וְנָתַתָּ֖ אֶל־הָאָרֹ֑ן אֵ֚ת הָעֵדֻ֔ת אֲשֶׁ֥ר אֶתֵּ֖ן אֵלֶֽיךָ׃
Shemot 25, 16: E consegnerai nell’Aron la Testimonianza che ti consegnerò.
כֹּהֵן גָּדוֹל -אֵינוֹ חַיָּב לְהָעִיד. אֶלָא עֵדוּת שֶׁהִיא לְמֶלֶךְ יִשְׂרָאֵל בִּלְבַד – הוֹלֵךְ לְבֵית דִּין הַגָּדוֹל וּמֵעִיד בָּהּ. אֲבָל בִּשְׁאָר הָעֵדֻיּוֹת, פָּטוּר
Maimonide, Hilkhot ‘Edut 1, 3: Secondo la Halakhah “il Kohen Gadol non è tenuto a testimoniare in tribunale (perché si tratterebbe di una diminuzione del suo prestigio), a meno che non si tratti di difendere il Re d’Israel. In tal caso egli si reca in tribunale a testimoniare. Ma da tutte le altre testimonianze egli è esente”. Interpretando la regola metaforicamente, il popolo d’Israele è stato chiamato nella Parashat Yitrò “reame di kohanim”: assume il ruolo di Sommo Sacerdote dell’umanità e in quanto tale è chiamato a testimoniare a favore del S.B., Re d’Israel!
Dopo aver ricevuto i Dieci Comandamenti nella Parashat Yitrò e le prime Mitzwot che regolano le relazioni interne nella Parashat Mishpatim, vengono ora date le disposizioni per la costruzione del Mishkan nel deserto, simbolo della Presenza Divina in seno al popolo. Secondo una tradizione il Mishkan fu prescritto all’indomani del giorno di Kippur, allorché fu perdonata la trasgressione del Vitello d’Oro. Al centro ideale del Mishkan sarebbe stato collocato l’Aron, l’Arca. L’Aron, peraltro, è un contenitore valorizzato dal suo contenuto. Di cosa si tratta? Che cosa testimonia fisicamente del D. d’Israel?
Secondo la maggior parte delle opinioni l’Aron avrebbe contenuto tre oggetti: 1) i rottami delle prime Tavole (shivrè luchot), rotte da Moshe alla vista del Vitello e conservate come monito perpetuo dell’accaduto; 2) le seconde Tavole con i Dieci Comandamenti, con cui Moshe scese dal monte Sinay il giorno di Kippur e 3) il Sefer Torah che Moshe avrebbe scritto al termine della sua vita, quarant’anni più tardi, alla vigilia dell’ingresso del popolo nella Terra Promessa.
Va escluso che rottami possano testimoniare: la ‘edut è efficace solo se integra. Inizialmente per le prime Tavole non era previsto un Aron del tutto. Nachmanide (a Devarim 10, 1) ipotizza la ragione proprio nel fatto che H. già sapeva che Moshe le avrebbe spezzate. Più efficace la spiegazione di Shadal. Le prime Tavole avrebbero dovuto essere esposte coram populo; solo dopo la trasgressione si ravvisò la necessità di conservarne la memoria in un luogo “protetto”. In ogni caso, la testimonianza del D. di Israel non poteva essere legata al ricordo di un atto di idolatria.
Resta a questo punto da decidere fra le seconde Tavole con i Dieci Comandamenti e il Sefer Torah. Rashì propende apparentemente per la seconda ipotesi:
העדת. הַתּוֹרָה, שֶׁהִיא לְעֵדוּת בֵּינִי וּבֵינֵיכֶם שֶׁצִּוִּיתִי אֶתְכֶם מִצְווֹת הַכְּתוּבוֹת בָּהּ
“Si tratta della Torah, che costituisce ‘edut fra Me e voi del fatto che vi ho comandato le Mitzwot scritte in essa”. Ma gli altri commentatori non sono d’accordo, per varie ragioni. Il Sefer Torah sarebbe stato scritto da Moshe solo molti anni dopo. Inoltre, secondo una tradizione, esso non sarebbe stato conservato dentro l’Aron, ma su una mensola laterale. Gli esegeti a partire da suo nipote Rashbam:
את העדת- הלוחות שהם עדות וברית בין הקב”ה לישראל ולכך נקראו לוחות הברית
ritengono pertanto che la ‘edut fosse offerta dalle seconde Tavole, “testimonianza e patto fra il S.B. e Israel: pertanto chiamate ‘Tavole del Patto’ (luchot ha-berit)” sebbene queste fossero limitate alla scrittura dei Dieci Comandamenti e non di tutta quanta la Torah. Nota R. David Pardo (Maskil le-David)
העדות התורה וכו׳ אין כוונת הרב על הס״ת דהא אפילו למ״ד שגם הוא היה בארון מ״מ לא נכתב עד סוף המ׳ שנה. אלא ללוחות קרי להו תורה וכדכתב רש״י גופיה בפ׳ פקודי על פ׳ ויתן את העדות הלוחות ותדע דהכא נמי מסיים בה שהוא לעדות שצויתי אתכם מצות הכתובות בה ואי קאי על כל מצותיה של תורה הרי באותו זמן עדיין רובן לא נצטוו והול״ל שאצוה ולא שצויתי א״ו אעשרת דברות קאי שהם לעדות על כל התורה שהרי שמעום בסיני מפי הגבורה ממש
che Rashì stesso, commentando quanto la Torah narrerà più tardi a proposito della conclusione del progetto testé iniziato:
וַיִּקַּ֞ח וַיִּתֵּ֤ן אֶת־הָעֵדֻת֙ אֶל־הָ֣אָרֹ֔ן
Shemot 40, 20: “E (Moshe) prese e consegnò la ‘edut all’Aron” scriverà che si tratta delle Tavole.
Peraltro tradurre ‘edut con “testimonianza” è solo una delle ipotesi plausibili. R. Bachyè spiega di conseguenza perché le Tavole fossero due, come almeno due devono essere i testimoni per convalidare un’asseverazione in tribunale. Ma non è l’unica lettura. Lo stesso verbo he’id, se adoperato con la proposizione be- può assumere un diverso significato nell’ambito giuridico. Commenta Shadal:
עדות: ענינו תורה מל’ העד העיד בנו האיש, וכל תורה היא אזהרה והתראה
“Per ‘edut si intende hatraah (avvertimento), come nel versetto: “l’uomo ci ha avvertito…” (Bereshit 42), perché questo è il significato della parola Torah”. Per Shadal non può trattarsi solo dei Dieci Comandamenti, dal momento che questi non presentano avvertimenti del tipo: “se farai così…, se farai colà…” comuni ed essenziali nel resto della Torah. Egli recupera in modo originale l’interpretazione di Rashì. Nella Halakhah la hatraah è l’avvertimento che i testimoni devono rivolgere a colui che sta per commettere un delitto capitale sulla pena esatta cui va incontro, altrimenti non potrà essere condannato. Secondo la lettura di Shadal questo concetto è alla base di tutta quanta la Torah: informare l’essere umano sulle conseguenze dei suoi atti. La differenza fra “testimonianza” e “avvertimento” sta forse nel fatto che la prima si riferisce agli atti passati, la seconda agli atti futuri.
Una terza interpretazione affatto diversa della parola ‘edut ci è fornita dal commento Ha-Ketav we-ha-Qabbalah: secondo questo scritto ottocentesco il termine può essere ricondotto alla stessa radice di ‘adì che significa “gioiello”. Lo stesso commento conclude che in realtà tutte le interpretazioni date fin qui si accordano:
ובאמת כלהו פירושי איתנהו במלת עדות בבחינות שונות, מצד עצם המכתב הוא אזהרה, ומצד גודל ערך חומרם הם עדי ותכשיט, ומצד שממנו נשמעו דברות אל חי, כמ”ש ודברתי אתך מעל הכפורת מבין שני הכרובים אשר על ארון העדות, הן עדות וראיי’ שהשכינה בישראל
“Dal punto di vista della natura del messaggio la Torah è un avvertimento, dal punto di vista del suo valore essa è un gioiello e dal punto di vista di Colui che scrive essa è una testimonianza e una prova che la Shekhinah (Divina Presenza) alberga in Israel”.
Da ultimo il commento He’ameq Davar suggerisce un’ulteriore lettura: ‘edut da connettersi con ya’ad e yi’ud, meta e destino comuni:
העדות. מלשון יעוד שהם מחברים את הקדוש ברוך הוא וישראל
La comunità ebraica è chiamata ‘edah, nel senso che “associa insieme il S.B. con Israel” attraverso la Torah verso la realizzazione di uno scopo comune di qedushah. Personalmente aggiungo un’ulteriore ipotesi che le riassume tutte. ‘Edut è un sostantivo astratto da connettersi con la preposizione ‘ad (“fino”): scopo della Torah è evidenziare all’uomo i suoi limiti. La più intelligente delle creature potrebbe eccedere. L’insegnamento Divino ci insegna entro quali ambiti siamo autorizzati a muoverci. In questo senso comprendiamo perché sia adoperato il verbo “consegnare all’Aron” anziché semplicemente “mettere nell’Aron”: vuol rendere l’idea che la ‘edut è il dono più grande che il S.B. avrebbe potuto farci (Or ha-Chayim).
“Shabbat Shalom” della Scuola Rabbinica Margulies Disegni di Torino
