“Dal Dio di tuo padre e Lui ti aiuterà” (Genesi 49:25). L’ultimo brano del libro della Genesi, ci racconta delle speciali benedizioni che Giacobbe pronunciò per ciascuno dei suoi figli poco prima della sua morte. Nei cinque versi della benedizione dedicata a Giuseppe, Giacobbe usa un’espressione apparentemente strana: “meEl avikha weyazereka / dal Dio di tuo padre e Lui ti aiuterà” (49:25).
Rabbi Moshe Alshikh (1508-1593) notò che Giacobbe, per formulare la certezza della benedizione, avrebbe dovuto dire “El avikha yazereka / il Dio di tuo padre ti aiuterà”. La presenza della lettera “mem” in “meEl avikha / dal Dio del padre e della lettera di congiunzione “waw” in “weyazreka / e Lui ti aiuterà”, trasformerebbe la certezza della benedizione in un semplice auspicio. Qual è l’intento di Giacobbe nell’esprimersi in questo modo? Cosa vuole trasmetterci?
Per rispondere a queste domande, Rabbi Moshe Alshikh cita l’insegnamento del Talmud (Sukkah 52), che si basa sul verso di un Salmo (“il malvagio guarda verso il giusto e cerca di ucciderlo”; 37:32), secondo cui lo Yetzer Hara / l’inclinazione al male, agisce contro di noi ogni giorno, nel tentativo di induci a sbagliare. Il “malvagio” del Salmo è lo lo Yetzer Hara / l’inclinazione al male, che si sforza di provocare la rovina spirituale della persona giusta inducendola all’errore. Il Talmud dice poi che se non fosse per l’aiuto di Dio, non saremmo in grado di resistere alle sfide poste dalla nostra inclinazione al male. Ciò si deduce dal verso successivo dello stesso Salmo (37:33) che afferma: “Dio non lo lascia nelle sue mani e non lo condannerà quando sarà giudicato”.
Rabbi Moshe Alshikh solleva la questione sul perché sia necessario dire “non lo condannerà quando sarà giudicato”. Se l’individuo si astiene dal peccato e non soccombe alle lusinghe della sua inclinazione al male, non dovrebbe subire né un giudizio né una eventuale condanna.
In realtà, spiega l’Alshikh, la persona che si astiene dal male solo attraverso l’aiuto di Dio, dovrebbe essere ritenuto responsabile come se avesse commesso l’atto proibito. Poiché è stato Dio a dargli la forza e i mezzi per resistere alla tentazione, non dovrebbe ricevere alcun merito per essersi astenuto. Il verso insegna quindi che il Signore, nel Suo infinito amore e compassione, ci concede tutto il merito per i nostri successi spirituali, anche se sono stati resi possibili solo grazie alla Sua assistenza. Nonostante il fatto che dipendiamo dal Suo aiuto per resistere al nostro Yetzer Hara, il Signore ci ricompensa come se avessimo fatto tutto da soli.
Secondo Rabbi Moshe Alshikh, le strane parole della benedizione di Giacobbe a Giuseppe esprimono questo concetto. Giacobbe intendeva alludere alla prova cui Giuseppe fu sottoposto, quella della tentazione della moglie di Potifar che cercò di convincerlo ad avere con lei un rapporto proibito. Il Talmud (Sota 36b) racconta che Giuseppe aveva quasi ceduto alle sue avances ma ebbe la visione di suo padre Giacobbe che lo implorava di astenersi. Da questo racconto emerge quindi che Guseppe si sarebbe astenuto dal peccato solo grazie all’assistenza di Giacobbe senza la quale sarebbe caduto. Rabbi Moshe Alshikh afferma che questo è il significato delle parole “dal Dio di tuo padre e Lui ti aiuterà”, che il successo di Giuseppe nel resistere alla tentazione proveniva “da” suo padre Giacobbe, che intervenne per salvarlo, e che Dio – “weyazreka” – avrebbe comunque continuato a concedergli assistenza. Giuseppe, non sarebbe stato punito e non gli sarebbe stato negato mai l’amore e la grazia di Dio, nonostante il fatto che avesse bisogno dell’aiuto di suo padre per resistere alle tentazioni dell’inclinazione al male.
Ogni volta che affrontiamo qualsiasi tipo di sfida spirituale dovremmo affrontare queste prove con la consapevolezza che il Signore ci aiuterà sempre. Inoltre, dobbiamo ricordare che Dio apprezza i sacrifici che facciamo per superare queste sfide e per fare la cosa giusta. Lui è lì per aiutarci e sostenerci, ma questo non sminuisce in alcun modo la grandezza dell’impegno che mettiamo per rimanere sulla buona strada e astenerci da comportamenti contrari alla Torah e alla volontà divina, Shabbat Shalom.
