(da una derashà di Rav Lichtenstein)
Come è noto al termine dello scontro con il genio di ‘Esav quest’ultimo tramuta il nome di Ya’qov in Israel. Di ritorno da Padan Aram il Signore lo benedirà e lo chiamerà, per una seconda volta, Israel. Qual è il senso di questa ripetizione? Perché il Signore chiama Ya’aqov con il nome che già gli aveva dato il genio di ‘Esav? E’ possibile che si tratti di una puntualizzazione, volta a rafforzare la benedizione che Ya’aqov aveva già ricevuto. Dalle parole di Rashì si intende qualcos’altro. Non era stata la creatura angelica a cambiare il nome di Ya’aqov ma il Signore in persona. Con le sue parole l’angelo intende preannunciare a Ya’aqov il cambio di nome e la benedizione. Facendo maggiore attenzione alle parole dell’angelo e quelle divine emergono delle differenze: l’angelo infatti afferma che Ya’aqov non si chiamerà più così, bensì Israel, mentre il Signore esordisce dicendo che il suo nome è Ya’aqov, e il senso è che così rimarrà. Non stiamo assistendo ad un cambio di nome, ma ad un’aggiunta. L’angelo poi fornisce una spiegazione del nome Israel, cosa che D. non fa.
Una famosa discussione fra i chakhamìm e Ben Zomà nel trattato Berakhòt (12b) riguarda il ricordo dell’uscita dall’Egitto nei tempi messianici. C’è un passo nel libro di Geremia (23,7-8) dal quale si intende molto chiaramente che non si loderà il Signore per aver fatto uscire il popolo ebraico dall’Egitto, ma per averlo tratto dalla terra del nord e da tutte le terre in cui era stato disperso. I chakhamim rispondono a Ben Zomà che il senso del verso non è quello dell’accantonamento totale dell’uscita dall’Egitto, ma che di fronte all’altra liberazione quella dall’Egitto diverrà secondaria. Nel nostro caso si può dire altrettanto: il nome Ya’aqov non verrà messo da parte, ma quello fondamentale diverrà Israel. La ghemarà successivamente spiegherà che esiste un divieto di chiamare Avraham Avram. Una volta che c’è stato il cambiamento di nome, Avram scompare. Dobbiamo pensare che per Ya’aqov sia lo stesso? La ghemarà spiega che è differente: anche dopo il cambio di nome il Signore continuerà ad usare il nome Ya’aqov. A cosa è dovuta questa differenza? Il nome di Avram venne cambiato in occasione della milà, che di fatto costituiva una conversione. Sino ad allora Avram era considerato un noachide. Prima della nascita di Yitzchaq il Signore vuole che Avram fosse ebreo a tutti gli effetti. Come è noto sotto certi aspetti la conversione è una nuova nascita. Ciò non è vero solo da un punto di vista halachico, ma anche e soprattutto sostanziale. Il convertito abbraccia dei nuovi valori e rigetta quelli in cui credeva in precedenza. Avraham è ora un uomo nuovo. E’ proibito pertanto ricordargli cosa fosse prima della sua conversione. Per Ya’aqov il cambio di nome non rappresenta uno sconvolgimento totale a livello spirituale, ma solo l’aggiunta di un aspetto specifico alla sua personalità, importante ma non tale da accantonare l’altro nome. La ghemarà spiega il cambio del nome di Avraham dicendo che inizialmente era il padre di Aram, poi divenne il padre di tutto il mondo. La benedizione ha in questo caso un peso relativo, si tratta di un ampliamento, prima Aram, poi tutto il mondo. Il Talmud Yerushalmi, spiegando una mishnà nel trattato di Bikkurim relativa alla possibilità per un convertito di leggere la dichiarazione che accompagnava l’offerta, riportata nella parashà di Ki Tavò. R. Yehudà riteneva che dovesse leggere la dichiarazione. Ma come fa a parlare di nostri padri? Rambam spiega in una teshuvà che Avraham deve essere considerato il padre di tutti i convertiti, e questo autorizza a leggere la dichiarazione. Il cambiamento di nome di Avraham ha un profondo senso religioso. Sino ad allora la sua influenza era limitata solo ad Aram, ora è globale, e questo estende anche l’influenza di Q.B.H. sul mondo. Il nuovo nome di Avraham rappresenta in una parola la visione monoteistica dell’ebraismo, che ancora non si è realizzata per il resto dell’umanità. Chiamare Avraham con l’altro nome significherebbe ripiombarci in una visione idolatrica del mondo.
Il cambiamento di nome di Ya’aqov ha un senso completamente diverso. Ya’aqov è il nome dell’Ish tam, dell’uomo studioso e caratterizzato da una fede integra, ma che non si è confrontato con il mondo, un uomo che non aveva ancora assaporato le contese, e tanto meno ne era uscito vittorioso. Ya’aqov era riuscito a tenere testa a Lavan e all’angelo, vincendo. Ma il punto di vista dell’angelo e quello divino sono profondamente differenti. Per l’angelo esiste solo la forza fisica, e il passato di Ya’aqov è da dimenticare. Gli augura che le persone non ricordino del suo passato disprezzabile, ma solo del radioso presente. L’angelo non è pronto ad ammettere di aver perso con Ya’aqov. Per il Signore evidentemente gli aspetti che emergono dal nome Ya’aqov non sono da disprezzare. La grandezza di Israele non si misura dalle sue vittorie nelle guerre. La forza è importante, ma la grandezza di Israele dipende da altro, dal suo servizio divino, dalla sua fede e dal suo attaccamento a quanto la Torà ci insegna.
