“Ora scrivete per voi questo canto e insegnatelo ai figli d’Israele; mettetelo sulla loro bocca, affinché questo canto Mi sia un testimone per i figli d’Israele”. (Deuteronomio 31:19). L’ultima delle 613 mitzwoth nella Torah è quella di scrivere un Sefer Torah. È interessante notare che questa mitzwah sia insegnata riferendosi al testo della Torah come un canto.
Dunque la domanda: Perché la Torah è definita “Shirah/canto? Perché non ci viene semplicemente comandato di scrivere il libro della Torah? E cosa ci insegna il fatto che la Torah sia descritta in questo modo?
Il Netziv (Rav Naftali Tzvi Yehuda Berlin di Volozhin, 1816-1893), nel suo commento alla Torah, spiega che la parola “Shirah”, in realtà, significhi “poesia”. La Torah è definita “poesia”, scrive il Netziv, perché una poesia non deve essere presa per oro colato. Quando scrive una poesia, il poeta utilizza numerosi espedienti letterari per trasmettere un messaggio molto più profondo rispetto alla lettera. Il vero significato della poesia non può essere compreso attraverso una lettura semplice e superficiale del testo; le parole devono essere attentamente studiate e analizzate. Allo stesso modo, il testo della Torah richiede uno studio approfondito. Il significato semplice non trasmette il messaggio completo della Torah. Ecco perché abbiamo la Torah Shebeal Peh, la tradizione orale, che ci insegna come comprendere il significato profondo del testo della Torah.
Ma anche se dovessimo seguire la interpretazione convenzionale che “Shirah” significhi effettivamente canto e che la Torah sia paragonata ad esso, non andiamo verso una contrapposizione, ma verso una analogia o, meglio, un perfezionamento.
Perché il canto parla al cuore, non alla mente. Imparare è un esercizio intellettuale, mentre ascoltare il canto che è fatto di note musicali, risveglia l’anima, suscitando emozioni. La Torah è chiamata “Shirah” perché l’esperienza dell’apprendimento della Torah è sia mentale sia emotivo. Da un lato, naturalmente, imparare è un esercizio intellettuale, poiché utilizziamo le nostre menti per assorbire e comprendere la profonda saggezza della Torah. Ma, in aggiunta, l’esperienza dell’apprendimento della Torah tocca anche le nostre anime. Attraverso lo studio della Torah, ci colleghiamo con Dio e rafforziamo il nostro legame con Lui. Quindi, imparare la Torah, non è solo un fatto intellettuale, è anche spirituale. La Torah influenza il nostro essere interiore, la nostra anima e il nostro spirito.
Ecco perché non dobbiamo ma smettere di studiare la Torah, anche quando le nostre menti non funzionano come vorremmo, quando troviamo difficile concentrarci, quando siamo distratti, quando siamo stanchi o altrimenti incapaci di assorbire e comprendere al meglio delle nostre capacità. Anche in condizioni intellettuali non ideali, c’è ancora un grande valore spirituale nell’apprendimento della Torah. Se la mente di una persona non è attualmente in grado di comprendere un passaggio talmudico intricato, ci sono testi meno impegnativi che può e dovrebbe studiare. Una volta riconosciuto il valore spirituale dell’apprendimento della Torah, l’impatto che ha sui nostri cuori e sulle nostre anime, riusciremo a studiare in tutte le condizioni, anche quando non sono ideali.
C’è anche un ulteriore concetto riguardo l’impatto emotivo dell’apprendimento della Torah.
Nel Salmo 119 è scritto (Salmi 119:54): “Zemirot Hayu li chuqecha/I tuoi statuti erano per dei canti”. In questo verso, il Re Davide evidenzia questa dimensione emotiva e spirituale dell’apprendimento della Torah. Lui, che ha trascorso molti anni in fuga da coloro che hanno cercato di ucciderlo, che ha condotto molte guerre contro gli eserciti nemici, durante quei periodi di difficoltà, l’apprendimento della Torah era il suo “canto”, la sua fonte di calma e serenità.
Ecco, perché la Torah ci dice di scrivere la Torah come fosse “un canto”, perché lo studio della Torah tocca il cuore e ci collega a Dio, non solo istruendoci, ma portandoci anche conforto e pace mentale durante i momenti difficili della vita. Sfruttiamo questo prezioso dono che ci è stato dato e cogliamo ogni opportunità che ci viene data per immergerci nell’apprendimento della Torah e raccogliere gli inestimabili benefici emotivi e spirituali che ci offre, soprattutto in questa settimana di vigilia del prossimo Giorno del Giudizio, Shabbat Shalom.
