(da un articolo di Rav Ari Kahn)
Pinechas aveva risolto una situazione difficile, uccidendo Zimrì. Il suo comportamento venne ricompensato. Il popolo ebraico rischiava di essere annientato, e con la sua condotta zelante Pinechas ripristinò l’ordine. D. ricompensa Pinechas con un patto di pace e con il sacerdozio eterno. Non è chiaro se si tratta di due premi separati o di uno solo. In effetti, dalla lettura dei versi della Torà comprendiamo che ci sono due premi, tutt’altro che casuali. Certamente molti avevano assistito a quanto Pinechas aveva fatto. Aveva ucciso un altro ebreo, e ciò di cui aveva disperatamente bisogno in questo momento era un po’ di pace. Molti dovevano essersi offesi per lo zelo di Pinechas, molti avrebbero potuto approfittarne per inaugurare una spirale di violenza, vendicandosi per l’omicidio di Zimrì. Con le sue parole D. appoggia Pinechas e approva il suo comportamento, mettendolo al riparo dai suoi detrattori. Sarebbe quindi facile considerare questi ragionamenti di ordine pratico come staccati dal sacerdozio.
Ma sarebbe altrettanto semplice dimostrare il contrario, pace e sacerdozio di fatto sono la stessa cosa. La benedizione che i sacerdoti impartiscono è una benedizione di pace, inserita nella ‘amidà subito prima della benedizione della pace. L’equazione Kohen=pace arriva dal primo Kohen, Aharon. Note sono le parole di Hillel nel Pirqè avot, secondo cui dobbiamo essere allievi di Aharon, persecutori della pace. Aharon è colui che nei frangenti più concitati sacrifica la verità per la pace. Pinechas segue una strada differente, quando il culto del Ba’al Pe’or irrompe nell’accampamento israelita culminando in una manifestazione inappropriata di sessualità, Pinechas entra in azione, sacrificando la pace per la verità. Mentre Ahron cercava la pace, Pinechas uccide per ricostituirla. Quantomeno una via tortuosa per raggiungerla. Di certo in quel momento Pinechas aveva bisogno di protezione, ma ancor di più aveva bisogno del patto di pace per riallinearsi con il suo ruolo sacerdotale.
I commentatori sono in disaccordo circa il senso del sacerdozio eterno. Rashì sostiene che Pinechas, pur discendendo da sacerdoti, non era un sacerdote a sua volta. Suo padre lo era, ma avrebbe trasmesso il sacerdozio solo ai figli nati dopo la sua nomina. Altri sostengono che in questo modo ebbe accesso, lui e i suoi discendenti, al Gran sacerdozio.
Il Rivà esprime una posizione differente. Un sacerdote che ha ucciso è squalificato, e questa dovrebbe essere la sorte riservata a Pinechas, non fosse stato per l’intervento divino. Questo approccio si mostra aderente al testo: l’omicidio è in questo caso considerato una forma di espiazione. La maggior parte dei sacerdoti consegue l’espiazione presentando delle offerte, Pinechas prende un’altra strada, uccidendo Zimrì, e i suoi metodi poco ortodossi vengono accolti. Aharon ottenne il sacerdozio quando sacrificò la verità per la pace. In un mondo di verità assolute non dovrebbe esserci espiazione, ciascun peccatore dovrebbe essere punito per la sua colpa. L’idea che D. accetti un sacrificio come forma di pentimento è l’antitesi della verità. Questa invece è uno dei principi fondamentali che sostengono la creazione. L’uomo non potrebbe sopravvivere se D. non fosse in grado di perdonare, se non volesse accantonare la verità assoluta. Se vogliamo che l’uomo sopravviva dobbiamo mettere da parte la verità. Pinechas ha voluto invece abbracciare la verità. Non poteva tollerare quanto stava avvenendo. Ha sconvolto l’equilibrio dell’accampamento perché non poteva accettare la “festa dell’amore naturale” che Zimrì aveva indetto. La verità della Torà non poteva tollerare tutto questo. Le cose andavano chiamate con il loro nome, idolatria e non un messaggio di falsa pace e amore universale. Con il suo comportamento Pinechas ha abbracciato la verità a discapito della pace. D. ha accettato questo sacrificio, e così, paradossalmente, Pinechas si è mostrato un degno discendente di Aharon, un vero Kohèn.
