nonostante tutto desiderava che i sogni si realizzassero; come scrivono i Chakhamim in massekhet Sanhedrin, una persona può essere gelosa di chiunque all’infuori di suo figlio o del suo allievo. I fratelli invece la pensavano diversamente: i sogni avevano uno scopo ben preciso, che era quello di farli fuori, ribellandosi e peccando contro D., o contro il padre, o entrambi.
Ma il loro ragionamento è molto freddo secondo Sforno, non lo uccideranno, perché se lo facessero pagherebbero in prima persona per il dolore provato e per la violenza perpetrata, inoltre la morte di Yosef non potrebbe neppure fungere da deterrente, perché si troverebbero obbligati a nascondere la cosa. La cosa più giusta è cercare un contrappasso: voleva dominarci?! Che venga allora venduto come schiavo!
