Mishnat haShavua’
Nella parashà di Lekh Lekhà troviamo una delle tre mitzwot del libro di Bereshit, la milà.
Il cap. XIX del trattato di Shabbat è chiamato R. Eli’ezer demilà, dal momento che si interessa principalmente della milà, quando viene effettuata di Shabbat.
Al termine del cap. XVIII (Mishnà 3) viene detto che si compiono tutte le operazioni legate alla milà di Shabbat. Ciò si impara dai primi versi della parashà di Tazria’ relativi al parto. E’ scritto infatti (12,3) uwayom ha-sheminì immol besar orlatò. I chakhamim spiegano: persino di Shabbat. Da qui si impara che la milà dochà (lett. respinge) lo Shabbat. Ci si riferisce solamente al caso in cui la milà avviene all’ottavo giorno dalla nascita, e non per esempio è rimandata per motivi di salute o altri motivi.
Il cap. XIX, come spiega Bertinoro, si interessa di chiarire quali siano gli zorkhè milà (necessità collegate alla milà) consentiti. La domanda è anzitutto se sia consentito solo l’atto della milà, o anche gli atti preparatori (makhshirè milà).
R. Eli’ezer sostiene che se il mohel non ha portato il coltello prima di Shabbat, lo porta di Shabbat scoperto, di modo tale che tutti vedano che lo sta portando, per mostrare, secondo la ghemarà, quanto sia cara la mitzwà della milà, tanto da respingere lo Shabbat.
In un momento storico in cui c’è pericolo, per via dei decreti volti a vietare la milà, lo si copre di fronte a testimoni, affinché non si sospetti che ha trasportato un altro oggetto di Shabbat.
R. Eli’ezer sostiene anche che sia possibile tagliare della legna per farne dei tizzoni per fabbricare un coltello.
Secondo R. Eli’ezer infatti è consentito non solo effettuare la milà di Shabbat, ma sono consentiti anche gli atti preparatori.
R. Aqivà, che dissente da R. Eli’ezer, afferma un principio generale, secondo il quale tutte le azioni che possono essere compiute prima di Shabbat non respingono lo Shabbat, mentre quelle azioni che non possono essere compiute prima di Shabbat non respingono lo Shabbat. Il medesimo principio viene ribadito riguardo al Qorban Pesach in massekhet Pesachim (VI, 2) e l’offerta presentata dal Kohen Gadol in massekhet Menachot (XI,3; minchat chavitin). Per il Qorban Pesach è consentito quindi macellare il sacrificio, ma azioni preliminari, come ad esempio il suo trasporto da fuori dal techum, è proibito. Ogni giorno il Kohen Gadol offriva sull’altare dodici challot, sei al mattino e sei alla sera. Un’offerta analoga veniva presentata da un Kohen hediot quando prestava servizio nel bet ha-miqdash per la prima volta (minchat chinukh). Come tutte le menachot (plurale di minchà) questa offerta non veniva consumata in alcun modo dai sacerdoti, ma veniva bruciata completamente sull’altare. L’offerta del fior di farina, l’impasto con olio e la preparazione avvenivano anche di Shabbat, ma le operazioni preliminari, la macinazione del grano e la setacciatura, andavano necessariamente effettuate prima di Shabbat.
