(da un articolo di Rav Ari Kahn)
La decima piaga colpisce in modo esteso la società egiziana, dal Faraone sino alle fasce più basse. Le piaghe precedenti hanno inflitto all’Egitto dolore fisico, angoscia e umiliazione. L’Egitto era sull’orlo del collasso, ma per condurre gli ebrei alla libertà era necessaria un’ulteriore piaga. Vi sono degli aspetti assolutamente unici che la caratterizzano, primo fra tutti il coinvolgimento divino, senza la presenza di alcun intermediario. Annunciandola il Signore è abbastanza vago, senza fare riferimento esplicito alla morte dei primogeniti. Mosheh poi, istruendo il popolo, è più preciso, e riportando le parole divine, che non troviamo in precedenza, afferma che il Signore, kachatzot ha-layla, intorno alla mezzanotte, uscirà nell’Egitto, e i primogeniti egiziani moriranno.
Tuttavia, scorrendo il testo a ritroso, ci ricorderemo che già prima dell’inizio delle piaghe Mosheh disse al Faraone che, se non avesse mandato via il popolo ebraico, primogenito del Signore, il suo primogenito sarebbe stato ucciso.
Già prima dell’inizio della storia il Signore ne svela l’epilogo.
Quando Mosheh preannuncia la piaga fa riferimento ad un momento preciso, che immaginiamo essere la mezzanotte, ma forse si può rendere anche come nel cuore della notte. Nella haggadah quegli eventi che si sono verificati a mezzanotte, sono avvenuti nel mezzo della notte. Non abbiamo delle prove certe che questi eventi si siano verificati esattamente a mezzanotte. Nel pensiero ebraico la mezzanotte, quando le lancette dell’orologio si allineano, non ha un significato specifico. Nella halakhah la metà della notte è un concetto artificiale, volto a distogliere le persone dal peccato, come per la lettura dello Shemà della sera, che potrebbe essere recitato tutta la notte.
E’ possibile che nella decima piaga l’elemento centrale sia semplicemente il suo avvenire di notte. Le ultime tre piaghe sono legate fra di loro dall’elemento dell’oscurità. Le cavallette e il buio oscurano la terra. L’ultima piaga avviene durante la notte. Le sette piaghe precedenti non sembrano avere un legame particolare con il giorno e la notte. Perché ora questo aspetto diviene importante?
Uno scambio singolare fra il Faraone e Mosheh può gettare luce su questa domanda. Preannunciando la piaga delle cavallette, Mosheh e il Faraone discutono sull’opportunità di far partire i giovani nel deserto. Il Faraone minaccia Mosheh dicendo che nel deserto avrebbero trovato Ra’ah di fronte a loro. Che interesse aveva il Faraone a dire che agli ebrei nel deserto sarebbe andata male, così come intendiamo da quella espressione? E’ possibile piuttosto che in questo modo il Faraone volesse preannunciare qualche terribile calamità.
Rashì riporta un’interpretazione che associa il termine alla divinità egiziana Ra, rappresentato da una stella minacciosa che porta sangue e morte. La divinazione del Faraone aveva previsto che nel deserto si sarebbe visto del sangue, e questa sarebbe stata la vittoria di Ra. Questa lettura sembra confermata da Mosheh stesso, quando cerca di convincere D. sulla scarsa opportunità di distruggere il popolo ebraico inseguito al peccato del vitello d’oro. Se il popolo ebraico fosse distrutto, gli egiziani attribuirebbero la cosa a Ra. Il Faraone in questo modo avrebbe ottenuto la sua vittoria postuma. L’argomentazione di Mosheh si mostra decisiva.
Nell’ultima piaga vi è un elemento che siamo portati a non notare, ma che il Signore preannuncia: vi sarà un giudizio (shefatim) nei confronti delle divinità egiziane. Le piaghe non toccano solo l’economia e la società egiziane, ma anche la religione.
Sin dall’inizio le divinità egiziane, primo fra tutti il Nilo, vengono umiliate. Gli egiziani dovevano vedere disfarsi la loro visione del mondo. Il Nilo tramutato in sangue era il segno che la loro divinità era stata ferita, e che forse stava morendo. Mosheh va a parlare dal Faraone quando si trova nel Nilo. Il Faraone è minacciato in quanto D. del Nilo, e alla fine invoca la sua divinità più potente, Ra, la divinità del sole.
Le ultime tre piaghe sono un attacco alle credenze più centrali degli egiziani. Attraverso di esse la reputazione di Ra viene letteralmente eclissata. L’ultima piaga viene nel cuore della notte, nel momento che gli egiziani temevano di più. E proprio allora gli ebrei divengono liberi.
Il Midrash dice che dopo la piaga il Faraone andò nel quartiere ebraico in cerca di Mosheh e Aharon, per pregarli di andare subito, ma questi sdegnati risposero “siamo forse dei ladri, che si aggirano nella notte? Andremo di mattina!”. Il primo atto di libertà è decidere di non partire quando il Faraone si pronunciò in questo senso. Hanno marciato uscendo dall’Egitto quando la divinità del sole era considerata più potente. Non c’era margine di errore: giorno o notte, mezzanotte o mezzogiorno, le divinità egiziane sono impotenti, prive di significato.
