“Perché, Eterno, dovresti essere infuriato con il tuo popolo, che hai fatto uscire dal paese d’Egitto con Koach Gadol/grande forza e mano potente?” (Esodo 32:11). In seguito al peccato del vitello d’oro, Dio decretò che i figli d’Israele dovessero essere annientati, ma Mosè intervenne con successo in loro favore e il Signore annullò il Suo decreto.
Rabbi Moshe Alshich (1508-1593) solleva la questione di come Mosè possa aver descritto il Signore come Colui che portò i figli d’Israele fuori dall’Egitto “con grande forza”, parole queste che implicherebbero il fatto che l’Esodo comportò un certo grado di sforzo da parte del Signore.
E’ inutile dire che il Signore può fare tutto ciò che desidera senza alcuno sforzo, allora, qual è il significato di questo versetto, che parla di Dio che salva i figli d’Israele “con grande forza”?
Rabbi Moshe Alshich nota che questa domanda sorge anche riguardo all’insegnamento del Talmud (Pesachim 118a) secondo cui il sostentamento di una persona è “difficile come la spaccatura del mare”. Altrove (Sanhedrin 22a), il Talmud commenta in modo simile che abbinare le coppie per il matrimonio è “difficile come la spaccatura del mare”.
Anche queste fonti implicano – a prima vista – che il Signore debba faticare per realizzare determinate cose, una conclusione che – chiaramente – non può essere presa in considerazione nemmeno per un momento.
L’Alshich spiega che la “difficoltà” implicita è la concessione di Chesed/benignità da parte del Signore a coloro che non sono, in senso stretto, degni di questa concessione. Quando il Signore cerca di benedire una persona con mezzi di sussistenza agiati, scrive l’Alshich, i misfatti di quella persona si ergono come soldati per bloccare quella benedizione. Allo stesso modo, qualcuno potrebbe non meritare un matrimonio felice e appagante perché non si comporta come dovrebbe. Ma il Signore ha la “forza” per superare questi ostacoli, per concedere Chesed/benignità alle persone anche quando fanno di tutto per ostacolare la volontà divina.
Nella Sua infinita misericordia e compassione, Dio ascolta le nostre preghiere, ed è pronto a concederci ciò di cui abbiamo bisogno nonostante i nostri errori siano davanti a Lui come nostri testimoni d’accusa. Ma finché ci rivolgiamo a Lui con sincerità e con il desiderio di servirLo, Egli è pronto a perdonarci per le nostre malefatte e a concederci benedizioni e felicità.
I Maestri insegnano che mentre i figli d’Israele erano intrappolati tra il mare e i carri dell’esercito egiziano che li inseguiva, gli angeli sostenevano che non meritavano un miracolo, perché loro, come gli egiziani, adoravano gli idoli in Egitto. Tuttavia, Dio ascoltò le preghiere dei figli d’Israele e divise il mare per salvarli.
Questo, spiega l’Alshich, fu il contenuto della supplica di Mosè dopo il peccato del vitello d’oro. Il “pastore fedele”, ha voluto evidenziare il fatto che il Signore aveva portato i figli d’Israele dall’Egitto con grande “forza”, la forza del perdono usata per cancellare i gravi peccati del passato. Pertanto, Mosè si contrappone al decreto divino di distruzione dicendo che il Signore poteva perdonarli anche adesso, dopo il grave peccato del vitello d’oro.
Rabbi Moshe Alshikh, vuole trasmettere un concetto fondamentale legato alla forza della preghiera, alla forza dell’interessarci del destino del nostro popolo. Non dobbiamo mai desistere dal pregare a causa dei nostri errori e dei nostri fallimenti. Anche se ci rendiamo conto di non essere degni della benedizione di Dio, siamo sempre in grado di fare appello alla Sua misericordia e compassione illimitate, Shabbat Shalom.
