Simchàt Torà (pomeriggio)
Commentando l’ultima Parashah della Torah Sforno dice che la Berakhah finale di Moshe alle tribù è in funzione della loro presa di possesso della terra d’Israele dalla quale egli era personalmente escluso. Sforno ha sempre uno sguardo alla vita “politica” del popolo ebraico. Il fatto di coniugare insieme forme diverse di leadership ha garantito al nostro popolo la sopravvivenza. Due tribù sono state leader nella nostra storia: Yehudah (il re David!) ed Efrayim, discendente di Yossef. Yossef è paragonato a un toro, mentre Yehudah alla fine di Bereshit a un leone. Sforno dice che entrambi questi animali esprimono forza regale. Il Leone è il re delle chayyot (animali selvatici), laddove il Toro è re delle behemot (animali domestici). Secondo la Torah, in realtà, le behemot sono un sottoinsieme delle chayyot (Rashì a Wayqrà 12,1) e dunque il Leone è più potente del Toro. Solo per le aggressioni del Toro il padrone si limita a pagare mezzo danno finché il Toro cozza tre volte: perché soltanto allora è accertata la sua aggressività. La Mishnah su questo argomento afferma invece (Bavà Qammà 1,8) che il Leone è considerato aggressivo fin da subito per natura. In cosa consiste la differenza?
Osserviamo anzitutto i fratelli. Yehudah rivela fin da subito una leadership diretta, risolutiva, ottimistica, senza compromessi quand’anche si trattasse di mettere in gioco il proprio buon nome. A fronte della titubanza del primogenito Reuven decide la sorte dello stesso Yossef vendendolo in Egitto per risparmiargli i propositi omicidi di Shim’on e Levì e garantendo in questo modo una continuità a tutta la discendenza di Ya’aqov e ha convinto quest’ultimo ad affidargli Binyamin nel secondo viaggio dei fratelli in Egitto alla ricerca di cibo. Yehudah non esitò a riconoscere che Tamar aveva ragione sebbene l’ammissione poteva risultargli imbarazzante e infine, quando si trattò di affrontare il Mar Rosso prese l’iniziativa di lanciarsi dentro l’acqua finché questa gli giunse alla gola. Yossef, per contro, preferiva il politically correct. Fu l’artefice della sopravvivenza ebraica alla corte del Faraone. Ma quando si trattò di seppellire suo padre fu costretto a mandare a chiedere al re d’Egitto il permesso di assentarsi raccontando che doveva obbedire a un preciso giuramento cui il padre l’aveva costretto. Segno che era pur sempre un servo del Faraone.
Infatti Ya’aqov quando si trattò di aprire una scuola talmudica in Egitto per la sopravvivenza spirituale della sua discendenza non si rivolse a Yossef, bensì a Yehudah. Sforno scrive che la forza del Toro è esteriore, mentre quella del Leone è tutta interiore. Forse per questo più autentica. Nell’inaugurazione del Mizbeach la prima tribù a comparire è Yehudah. “in testa” alle tribù: Efrayim e Menasheh figli di Yossef si presentano solo al settimo e all’ottavo giorno rispettivamente, ovvero “in mezzo” alle tribù. Il compromesso e la ricerca di accomodamento pagano e sono spesso necessari in politica, ma la dirittura e la coerenza determinano la nostra coscienza e hanno l’ultima parola. Nella storia successiva il regno di Yehudah presentò una continuità dinastica che quello di Efrayim, diviso fra lotte intestine e continui regicidi, non sarebbe stato in grado di mantenere.
