Il presidente del partito «Il pubblico charedì», Moti Leitner, è intervenuto alla conferenza organizzata da Tzomet e Makor Rishon. Affrontando la questione dell’arruolamento militare e dei cambiamenti necessari nella società charedì dopo la guerra, ha dichiarato: «La comunità charedì sa rivendicare il diritto di essere charedì senza assumersene i doveri».
Shir Sasson – Makor Rishon – 18 ottobre 2026
Didascalia: Il presidente del partito «Il pubblico charedì», Moti Leitner, alla conferenza di Tzomet e Makor Rishon. Foto: Liron Moldovan.

Un dibattito speciale dedicato al tema della «Responsabilità dell’individuo nei confronti dello Stato» si è svolto oggi, nell’ambito della conferenza organizzata da Tzomet e Makor Rishon presso il Centro congressi internazionale di Gerusalemme, con particolare attenzione alla società charedì. L’incontro è stato moderato da rav Chaim Navon e ha visto la partecipazione di Moti Leitner, presidente del partito «Il pubblico charedì», e del dottor Chaim Zicherman.
Leitner ha criticato il rapporto tra diritti e doveri all’interno della comunità charedì, osservando: «La società charedì sa essere fortemente collettivista, fino ad annullare l’individualità della persona, ma al tempo stesso rivendica il diritto di essere charedì senza assumersi i relativi doveri. Noi conservatori, invece, sappiamo che il giusto equilibrio si trova a metà strada».
Affrontando la questione dell’arruolamento militare, Leitner ha dichiarato: «Di fronte a ciò che sta accadendo, bisogna essere ciechi per continuare a dire: “Non sono in grado, la nostra comunità non può farlo”. È necessario assumersi le proprie responsabilità immediatamente, adesso. Il rafforzamento delle yeshivòt hesder [istituti che combinano lo studio della Torà con il servizio militare] e la presenza, nello spazio pubblico, di un partito charedì sostenuto da rabbini, capace di rappresentare e dare voce a quei charedim che parlano della necessità di assumersi delle responsabilità, potrebbero fare miracoli».
Leitner: «Il 12% della comunità charedì potrebbe votare per noi»
Riferendosi alla necessità di una nuova rappresentanza politica all’interno della comunità charedì, che promuova i valori della responsabilità nazionale, della condivisione degli oneri collettivi e di un diverso atteggiamento nei confronti dello Stato d’Israele, Leitner ha affermato: «Oggi, in assenza di un partito charedì che sostenga questi valori, ne parli apertamente e si impegni concretamente per realizzarli, nulla di tutto questo potrà accadere. L’attuale rappresentanza politica agisce in direzione opposta rispetto a tali principi».
Secondo Leitner, «fondare questo partito è un imperativo del momento. All’interno della società charedì esiste una componente enorme della popolazione che condivide esattamente queste idee».
In vista delle prossime elezioni, Leitner ha stimato che circa il 12% della comunità charedì potrebbe sostenere il suo partito: «Sono portato a pensare che vi siano parecchi charedim, circa il 12% della società charedì attuale, che hanno ormai attraversato il Rubicone».
Si tratterebbe, secondo le sue valutazioni, di un bacino potenziale compreso tra 60.000 e 70.000 elettori. «Il giorno decisivo voteranno davvero per noi? Non lo so. Spero di sì», ha ammesso.
Dopo il 7 ottobre: ripensare le responsabilità della comunità charedì
Il dottor Chaim Zicherman si è soffermato sulle aspettative maturate nei confronti della società charedì in seguito alla guerra: «Dopo il 7 ottobre, nella società israeliana si è diffusa l’aspettativa che, nel momento della prova, i charedim si sarebbero mobilitati al nostro fianco, mentre gli arabi si sarebbero schierati contro di noi. Nessuna delle due cose è accaduta, e questo ha scosso alcune convinzioni fondamentali della società israeliana».
Allo stesso tempo, Zicherman ha sottolineato come aspettarsi un cambiamento immediato non sia realistico: «È ragionevole pensare di poter dire ai charedim: “Cambiate il vostro stile di vita e arruolatevi immediatamente”? Credo che sia un’aspettativa irrealistica».
Zicherman ha aggiunto che è necessario ripensare profondamente il concetto stesso di responsabilità all’interno della società charedì: «I charedim si sono abituati a considerare la propria responsabilità spirituale come qualcosa che li esonera dalle responsabilità materiali. È una concezione che richiede una nuova riflessione, soprattutto alla luce di quanto è accaduto negli ultimi tre anni».
Quattro principi per affrontare la questione dell’arruolamento
Per quanto riguarda il servizio militare, Zicherman ha delineato quattro principi fondamentali: la prosecuzione dello studio della Torà per coloro che soddisfano i requisiti previsti dalla legge; l’arruolamento di chi non studia; l’introduzione di condizioni privilegiate per chi presta servizio militare; e un cambiamento nell’educazione charedì, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti dello Stato.
A questo proposito ha dichiarato: «Chi non studia secondo quanto stabilito dalla legge deve arruolarsi. Non può esistere una situazione in cui una persona trascorre metà della giornata senza studiare e l’altra metà senza lavorare. O studi secondo quanto richiesto, oppure ti arruoli».
Infine, affrontando il tema della rappresentanza politica della comunità charedì, Zicherman ha osservato: «Esiste un meccanismo estremamente sofisticato che aggira la democrazia».
E ha concluso con una distinzione significativa: «I charedim non sono rappresentati alla Knesset. Alla Knesset è rappresentato il sistema charedì».
