Mishnat haShavua’
La Torà narra nella parashà di Wayishlach della lotta di Ya’aqov con l’angelo. Da quell’episodio deriva il divieto del nervo sciatico (Ghid ha-nashè; nashè poiché si è spostato dal suo luogo naturale). Il Sefer ha-chinukh puntualizza che si tratta di un divieto della Torà, e non dobbiamo pensare che esso dipenda da quanto avvenuto a Ya’aqov.
La ghemarà spiega che nella coscia dell’animale ci sono due nervi, uno interno, vicino all’osso, più lungo, e uno vicino alla carne, che è più corto. Il nervo interno è vietato dalla Torà, mentre quello esterno è vietato dai chakhamim. La Torà vieta infatti solo quel nervo che si estende per tutta la coscia.
Il VII capitolo del trattato di Chullin è dedicato interamente a questa mitzwà della Torà. Nel capitolo vengono presentati molti principi di carattere generale, sia sulle mitzwot che sulle regole della kasherut.
Vediamone alcuni (Mishnà 1;6):
- Il divieto del ghid ha-nashè viene praticato sia in terra di Israele che fuori di essa, trattandosi di una chovat ha-guf (obbligo del corpo), sia quando c’è il Santuario, sia quando non c’è, per chullìn e qodashim, vale a dire sia se le bestie vengano mangiate, sia se non vengano mangiate; la consacrazione dell’animale non fa decadere il divieto del nervo sciatico, che è preesistente alla consacrazione. La ghemarà presenta una discussione sul nervo sciatico di una ‘olà, che viene completamente bruciata sull’altare; la regola finale segue l’opinione di chi sostiene che esso vada estratto prima dell’offerta sull’altare e buttato dal Kohen sul mucchio di cenere (tapuach) che si trova sull’altare;
- il divieto riguarda behemot e chayot, animali domestici e selvatici, e riguarda sia la zampa destra che la sinistra; il midrash riporta una discussione, se l’angelo abbia colpito da dietro entrambe le gambe di Ya’aqov o solo una. Non tocca invece i volatili, per via della conformazione delle loro zampe, che non hanno un kaf, un cucchiaio, con un rigonfiamento sulla coscia. Rambam e Bertinoro sostengono però che se vi fosse un volatile con la conformazione della zampa simile a quella della gamba umana, il suo nervo sciatico sarebbe proibito.
- Su un animale trovato formato e vivo dopo la shechità della mamma, R. Meir e R. Yehudà discutono se sia necessario shachtare l’animale per consumarlo. Di conseguenza vi è anche discussione sulla necessità di estrarne il nervo sciatico e il grasso proibito (chelev). Sul caso di un animale trovato non formato o morto anche R. Meir è d’accordo nel dire che il nervo sciatico e il grasso sono permessi. Secondo un’altra spiegazione nella ghemarà non si parla del chelev, ma dello shuman del nervo, che nonostante il permesso viene proibito, com’è riportato nella Baraità (il grasso è permesso, ma Israele che è santo usa proibirlo).
- R. Meir ritiene che i macellai non siano credibili circa l’estrazione del nervo sciatico, dal momento che è un’operazione molto laboriosa; i chakhamim sono invece dell’avviso che sono credibili, sia per il nervo sciatico che per il grasso proibito.
Il divieto si applica solo agli animali puri e non agli impuri. Secondo R. Yehudà si applica anche agli impuri. Senza entrare nel dettaglio, la discussione fra R. Yehudà e i Chakhamim è molto interessante, dal momento che R. Yehudà ritiene che il divieto degli animali impuri si innesti su quello del nervo sciatico, che lo precede, venendo praticato già dai tempi dei figli di Ya’aqov, prima del matan Torà. I Chakhamim ritengono invece che i due divieti siano contemporanei, e siano stati stabiliti entrambi sul Sinai, solo che la Torà ne parla in occasione della lotta di Ya’aqov con l’angelo, per spiegare qual è l’origine del divieto. La regola finale segue l’opinione dei chakhamim.
