È consuetudine a Shavuot leggere il Libro di Rut, il secondo libro delle cosiddette Chamesh Meghillot (cinque rotoli), che racconta la storia di una donna moabita, Rut, che si convertì all’ebraismo e alla fine divenne la bisnonna del re Davide. Una famosa spiegazione per questa usanza è che il re Davide nacque e morì a Shavuot, per questo sarebbe opportuno leggere e studiare in questo giorno la “Meghillah” che racconta il suo background e il suo lignaggio.
Potrebbe esserci, tuttavia, una ragione più profonda per questa usanza, che tocca uno dei temi e dei messaggi essenziali di questa festa.
Nel libro, leggiamo che Rut sposò un uomo di nome Boaz che, come spiegato dai commentatori, era il principale studioso della Torah del suo tempo. Ma quel matrimonio fu pieno di controversie. La Torah (Deuteronomio 23:4) prescrive che le persone della nazione di Moab, anche se convertite, non possano sposare un ebreo. A quanto pare, quindi, a Boaz fu all’inizio proibito di sposare Rut, una convertita della nazione di Moab. Boaz convocò un gruppo di maestri per discutere la questione e conclusero che Rut era in effetti ammissibile per il matrimonio. Una tradizione orale insegnava che il divieto di sposare i convertiti moabiti si applicava solo ai maschi. Una donna moabita convertita, invece, poteva sposare un uomo ebreo e allora, Boaz, fu autorizzato a sposare Rut.
I commentatori, riferiscono inoltre che questa controversia sorse di nuovo più tardi, durante la vita di Davide. I suoi avversari screditarono il suo lignaggio, sostenendo che, come prodotto di questa discutibile unione tra Boaz e Rut, Davide non era idoneo a sposare una qualsiasi ragazza del popolo ebraico, per non parlare di assumere la corona del re. Questa controversia fu portata agli studiosi dell’epoca che erano pronti a emettere una sentenza ufficiale che squalificava Davide dal matrimonio. Proprio in quel momento, uno altro studioso di nome Amasa Ben Yeter, si alzò e dichiarò di aver ricevuto una tradizione orale dal profeta Samuele secondo cui una donna moabita convertita è ammessa al matrimonio. Il profeta Samuele, riferì Amasa, aveva ricevuto questa tradizione dai suoi predecessori, in una catena ininterrotta risalente fino a Mosè.
La storia di Rut trasmette una lezione fondamentale riguardo alla Torah. Se non fosse per la Torah Shebeal Peh, la nostra tradizione orale, l’eterna linea reale della nostra nazione sarebbe illegittima. È solo la tradizione orale che ci permette di considerare il re Davide un membro legittimo della nostra nazione. Senza di esso, il regno di Davide e Salomone non sarebbe stato possibile e perfino il Re Messia, che arrivi presto ai nostri giorni, non sarebbe idoneo a governare.
Il Libro di Rut, dimostra che senza la Torah orale è che non avere anche la Torah scritta. La Torah scritta non ha senso senza la tradizione interpretativa che Mosè ha ricevuto sul Sinai, che ha trasmesso a Giosuè, cha ha trasmesso ai Profeti, cha hanno trasmesso agli Anziani, che hanno trasmesso ai membri della Magna Congergazione.
Questo è un messaggio fondamentale da ricordare mentre celebriamo Shavuot. Questa festa commemora il ricevimento della Torah scritta e orale, contemporaneamente. Non è sufficiente studiare i cinque libri della Torah, e nemmeno quello dei Profeti, dobbiamo impegnarci anche nello studio della Torah orale, ora canonizzata nella Mishna, nel Talmud, nel Midrash e in tutti i testi di Halakhah di tutti i tempi. Senza questi, non potremmo mai comprendere adeguatamente la Torah scritta. Con la sola Torah scritta, squalificheremmo Davide dalla regalità. Dobbiamo conoscere e comprendere la tradizione orale per comprendere e applicare adeguatamente le parole della Torah.
Questo potrebbe anche essere un ulteriore motivo per cui la Torah scritta non assegna una data alla festa di Shavuot. Invece di dirci che questa festa cade il 6 di Sivan, la Torah prescrive che dobbiamo celebrarla dopo sette settimane da Pesach a partire da “dopo lo Shabbat” (Levitico 23:15). La setta dei Sadducei, che negava la tradizione orale, interpretò che Shavuot doveva essere osservato sette settimane dopo la prima domenica dopo il primo giorno di Pesach. La tradizione orale, invece, insegna che “Shabbat” in questo versetto si riferisce proprio al primo giorno di Pesach pertanto noi celebriamo Shavuot il cinquantesimo giorno dopo Pesach.
Risulta quindi che la data di Shavuot dipende dalla tradizione orale e ciò rafforza l’idea che in questa festa si celebra la nostra accettazione sia della Torah scritta sia di quella orale.
L’essenza dell’ebraismo risiede nello studio di tutta la Torah, in tutte le sue forme. Shavuot è il momento per impegnarci a scegliere e fissare un tempo stabilito per lo studio della nostra Torah, un prerequisito necessario per l’accettazione del dono ricevuto che celebriamo in questa festa speciale, Chag Shavuot Sameach e Shabbat Shalom
