(da una derashah di Rav Ari Kahan)
Quando Ya’aqov si scontrò con una creatura enigmatica e senza nome il suo nome venne tramutato da tale creatura da Ya’aqov a Israel. Il cambiamento viene poi riaffermato, alcuni capitoli dopo, da D. stesso. Ma le cose non sono così semplici come sembra. Altre figure nel Tanakh cambiano nome, ma nel momento in cui subentra il nuovo nome, il vecchio decade. Avram diviene Avraham, ma una volta cambiato il nome non tornerà indietro. Per la halakhah è vietato chiamare Avraham Avram. Il Ba’alè ha-Tosafot sostiene che con la milah Avraham abbia subito una metamorfosi. La milah faceva parte della sua conversione. Ultimato il processo, la vecchia identità venne cancellata.
Per Ya’aqov non è così: il primo nome continua ad essere utilizzato, tanto che non comprendiamo perché dovremmo parlare di un cambio di nome; piuttosto si dovrebbe parlare di una aggiunta.
Il fenomeno va investigato maggiormente, abbiamo varie spiegazioni, ma fatichiamo a trovarne una che si adatti pienamente ad ogni occorrenza. I vari approcci non si autoescludono, e a volte possono essere considerati complementari, dandoci un quadro complessivo maggiore rispetto alla somma delle parti.
Secondo Rashì l’ambito di riferimento è quello della forza: il nome Ya’aqov rimanda alla sottomissione, Israel alla vittoria e alla supremazia. Secondo il Meshekh Chokhmah la differenza è quella fra Ya’aqov l’individuo e Israel che rappresenta l’identità nazionale. D si rivolge ad Israel quando sono in ballo questioni di portata nazionale. Il Netziv suggerisce che vi sia un aspetto più terreno, Ya’aqov, e una sovrannaturale, Israel. Non potendo gli esseri umani agire in un ambito puramente spirituale, è necessario che sussistano entrambe le dimensioni.
Ognuna di queste letture indica che nella vita di Ya’aqov vi sono delle tensioni irrisolte, che si traducono in una doppia identità.
Anche gli altri patriarchi vissero delle tensioni e dei conflitti, ma queste vennero risolte. C’era una tensione nella vita di Avraham circa lo status di vera moglie fra Sarà e Hagar, ma la tensione si risolve con la cacciata di Hagar. Ugualmente la dualità fra Yitzchaq e Ishma’el viene subito chiarita. Le ambiguità si risolvono talmente tanto rapidamente che, se pensiamo alla vita di Avraham, ci sembra quasi che non siano esistite. Lo stesso vale per Yitzchaq. Chi è il “vero” figlio, Ya’aqov o ‘Esav? La tensione dura appena un capitolo, ma viene risolta.
Per Ya’aqov non è così: chi è la vera moglie, Leah o Rachel? E’ quella che ha amato per prima? Quella che gli ha dato più figli? Quella che è sepolta con lui? E poi, chi è il figlio principale, Yosef o Yehudah? E il suo nome, Ya’aqov o Israel?
La sua vita è piena di tensioni irrisolte, e in questi conflitti emerge la sua vera identità. Ciascuno dei patriarchi ha un’identità spirituale definita: Avraham è il chesed, Yitzchaq il din, Ya’qov è conosciuto come tiferet o rachamim. Si tratta di una identificazione arbitraria o c’è una relazione intrinseca? Il rachamim di Ya’aqov è la fusione del chesed di Avraham e del din di Yitzchaq.
Secondo il Gaon di Vilna Ya’aqov è chiamato tam perché rappresenta un meraviglioso equilibrio. Rachamim viene da rechem, utero. E’ l’amore incondizionato, come quello di una madre per suo figlio. Lo ama anche se il parto le ha portato molto dolore e sofferenza di allevarlo.
Pochi come Ya’aqov hanno sperimentato cosa vuol dire soffrire per via dei figli. L’insubordinazione di Reuven, le avventure di Shim’on e Levi, gli abusi subiti da Dinah, la scomparsa di Yosef, la potenziale perdita di Byniamin.
Per alcuni Rachamim è la sintesi di chesed e din. Per altri non si deve parlare di sintesi, ma di simbiosi. Chesed e din sopravvivono e rimangono distinti in lui, che rappresenta il baricentro, che sostiene la struttura, fornisce gli strumenti per la redenzione all’inizio dell’inevitabile esilio.
L’altro grande conflitto irrisolto è quello delle mogli. Secondo lo Zohar Rachel era la moglie di Ya’aqov, mentre Leah è la vera moglie di Israel. Per questo, dice il Megalleh ‘Amuqot, quando Ya’aqov torna in terra di Israele e riceve il nuovo nome, Rachel muore. Quando Ya’aqov si eclissa, scompare la sua anima gemella.
Nell’unione di Ya’aqov e Rachel troviamo un accostamento di simili che non troviamo negli altri patriarchi. Avraham e Rivqah rappresentavano il chesed, Sarah e Yitzchaq il din. Sia Ya’aqov che Rachel rappresentano il chesed, e non vi sarebbero dovute essere le tensioni che caratterizzarono le generazioni precedenti.
Ma qualcosa andò storto, perché un’altra coppia, destinata ad unirsi, non si formò mai: ‘Esav e Leah. ‘Esav voltò le spalle al piano divino, e deve essere in qualche modo rimpiazzato. E qui subentra Israel.
Ya’aqov e Rachel avrebbero dovuto edificare la propria casa sul chesed, ‘Esav e Leah sul din, ma non avvenne. Ya’aqov deve farsi carico della mancanza di ‘Esav, acquisendone la primogenitura e la benedizione intende svolgerne la funzione.
Deve reinventarsi, vivendo una doppia vita e sposando due donne. Riceve il nuovo nome rientrando in Israele dopo aver costruito la propria famiglia e dopo essersi arricchito, dopo aver portato a compimento le benedizioni di ‘Esav.
Questa identità verrà messa in crisi quando inizierà la sottomissione in Egitto. I figli di Ya’aqov, vendendo Yosef, hanno voltato le spalle completamente al chesed, senza intravedere la tragedia che ne sarebbe derivata.
La schiavitù, per via delle preghiere di Ya’aqov, fu più breve del previsto. Secondo una tradizione durò appena 86 anni, il valore numerico del nome Eloqim, e gli anni di Miriam quando il popolo uscito dall’Egitto. Non sarebbe potuta essere più lunga. Un altro istante sarebbe stato fatale. In questa schiavitù accorciata troviamo una manifestazione di rachamim.
Il decreto divino non viene cancellato del tutto, ma viene mitigato, o perché subirono la schiavitù per minore tempo o perché, come dice la ghemarà, Ya’aqov sarebbe dovuto scendere in Egitto in catene, e non con tutti gli onori.
Il popolo ebraico tuttavia lasciò l’Egitto troppo presto. Un altro esilio e un’altra redenzione saranno necessari per garantire dei risultati permanenti.
Nel frattempo, Ya’aqov e Israel si alterneranno, ma la seconda redenzione sarà talmente tanto risolutiva da far sembrare l’uscita degli ebrei dall’Egitto un episodio secondario, e allora il nome Israele diverrà quello principale.
E quando si ritornerà dall’esilio, Rachel sarà vista come la madre di tutto Israele, unendo gli attributi dissonanti e riunendo tutte le tribù di Israele. I figli di Leah potranno temperare il din con il chesed, dando luogo a rachamim. Allora le tensioni saranno risolte. Viviamo in un mondo che si concentra sulle differenze, ma nell’età messianica Ya’qov e Israel, Rachel e Leah saranno una cosa sola, e il popolo ebraico sarà uno.
