La storia di Purim rappresenta un altro episodio del nostro continuo confronto con Amaleq. Storicamente, questo confronto iniziò con l’attacco di Amaleq al popolo ebraico subito dopo la sua partenza dall’Egitto. Tuttavia, da un punto di vista concettuale, questa inimicizia risale a tempi ancora più remoti per arrivare, di fatto, al “Principio”.
La parola iniziale della Torah è “Bereshit”; questa parola è comunemente tradotta “Principio”, nel senso di inizio della storia della realtà materiale in cui viviamo. Tuttavia, il termine “Reshit” può avere anche il significato di “primo” o “essere scelto”. Per questo, una delle interpretazioni più classiche della parola “Bereshit”, afferma che rappresenti l’allusione – fin dal “Principio” – della compresenza di “due primi”. Per comprendere questa affermazione bisogna controllare in una concordanza, a cosa si collega la parola “Reshit”. Con sorpresa si scoprirà che nella Bibbia ci sono solo due nazioni a cui il termine “Reshit” è associato: 1. “Israele è santo al Signore, Reshit Tevuato/la primizia del Suo raccolto” (Geremia 2:3); 2. “Amaleq è Reshit Goym/la prima tra le nazioni” (Numeri 24:20).
Qual è il significato di questa connessione? Se c’è un “primo”, per definizione, tutto il resto non può esserlo. Com’è possibile, allora, che due nazioni siano entrambe “prime”?
Per risolvere questa apparente incongruenza, bisogna ragionare sulla visione del mondo a cui aderisce il popolo ebraico. Se è fedele alla connessione “superiore” con il Signore e si rivolge a Lui per protezione, guida e successo, allora Israele è “sacro al Signore”, pertanto viene definito “Reshit Tevuato/la primizia del Suo raccolto”. Invece, se aderiscono a una connessione “inferiore” della vita, perseguendo il successo materiale in una modalità che imita quella delle nazioni del mondo, con ambizioni e obiettivi simili, allora è Amaleq ad emergere come “Reshit/Primo tra le nazioni, con il popolo ebraico che subisce il peso di tale supremazia.
Un caso classico che illustra efficacemente questo concetto è la storia di Purim, che stasera e domani leggeremo nella Meghillah.
Gli ebrei di Susa parteciparono alla festa di Assuero, nonostante Mordekhay li aveva messi in guardia delle problematiche di kasheruth alimentare e della partecipazione a eventi idolatri. Il pensiero che li guidava era “questo è ciò che dobbiamo fare per andare avanti qui; dobbiamo essere presenti e essere visti, creare connessioni e coltivare relazioni. Se il cibo e l’atmosfera non sono appropriati alle norme di vita ebraiche, pazienza; non devono interferire con il percorso verso il nostro successo, così come lo percepiamo noi oggi”.
Con la decisione di staccarsi dalla connessione “superiore” con il Signore e aver scelto di procedere come qualsiasi altra nazione, gli ebrei di Persia diedero il potere di emergere come “Primo” ad Amaleq, rappresentato a quell’epoca da Haman. Per queto corsero il grave rischio di sterminio totale.
In quel momento e in quella situazione, l’unica via per la salvezza era quella di riscoprire il legame superiore con il Signore, attraverso la preghiera, il digiuno e la Teshuvah, i tre fondamentali cardini del ritorno sulla via della Torah.
Per ironia della “sorte”, fu proprio Haman il catalizzatore di questa riscoperta. La sua minaccia di annientamento, ridestò il popolo ebraico, lo portò ad abbandonare i suoi scriteriati progetti di successo, nei termini effimeri con i quali li avevano pensati, per essere pronti a riconnettersi al Signore.
Il numero che rappresenta la nostra connessione superiore è cinquanta, poiché è il primo numero oltre i multipli di sette, numero che riflette il mondo naturale. Questo è il motivo per cui la Torah è stata data a Israele il cinquantesimo giorno dopo aver lasciato l’Egitto, poiché essa contiene il messaggio del Creatore che sta oltre il mondo materiale.
La Meghillah che leggeremo a Purim, pone particolare enfasi sul fatto che la forca che Haman preparò per uccidere Mordekhay, fosse alta cinquanta cubiti. Haman, a causa della usa superbia, era sicuro che il popolo ebraico aveva abbandonato definitivamente la Torah, pertanto anche il suo leader sarebbe stato vulnerabile e avrebbe potuto essere impiccato, per umiliarlo ancor di più, proprio a quell’altezza che rappresentava il cinquantesimo livello della Qedushah.
Ma una volta che il popolo si pentì e riacquistò la propria connessione a quel livello, fu Haman a essere impiccato su quella stessa forca, dopo l’umiliazione di aver glorificato Mordekhay per ordine del re.
Ma quando fu impiccato Haman?
Haman fu ucciso il secondo giorno di Pesach, che è il primo giorno del periodo dell’Omer, quando contiamo – uno per uno – i quarantanove giorni che ci portano a Shavuot, il cinquantesimo giorno dall’uscita dall’Egitto in cui abbiamo ricevuto la Torah.
Quando si tratta di questioni spirituali, la posizione è funzione della direzione. Se una persona è orientata nella giusta direzione, è già in un buon posto. Nel caso degli ebrei in Persia, tutto ciò di cui avevano bisogno era di tornare a “contare” i giorni per ricevere la Torah e il giorno in cui iniziarono quel conteggio, Haman era già stato sconfitto.
Quest’anno l’augurio è che con l’osservanza delle mitzwoth della festa di Purim, si possa ristabilire e rafforzare la nostra “connessione superiore” con il Signore e che si possa, presto, tornare ad essere “Reshit”, la primizia del raccolto divino, tutto il resto verrà da sé…Purim Sameach tutti.
