Nel Midrash Rabbà si racconta che un giorno, mentre R. ‘Aqivà spiegava la sua lezione, la classe dei suoi discepoli dormiva. Con l’intento di risvegliarli, il Maestro pose loro il seguente quesito all’improvviso. “Perché Ester, meritò di regnare su 127 province (tanto grande era l’Impero Persiano)? Per i meriti di Sarah che visse 127 anni”. Il Midrash suscita almeno due interrogativi: 1) Cosa c’entra Ester con Sarah, aldilà della pur evidente coincidenza numerica? 2) Perché R. ‘Aqivà scelse proprio quest’argomento per risvegliare i suoi allievi?
Alla seconda domanda rispondo subito. R. ‘Aqivà visse in un’epoca tribolata di persecuzioni da parte dei Romani. E’ difficile pensare che i suoi discepoli si annoiassero alle parole di cotal Maestro. E’ più legittimo ritenere che cercassero una consolazione dai mali del presente. Contando sulla somiglianza grafica della resh con la daled, il verbo le’oreram (=per risvegliarli) può essere letto come se fosse le’odedam (=per incoraggiarli). Portando l’esempio di Ester e Sarah vissute a tante generazioni di distanza l’una dall’altra R. ‘Aqivà avrà probabilmente voluto trasmettere l’idea che ci può volere anche molto tempo per vedere la ricompensa delle nostre azioni. Ma questo non deve indurci alla disperazione. Serve tanta pazienza.
Esattamente 80 anni fa, il 7 novembre 1938 un ebreo polacco di nome Ghrynzspan sparò al segretario dell’ambasciata del Terzo Reich a Parigi, Ernst von Rath. La morte di quest’ultimo, avvenuta due giorni dopo, suscitò la pesante rappresaglia tedesca. Nella notte che seguì, fra il 9 e il 10 novembre, in tutta la Germania e l’Austria furono incendiate 191 Sinagoghe, altre 76 furono gravemente danneggiate, 30.000 ebrei furono arrestati, 815 negozi di loro proprietà furono distrutti: dal rumore delle vetrine in frantumi quella notte passò alla storia con il nome di “Notte dei Cristalli”. Personalmente mi impressiona soprattutto l’incredibile capacità di coordinamento di tante forze, in un’epoca in cui si comunicava solo mediante il telegrafo e a mala pena con il telefono: in una sola notte! Quella notte è considerata l’inizio della Shoah.
Persero la vita negli scontri 36 ebrei. Un numero simbolo. E’ il numero delle vittime del primo tentativo da parte di Yehoshua’ di conquistare ‘Ai, ma non voglio ora approfondire l’argomento. E’ anche il numero dei Giusti di ogni generazione, secondo una tradizione talmudica. Ma soprattutto è il numero complessivo dei lumi di Chanukkah dalla prima all’ultima sera (senza gli shammashim). Chanukkah è la prossima festa, dal momento che questa settimana comincia il mese di Kislew: ora come 80 anni fa. La Parashah odierna si apre con la morte di Sarah e si chiude con la morte di Avraham. In quest’ultimo capitolo ricorre la parola elleh (=questi). Elleh ritorna come prima parola della Parashah di Shabbat prossimo, Toledot (=generazioni), dove si parla della discendenza di Avraham dopo di lui, dove si mette in cantiere il futuro del popolo ebraico. Elleh ha il valore numerico di 36. Essa è formata dalle lettere alef-lamed-he. Le stesse che, in ordine diverso, costituiscono le iniziali di tre parole chiave della Meghillat Ester. Le parole con cui a Purim, l’ultima delle feste bibliche, si annuncia la più importante delle feste post-bibliche: LaYehudim hayetah orah: “E per gli Ebrei fu luce”: la luce di Chanukkah.
Il messaggio di R. ‘Aqivà ai suoi allievi risulta ora più chiaro. Ester poté diventare regina su un impero così vasto e salvare dallo sterminio ogni singolo ebreo di ciascuna delle sue 127 province, dalla prima all’ultima, per il merito del fatto che Sarah seppe vivere ogni singolo istante dei suoi 127 anni per fare il bene. Per questo non dobbiamo perdere il nostro tempo: non è il caso di assopirsi. Occorre anzi una vigilanza da parte di ciascuno di noi in tutti i sensi. Solo mediante questa vigilanza supereremo gli ostacoli della Storia e verremo ricompensati nel futuro e mediante il futuro.
