Oz Siminovsky – X e Facebook 30.10.2026
Figura influente del sionismo religioso israeliano, Rav Zvi Tau ha plasmato un’intera generazione di rabbini e militanti. Ma il fallimento del partito Noam svela un paradosso clamoroso: le sue idee hanno conquistato il movimento, mentre i suoi discepoli gli disobbediscono.
Ho considerato la vicenda del partito Noam piuttosto noiosa, ma diverse persone me ne hanno parlato (e qualcuna mi ha persino provocato?), perciò ho deciso di affrontare questa strana storia, a beneficio di chi possa esserne interessato.
Il partito Noam è, almeno sulla carta, il partito di riferimento della corrente del Kav («la Linea»). È stato fondato e guidato su indicazione di Rav Tau, e diversi rabbini di primo piano di questa corrente lo hanno sostenuto nel corso degli anni. Ma per chiunque avesse un minimo di lucidità era evidente che il partito sarebbe andato incontro a un clamoroso fallimento. Anche tra i rabbini del Kav, una netta maggioranza sosteneva Smotrich, contro il proprio maestro, Rav Tau. Le basi rabbiniche e ideologiche di questo gruppo, le sue argomentazioni e le sue previsioni erano assolutamente prive di fondamento. A rappresentarlo c’era un deputato del quale persino i suoi sostenitori non saprebbero dire che cosa abbia fatto in quattro anni. Tutto lasciava presagire una sconfitta, e la sconfitta è arrivata.
A questo punto, però, sorge spontanea una domanda: com’è possibile? Rav Tau, come è noto, è colui che pronuncia la prima e l’ultima parola all’interno del Kav. Perché, allora, il Kav non ha seguito il suo partito?
Forse questa è l’occasione per riflettere su ciò che è accaduto al Kav negli ultimi anni: un rafforzamento straordinario, accompagnato da una profonda disgregazione.
Rav Tau, come ho scritto più volte, è stato il primo esponente del sionismo religioso, e uno dei primi della destra più radicale, a individuare nella politica il terreno dello scontro contro il progressismo occidentale. Cominciò a parlarne quando nessuno capiva di che diavolo stesse parlando, e continuò a farlo anche quando l’intero mondo politico aveva ormai cominciato a muoversi secondo quella stessa logica. Rav Tau ha fornito categorie concettuali e strumenti per condurre questa battaglia. Ha stabilito un collegamento tra l’integrazione delle donne nell’esercito israeliano, l’ideologia dell’inclusione e la morte dei soldati. Ha denunciato la persecuzione giudiziaria degli esponenti della destra già all’epoca del caso Katsav, quando contestò la sentenza di condanna dell’ex presidente. E, soprattutto, ha predicato contro la concezione politica e ideologica del sionismo religioso fondata sul principio del «sia questo sia quello»: la fratellanza con la sinistra sionista accompagnata dall’estraneità nei confronti dei charedim, l’adozione dei valori occidentali e il riferimento a fonti culturali universali.
Rav Tau ha numerose cerchie di discepoli. La maggior parte appartiene alle generazioni precedenti e, di fatto, non è cresciuta con molte delle idee che ho appena descritto. Gli esponenti del Kav furono tra i principali promotori dell’esame di coscienza collettivo seguito all’assassinio di Rabin. Furono i portabandiera dell’atteggiamento istituzionale e della protesta non violenta contro il disimpegno da Gaza. Insistevano fortemente sull’amore per l’intero popolo d’Israele, anche nelle sue diverse componenti politiche, prendevano le distanze dalla destra estrema, detestavano profondamente il terrorismo ebraico (nessuno, nel mondo religioso, oserebbe parlare dei giovani delle colline nei termini con cui Rav Tau parlò della clandestinità ebraica) e consideravano il mondo charedi un avversario politico irriducibile. Tutto ciò che sto scrivendo è documentato in decine, forse centinaia di libri dei capi delle yeshivot del Kav e dello stesso Rav Tau. Tra l’altro, in uno dei suoi testi fondamentali, il terzo volume di Le-Emunat Ittenu («Per la fede del nostro tempo»), egli afferma che i rabbini devono astenersi dal prendere decisioni su questioni politiche, perché questo provoca un chillul HaShem, una profanazione del Nome divino.
I valori originari di Rav Tau e del Kav si radicarono profondamente in un’intera generazione di educatori del sionismo religioso. Poco alla volta, attraverso i suoi numerosi discepoli più vicini, Rav Tau riuscì a condurre gran parte di loro verso valori più recenti, fondati sulla necessità di combattere il progressismo a qualsiasi costo. La sua visione radicale, ostile al progressismo, alla cultura e alla laicità, finì per diffondersi persino al di fuori del Kav. Tra i suoi principali sostenitori vi è Rav Yehoshua Shapira, capo della yeshivà di Ramat Gan, che in passato era stato egli stesso bersaglio di durissime critiche da parte di Rav Tau.
La svolta epocale rappresentata dall’abbandono del campo di Netanyahu da parte di Bennett trovò il pubblico ancora più disposto ad accogliere le parole di Rav Tau. Si impose definitivamente una concezione della politica fondata sulla contrapposizione tra blocchi, nella quale la sinistra viene considerata un elemento quasi ostile, estraneo alla stessa identità israeliana e politicamente irrilevante. E questo nonostante tale impostazione contraddica numerose affermazioni esplicite della principale guida spirituale del sionismo religioso, Rav Avraham Yitzchak HaKohen Kook.
Tra l’altro, la visione di Rav Tau è stata diffusa con grande convinzione attraverso il Canale 14, a lui vicino (e che si è ben guardato dall’attaccare il partito Noam, mentre bombardava senza pietà Winter). Anche grazie a Rav Tau, la concezione della politica per blocchi è diventata così solida e compatta da trasformarsi in un presupposto indiscutibile del mondo chardal, il sionismo religioso di orientamento charedi. E in un sistema politico nel quale i chardalim sono ormai gli unici rappresentanti chiaramente riconoscibili dell’elettorato sionista religioso, tutto questo ha prodotto un’influenza senza precedenti sull’intero settore.
Ma Rav Tau non si è accontentato della sua enorme influenza educativa. La svolta da lui intrapresa è diventata progressivamente sempre più estrema. A mio giudizio, il primo grande punto di rottura si è verificato nel 2021, quando furono pubblicate le inchieste, rigorose e schiaccianti, contro la celebrità letteraria charedi Chaim Walder, accompagnate anche da registrazioni della sua stessa voce. Rav Tau dichiarò che tutte le testimonianze contro Walder erano false e provenivano da persone corrotte con denaro.
Un suo stretto collaboratore, Rav David Giami, docente della yeshivà Har HaMor e uno dei rabbini di Noam, affermò di non essere in grado di spiegare le parole di Rav Tau e che si poteva ipotizzare che egli ricevesse conoscenze direttamente dal Cielo. Un altro suo vicino, Rav Moti Hess, ordinò di conservare i libri di Walder, sostenendo che le accuse contro di lui erano prive di fondamento e che, in ogni caso, non vi fosse alcuna ragione per occuparsi della questione degli abusi sessuali.
Da quel momento la situazione non ha fatto che peggiorare. Da un lato, la visione generale di Rav Tau ha continuato a diffondersi e ad acquistare influenza. Alcuni rabbini del Kav, tra cui Rav Chananel Etrog e Rav Chaim Gantz, insieme al già citato Rav Shapira, sono entrati nel ristretto consiglio rabbinico di Bezalel Smotrich, diventando di fatto i rabbini più influenti del settore. Dall’altro lato, Rav Tau stesso ha assunto posizioni sempre più dure ed estreme, al punto che il Kav non è più in grado di assimilarle.
Quando furono rese pubbliche le denunce di abusi sessuali contro di lui — che, almeno per il momento, non sembrano destinate a produrre conseguenze concrete — un suo stretto collaboratore, Rav Kellner, anch’egli tra i rabbini di Noam, dichiarò che chiunque avesse osato parlare della vicenda avrebbe subito conseguenze, lui e la sua famiglia, e forse sarebbe persino morto. Aggiunse inoltre che, anche qualora i fatti fossero realmente accaduti, bisognerebbe ignorarli. Forse non ho compreso correttamente le sue parole, ma questo è il loro significato letterale. Si trattava di affermazioni estremamente gravi.
Rav Tau ha così finito per esercitare un’influenza immensa per interposta persona. I suoi discepoli costituiscono l’ossatura spirituale del partito Sionismo Religioso. Il Centro Yachin, una sorta di «Kohelet» del mondo chardal, responsabile di non poche proposte legislative in materia religiosa promosse dal partito Sionismo Religioso, è diretto, tra gli altri, da importanti attivisti del Kav. E tutto questo mentre Rav Tau stesso, per la sua scelta di radicalizzarsi sempre di più, diventava progressivamente meno rilevante.
Il partito Noam è stato fondato già nel 2019 ed è stato, fin dall’inizio, qualcosa di surreale. Ha posto alla propria guida figure poco impressionanti, ha prodotto dichiarazioni deliranti e, anziché avvicinarsi al pubblico, se ne è progressivamente allontanato.
Tra i fondatori del partito figura Yigal Kanaan, autore dell’articolo ideologico più folle mai uscito dall’ambiente del Kav: Talpayim shel Krembo («Gli zoccoli di Krembo»), un testo che descrive l’organizzazione Knafayim shel Krembo («Le ali di Krembo») come un’associazione influenzata dal cristianesimo, portatrice del messaggio distorto secondo cui bisognerebbe investire risorse a favore dei membri più deboli della società.
Eppure, tutto questo non ha impedito al partito di continuare a esistere e ad avanzare. La cerchia più vicina a Rav Tau lo ha seguito, attraversando insieme a lui tutti i cambiamenti radicali che ho descritto. I rabbini Giami, Kellner, Hess e altri che non ho menzionato hanno soddisfatto tutte le nuove condizioni richieste. I rabbini appartenenti alle cerchie più lontane, invece, sono rimasti a cercare di spiegare a se stessi perché la natura più profonda di Rav Tau non fosse affatto delirante, ma corrispondesse, in realtà, a ciò su cui erano stati educati per tanti anni (e forse indicava anche…).
Quando Noam ha pubblicato la lettera dei rabbini che sostenevano il partito, molte persone si sono allarmate. Io e altri che conosciamo quei nomi ci siamo messi a ridere. A eccezione di alcuni singoli rabbini autorevoli che avevano espresso il proprio sostegno — tra cui Rav Kostiner, capo della yeshivà di Mitzpe Ramon, che tra le altre cose aveva invitato i propri studenti a gridare sul posto di lavoro e in ogni ambiente sociale «Gay, andatevene a casa!» — i firmatari erano figure di secondo piano, quando non addirittura marginali e bizzarre.
Tra loro figuravano anche tre miei rabbini della folle yeshivà Shalom Banayich, il laboratorio di sperimentazione estrema della cerchia più vicina a Rav Tau, oltre ad alcuni genitori di studenti di quella stessa istituzione. Quella lettera dimostrava che questo partito rabbinico non aveva nemmeno dei rabbini.
Una parte del cambiamento attraversato da Rav Tau e dal suo ambiente più vicino è di natura culturale. Nel mondo sionista religioso, i rabbini non possono ordinare ai propri studenti per chi votare. Possono però certamente educarli. E l’enorme macchina educativa del Kav ha educato ai valori di Smotrich e al voto per Smotrich.
Rav Tau, invece, ha ordinato personalmente di votare Noam. Un ordine categorico, che non lasciava spazio al giudizio individuale, esattamente il genere di comportamento che lo stesso Rav Tau, in passato, aveva scritto essere proibito ai rabbini.
Si pone dunque una grande difficoltà: perché Rav Tau ha affermato il contrario di quanto aveva sostenuto in precedenza? Ma nella sua cerchia più vicina, del resto, non esistono domande su Rav Tau. Esistono soltanto domande su noi stessi, che non abbiamo avuto il merito di comprenderlo.
Rav Tau ha insistito nel voler riscuotere il credito accumulato presso i propri discepoli proprio nelle condizioni meno favorevoli: un grande timore per l’ascesa della sinistra e la presenza di un partito alternativo che incarnava tutti i sogni del tipico seguace del Kav. Ha portato fino in fondo questa battaglia, nella quale l’ordine impartito dall’alto si contrapponeva all’educazione ricevuta.
E l’educazione ha vinto in modo schiacciante, perché anche i seguaci del Kav, nella loro maggioranza, restano pur sempre sionisti religiosi. Almeno sotto questo aspetto.
Rav Tau è considerato dai suoi ammiratori — tutti, compresi gli elettori di Smotrich — un uomo dotato di una straordinaria capacità di riconoscere i processi storici, capace di vedere da lontano ciò che sta per accadere. Ma, parallelamente a quest’aura, Rav Tau sta distruggendo il proprio valore, almeno per quanto riguarda il mondo dell’azione concreta e la capacità di orientarsi nel breve periodo.
Noam non si è accontentato di essere un partito di testimonianza o una formazione politica impegnata in un progetto di lungo termine. Sotto la guida del suo direttore generale, si è immerso in teorie deliranti secondo le quali avrebbe superato la soglia di sbarramento o, quanto meno, vi sarebbe arrivato molto vicino.
Questo distacco dalla realtà rappresenta, in un certo senso, il compimento dell’intero processo: Rav Tau e la sua cerchia più vicina non raccolgono i frutti del lavoro che hanno compiuto e che è cresciuto in maniera così straordinaria. Al contrario, proprio adesso si staccano dall’astronave madre che essi stessi hanno costruito e partono a vagare da soli nello spazio.
Molti discepoli di Rav Tau — tra cui i miei genitori — sono ormai da anni imbarazzati dalle sue dichiarazioni e dalle sue azioni, e non sanno più come spiegarsele. Pochi, a mio giudizio, hanno «rinnegato» il maestro, arrivando alla conclusione che abbia semplicemente perso il senno.
La maggioranza, prima o poi, è arrivata a una sorta di rassegnata alzata di spalle.
È Rav Tau, non c’è niente da fare.
Noi abbiamo i suoi discepoli.
E abbiamo Smotrich.
