Mishnat haShavua’
Nella parashà di Wayerà è descritta la nascita di Ammon e Moav, che sono i capostipiti dei rispettivi popoli. E’ noto il divieto della Torà (Dt. 23,4) circa l’ingresso nel popolo ebraico di Ammoniti e Moabiti, e l’insegnamento relativo alle donne (vedi Ruth), per le quali è l’entrare a far parte del popolo ebraico è consentito. Altrettanto noto il fatto che Sancheriv mescolò tutti questi popoli, e queste norme non vengono messe pertanto in pratica. Meno noti forse sono gli insegnamenti rabbinici riguardanti il loro territorio. Sappiamo che Ammon e Moav abitavano nella zona al di là del fiume Giordano e che, secondo i commentatori, parte del loro territorio venne conquistato da Sichon e successivamente da Israele, che lo assegnò alle tribù di Reuven, Gad e metà della tribù di Menashè, così come narrato alla fine del libro di Bemidbar. Vi è tuttavia una parte del loro territorio che non è mai stata conquistata, e che ha uno status particolare.
Di queste terre si interessa la mishnà in massekhet Yadayim (IV, 3), il penultimo trattato della Mishnà nell’ordine Toharot. Come suggerisce il titolo l’argomento del trattato sono le mani, e in particolare la trasmissione dell’impurità dalle mani alla terumà. La status di stam yadayim, vale a dire delle mani che non hanno ricevuto alcuna impurità, è di invalidare la terumà per disposizione rabbinica. Per questo è indispensabile, per entrare in contatto con la terumà, fare la netilat yadayim. Per estensione i chakhamim hanno applicato la norma anche al consumo di pane non consacrato (chullin) e della seconda decima. Per mangiare qodashim è necessario invece fare la tevilat yadayim nel miqwè. Il trattato Yadayim è una delle fonti principali sulla netilat yadayim.
L’ultima mishnà del III capitolo ha come tema l’impurità trasmessa dai kitvè ha-qodesh, argomento poi sviluppato nel trattato di Shabbat nel capitolo Kol Kitvè. Questa mishnà è estremamente famosa perché riporta la discussione sulla canonicità dello Shir ha-shirim e di Qohelet. La decisione in merito fu presa nel giorno in cui venne nominato a capo dell’accademia R. El’azar ben Azarià, in seguito all’allontanamento di R. Gamliel per avere umiliato R. Yehoshua’ così come narrato in massekhet Berakhot.
In quel giorno vennero prese delle decisioni in merito a tutte le halakhot che erano oggetto di discussione, in base al parere di 72 anziani.
La prima parte del IV capitolo riporta alcune delle halakhot che vennero stabilite quel giorno. La terza e la quarta mishnà riguardano Ammon e Moav, la terza sul loro status nell’anno sabbatico, la quarta sul permesso di far parte del popolo ebraico.
La domanda riguarda le decime dell’anno sabbatico. In Eretz Israel difatti non ci sono decime, dal momento che i prodotti dell’anno sabbatico non appartengono a nessuno. La Siria è assimilabile a Eretz Israel per disposizione rabbinica. Ci sono tuttavia altri territori (Egitto, Bavel, Ammon e Moav) nei quali non si applicano le norme dell’anno sabbatico, ma vengono invece praticate le norme relative alle decime, in Babilonia per una takkanà dei profeti, in Egitto, Ammon e Moav per una disposizione degli anziani posteriori a Ezrà ha-sofer.
Come è noto in Eretz Israel nei primi sei anni vengono prelavati a seconda degli anni, oltre alla decima, il ma’aser shenì (nel primo, secondo, quarto e quinto anno) o il ma’aser ‘anì (nel terzo e nel sesto). La domanda è che tipo di prelievo effettuare negli altri territori, dal momento che in Bavel veniva prelevato il ma’aser shenì, mentre in Egitto il ma’aser ‘anì. La Mishnà si occupa di stabilire quale sia la norma per Ammon e Moav. Su questo discutono R. Tarfon e R. El’azar ben ‘Azarià. Rabbì El’azar ben ‘Azarià, che sosteneva che dovessero prelevare il ma’aser shenì, mostra una posizione più rigorosa, dal momento che il ma’aser shenì è qodesh, mentre il ma’aser ‘anì è chol. Per questo, dice R. Yishma’el, a lui l’onere della prova. R. El’azar ben Azarià dice che è logico che sia così, perché il ma’aser ‘anì è seguito dal ma’aser shenì. R. Tarfon ritiene che Ammon e Moav siano assimilabili all’Egitto piuttosto che alla Babilonia, e offrendo il ma’aser ‘anì i poveri di Eretz Israel ne sarebbero risultati sostenuti durante l’anno sabbatico. Per Rabbì El’azar ben ‘Azarià facendo così in realtà si fa peggio, poiché viene disprezzato ciò che in realtà sarebbe un ma’aser shenì, e questo si rivelerebbe negativo per la caduta delle piogge. R. Yehoshua’ è concorde con R. Tarfon, ma per un altro motivo: Ammon e Moav sono assimilabili all’Egitto perché il loro decreto è più recente, e si impari la regola di una situazione recente da un’altra situazione recente. Alla fine il voto diede ragione a R. Tarfon. Nei territori di Ammon e Moav si preleva il ma’aser ‘anì. La Mishnà riporta la testimonianza in merito di R. Eli’ezer, che dice di non preoccuparsi perché la decisione era corretta, visto che lo stesso aveva tramandato R. Yochanan Ben Zakkay, che lo aveva appreso dal suo maestro, e così via, tanto da essere assimilabile a una halakhà leMoshè miSinay, o, secondo la Toseftà una vera e propria halakhà leMoshè miSinay.
