“Ora Betzalel e Aholiav e tutti gli uomini abili, nei quali l’Eterno ha messo sapienza e intelligenza per saper eseguire tutti i lavori per il servizio del santuario, faranno secondo tutto ciò che l’Eterno ha ordinato” (Esodo 36:1). “Allora la nuvola coprì la tenda di convegno e la gloria dell’Eterno riempì il Mishkan/Tabernacolo” (Esodo 40:34).
Gli ultimi due brani del libro dell’Esodo che leggeremo domani, illustrano la costruzione del Mishkan, il Tabernacolo che doveva servire da luogo di incontro intimo tra il Signore e i figli d’Israele. Dopo le infuocate rivelazioni dal Monte Sinai, il Signore volle dimorare in un tranquillo santuario costruito dalla Sua nazione prescelta. Questo spazio sacro divenne il cuore delle offerte e dei rituali, trascinando il nostro popolo in un legame più profondo e intimo con il Creatore.
Tuttavia, mentre il Mishkan prende forma, emerge una nuova designazione: è chiamato Mishkan Haedut, il Tabernacolo della Testimonianza. Ciò suggerisce che il Mishkan non è semplicemente una dimora per il Signore, un centro per il culto dei sacrifici, serve anche come una forma di edut/testimonianza. Oltre al suo ruolo nel promuovere la connessione divina, porta un messaggio destinato a risuonare oltre i sui limiti perimetrali, parlando a un pubblico più ampio.
Questa dimora divina, si ergeva come una testimonianza di pentimento e di perdono. Nonostante avessimo profanato il Signore con la colpa del vitello d’oro, lui non abbandonò il Suo popolo ma entrò in una relazione di alleanza concedendo anche un percorso verso l’espiazione e la redenzione.
Il Mishkan testimoniò che il peccato non era una condanna a morte, ma una chiamata al ritorno. Un legame spezzato con il Signore poteva essere ripristinato e una sincera contrizione aveva il potere di ricucire anche le più profonde fratture tra l’uomo e il divino. Il Signore ora vuole offrire una via di ritorno, un mezzo di riparazione e rinnovamento. A differenza delle generazioni corrotte, come narrato nel libro della Genesi, che precipitarono in un completo collasso morale, ora diventa visibile un orizzonte di speranza oltre il peccato.
C’è un ulteriore livello nella testimonianza del Mishkan: una volta che il Signore ci scelse, rimaniamo eternamente la Sua nazione eletta attraverso ogni prova e tribolazione. Questa testimonianza storica, risponde anticipatamente a tutte le affermazioni che sarebbero emerse nel corso della storia, ovvero che il Signore aveva abbandonato il Suo popolo in favore di un altro. Non importano i nostri fallimenti, eravamo, siamo e saremo Suoi e Lui è il nostro Dio, anche quando vacilliamo. Fin dai primi momenti del nostro passato nazionale, siamo destinati a rendere testimonianza al mondo, una testimonianza di perdono e redenzione e una testimonianza dell’indistruttibile patto del Signore con i figli d’Israele. Essere ebrei significa essere testimoni.
Nel corso della nostra storia, non solo abbiamo servito da faro per il mondo, modellando fede e moralità per mezzo della Torah e delle mitzwoth, ma abbiamo anche reso testimonianza. Essere un faro, significa illuminare il mondo attraverso i valori che incarniamo, ispirando gli altri con una vita dignitosa devota al Signore e alle Sue mitzwoth. Essere testimoni, tuttavia, è più di un’ispirazione, è una prova storica, un’affermazione concreta di una verità fondamentale. La testimonianza va oltre il semplice servire come una luce guida, perché non è solo un ideale ma una realtà confermata da eventi storici. Offre prove concrete, dimostrando verità attraverso lo svolgimento della storia piuttosto che semplicemente ispirando attraverso l’esempio.
In questo momento della storia, siamo chiamati non solo a ispirare ma a rendere testimonianza, a offrire una testimonianza innegabile che possa riparare un mondo fratturato. Una cultura alla deriva, sganciata dalle sue fondamenta, ha un disperato bisogno di testimonianze che la aiutino a ripristinare il suo corso. Il mondo che ci circonda è in preda a una crisi esistenziale.
Assassini, mascherati da devozione religiosa, hanno commesso atti di indicibile ferocia, atrocità così orribili che un tempo credevamo che la civiltà moderna li avesse relegati nel passato. I loro crimini sono una profanazione del Signore, e la loro volontà di sterminare ogni ebreo, fuori e dentro Israele, è un’aggressione selvaggia contro la civiltà stessa. Ma per noi, il loro odio patologico non è una sorpresa. Lo abbiamo già visto prima. In ogni generazione, ci sono quelli che amad alenu lekhallotenu/si ergono contro di noi, determinati a cancellarci dall’esistenza. I volti cambiano, gli slogan cambiano, ma l’odio implacabile rimane lo stesso.
Ciò che è davvero scioccante, tuttavia, è la risposta di un mondo che si vanta della sua illuminazione e della sua coscienza morale. Persone presumibilmente intelligenti si sono schierate dalla parte dei barbari. Coloro che cercano la nostra distruzione hanno rianimato antichi luoghi comuni antisemiti mentre creavano nuovi libelli del XXI secolo, tornando a marchiarci e demonizzarci come causa di tutti i mali del mondo. Privi di qualsiasi verità storica, hanno distorto la realtà, trasformando le vittime dell’annientamento nazista in nuovi carnefici. Il mondo che credevamo fosse istruito, razionale e guidato da una bussola morale, si è rivelato essere qualcosa di completamente diverso: un mondo in preda alla follia, consumato dalle bugie, moralmente alla deriva e disposto a stare dalla parte del male.
In questo momento critico, siamo nuovamente chiamati a rendere testimonianza, questa volta, dei valori che sosteniamo e del modo in cui ci hanno sostenuto attraverso l’odio implacabile e lo spettro costante del genocidio. Ora siamo stati convocati a rendere testimonianza, non teologica o morale, ma culturale. La nostra resistenza è una testimonianza vivente della forza duratura di questi valori fondamentali. La forza più ovvia dietro la sopravvivenza ebraica è stata la nostra incrollabile “emunah”, la fiducia nel Signore e in quello Lui decide per noi e la nostra potente “mesirut nefesh”, il nostro impegno religioso.
La modernità, elevata a morale comune, ha messo da parte la fede e la religione, considerandole ostacoli all’individualismo e barriere alla libertà personale.
Ma senza fede in un Essere Superiore, non c’è morale, Shabbat Shalom.
