(da una lezione di Rav Amnon Bazak)
Uno dei fenomeni più affascinanti all’interno della tradizione orale è l’evoluzione nel significato delle festività di generazione in generazione. Come è noto in terra di Israele Sheminì ‘Atzeret è stato accomunato a Simchat Torà. In Diaspora invece i due giorni rimangono staccati e Simchat Torà viene celebrato nel secondo giorno della diaspora.
Dai riferimenti della Torà, Sheminì ‘atzeret non gode di una particolare caratterizzazione. Il primo e l’ottavo giorno di Sukkot sono giorni di festa solenne. Inoltre condivide con il settimo giorno di Pesach la qualifica di ‘atzeret.
Molto più caratterizzante il brano relativo ai sacrifici nella parashà di Pinechas. Sheminì ‘atzeret è l’unica festa, assieme a Rosh ha-shanà e Kippur, nella quale nel sacrificio aggiuntivo viene offerto un unico toro. Queste tre festività hanno una connessione fondamentale. Tutte e tre in un certo senso rappresentano la fine di un anno e l’inizio di un altro.
La Torà presenta due sistemi che convivono di computo nel tempo, uno che parte da Pesach e si riferisce unicamente ad Israele, e l’altro che inizia con il mese di Tishrì.
Sukkot viene considerata dalla Torà la fine dell’anno. L’haqhel veniva celebrato al termine dell’anno sabbatico durante la festa di Sukkot. L’anno giubilare si apriva con il suono dello Shofar nel giorno di Kippur. Sotto vari aspetti Tishrì rappresenta l’inizio dell’anno.
Sheminì ‘atzeret sotto certi punti di vista è legata a Sukkot, sotto vari altri ne rimane indipendente. Un aspetto evidente è che le mitzwot del lulav e della sukkà non vengono più messi in pratica. Sheminì ‘atzeret è sensibilmente diverso dal settimo giorno di Pesach in cui mangiamo ancora matzot. Il sacrificio del settimo giorno di Pesach è identico a quello degli altri giorni.
I Chakhamim (Sukkà 48a) hanno individuato sei halakhot che differenziano Shemini ‘atzeret da Sukkot:
a) per determinare quali kohanim avrebbero offerto il sacrificio di Musaf c’era un’estrazione a sorte a parte;
b) di Sheminì ‘atzeret si recita la berakhà She-hecheianu, a differenza del settimo giorno di Pesach;
c) Sheminì ‘atzeret è considerato un reghel a parte. Questo fatto è stato variamente spiegato:
– non è necessario mangiare nella sukkà;
– non viene menzionato come chag ha-Sukkot nella tefillà;
– secondo alcune opinioni annulla il periodo di lutto;
– terminato Sheminì ‘atzeret c’è l’obbligo di pernottare a Yerushalaim;
– viene considerata come una festa indipendente rispetto al limite ultimo di tre pellegrinaggi per portare un sacrificio;
d) Il sacrificio aggiuntivo di Sheminì ‘atzeret, un toro, è differente da quello degli altri giorni di Sukkot, quando venivano offerti dai 13 ai sette tori al giorno;
e) i Leviti recitavano il Salmo 12, diversamente dal resto di Sukkot;
f) è obbligatorio menzionare la festa nella birkat ha-mazon.
La distruzione del bet ha-miqdash e la diaspora hanno inficiato pesantemente il nostro rapporto con l’agricoltura. L’esempio classico è quello dell’anno sabbatico, mitzwà centrale nella Torà, che oggi ha perso per noi quasi significato.
La tradizione orale, per sopperire a questo cambiamento fondamentale, ha presentato una natura aggiuntiva delle festività. Per Pesach e Sukkot ciò è abbastanza naturale, dal momento che la Torà presenta questi elementi. Per Shavu’ot e Sheminì ‘atzeret è stata operata una sovrapposizione di calendari. Al calendario agricolo è stato sovrapposto quello della Torà. Per l’ebreo biblico l’agricoltura era centrale. A noi sono rimasti solo i cosiddetti quattro cubiti della halakhà. Shavu’ot è divenuta la festa del dono della Torà; Sheminì ‘atzeret Simchat Torà la festa della gioia per il completamento della lettura della Torà. Questa idea in realtà non si è affermata subito; convivono difatti due sistemi di lettura della Torà, quello babilonese, che prevedeva che la lettura del sefer Torà si completasse in un anno, e quello di Eretz Israel, in cui la lettura veniva completata in tre anni e mezzo. Già ai tempi del Rambam il sistema babilonese aveva preso il sopravvento. In questo modo la berakhah di Shelomò ha-melekh quando il Tempio venne inaugurato e quella di Moshè rabbenu in punto di morte vengono messe assieme.
