Shemot 13, 17-18: E accadde allorché il Faraone espulse il popolo, D. non li condusse attraverso la terra dei Filistei benché fosse più vicina. Infatti D. aveva detto che si doveva evitare che il popolo cambiasse idea vedendo guerra e tornassero in Egitto. D. fece girare il popolo attraverso il deserto del Mar Rosso, benché armati fossero saliti i Figli di Israel dalla Terra d’Egitto.
Avot 1, 1: …Gli uomini della Grande Assemblea erano soliti dire tre cose: … fatevi molti discepoli…
Nella prima Mishnah dei Pirqè Avot i Maestri dicono di farsi molti discepoli, perché alla moltiplicazione degli scolari (ribbuy talmidim) corrisponde una moltiplicazione della Torah (ribbuy Torah), esattamente come utilizzando un lume acceso per attizzarne altri quante più sono le candele accese tanta più luce ci sarà senza che il lume originario (fuor di metafora, il Maestro) perda di intensità (cfr. Rashì a Bemidbar 11, 17). R. Binyamin ha Kohen Vitale da Reggio Emilia (Rabakh, nato ad Alessandria in Piemonte nel 1651) scrive nel suo commento Avot ‘Olam che se la Comunità è oggettivamente piccola occorre compensare lo scarso numero di allievi con un monte ore di lezione superiore (le-harbeh sha’ot).
Questo è il senso del primo versetto della Parashah, su cui i commentatori pongono due domande: 1) perché il S.B. sembra aver cambiato idea in corso d’opera rispetto a una diversa programmazione originaria, per cui in definitiva D. li indirizzò per la via più contorta (derekh ‘aqumah) anziché quella più diretta (derekh peshutah, Rashì)? 2) Come metterla con le guerre di ‘Amaleq e dei Cananei, che i nostri Padri effettivamente incontrarono lungo il viaggio?
Alla prima domanda si può rispondere che non appare nel testo da nessuna parte che questa non fosse già l’idea originaria del S.B. che ben conosceva il suo popolo. Alla seconda domanda alcuni rispondono che i Cananei costituivano un pericolo a destinazione e non durante il viaggio, mentre gli Amaleciti hanno attaccato proditoriamente al di fuori di qualsiasi schema territoriale (Or ha-Chayim), ma è una risposta debole.
Meglio interpretare metaforicamente e asserire che le guerre qui paventate sono le guerre contro il proprio istinto che il popolo ebraico, provato a lungo dalla dura schiavitù egiziana, non sarebbe stato in grado di affrontare (Perì Tzaddiq di R. Tzadoq ha-Kohen da Lublino) neppure facendo uso delle “armi” di cui disponevano, cioè dei cinque libri della Torah (chamushim da chamesh: Kli Yeqar). A meno che non si sottoponessero a uno “stage” prolungato! Shadal spiega che l’intento del S.B. altro non era fin dai primordi che tenere agganciato il popolo al proprio Maestro (Moshe) il più a lungo possibile, realizzando lo scopo del Rabakh, cosa che non sarebbe stata possibile se esso fosse pervenuto in fretta alla Terra Promessa, dove inevitabilmente si sarebbe sparpagliato.
“Shabbat Shalom” della Scuola Rabbinica Margulies Disegni di Torino
