“E sarà, quando i giudici giudicano”, quando regna la Middat ha-Din su Israele, c’è fame in Israele. Anche la Shekhinah va in Galut. Ish (v. 1) è HQBH. Elimelekh è “H. che regna”. Ishtò Na’omi è Israele che è dolce. Machlon e Kilyon sono in Galut e per via delle loro malefatte H. cessa di combattere per loro. Essi infatti si legano ai malvagi (Moabiti) e ciò provoca disgrazie. Essi volgono a H. la loro nuca (‘Orpah da ‘oref) e si abbeverano (Rut da rawah) di sciagure. Bo’az è il nome di H. quando in futuro tornerà a essere re d’Israele in tutta la sua forza (Bo ‘oz) allorché si risveglierà. Per il momento la Berakhah che Israele riceve ora non è più come in antico, data da HQBH, ma è fornita attraverso i principi delle nazioni. simboleggiati dai na’arè Bo’az (we-khoh tidbaqin ‘im na’arotay). Non solo: anche le Berakhot che Israele (Na’omì) riceve dalle nazioni sono trasmesse per interposta persona: Rut, che deriva essa stessa dalle nazioni. La Berakhah non è pertanto completa, perché consiste nell’avanzo di quella che i principi fanno confluire sui propri popoli. Si parla di pane intinto nell’aceto, il contrario di “terra stillante latte e miele”. E sebbene Rut si sazi di tutto questo (watokhal watisba’ watotar: 2,14), essa afferma di essere diversa dalle altre ancelle (v. 13): il popolo che rappresenta è differente dagli altri.
“E avvenne a mezzanotte” (3,1): si prepara la Gheullah, ma non è ancora quella definitiva. La notte simboleggia ancora la Galut e la metà allude all’incompletezza (così in Egitto): la vera redenzione sarà quella che H. compirà al mattino. Ish è H. e la ishah coricata ai suoi piedi (Rut) è la Kenesset Israel (we-ishah mesapperet ‘im ba’alah, Berakhot 3a). Essa chiede a lui di stendere su di lei il suo vestito e redimerla (ufarastà khenafekha ‘al amatekha, v. 9) senza ricorrere ad un atto di liberazione da parte delle nazioni (le-viltì lekhet acharè ha-bachurim, v. 10). Lui risponde che lo farà perché lei è meritevole. Tuttavia la Gheullah definitiva sarà lontana, nella deprecata condizione che gli Ebrei saranno malvagi: in questo caso Egli agirà per il Suo Nome. La cosa più vicina è invece agire per i meriti di Israele. Se essi faranno Teshuvah potranno essere redenti di giorno in giorno per merito delle loro buone azioni (im yig’alekh tov eg’al, v. 13). Altrimenti -dice Bo’az (H.)-: “lo faccio Io in un secondo momento per onorare l’impegno che ho preso, ma in questo caso dovrai pernottare nel Galut fino al mattino quando spunterà la luce per il Mio Nome”. In un primo tempo Israele risponde anokhì eg’al (4,4). Ma Bo’az (H.) insiste con il goèl: “Sappi che Io intendo una redenzione completa, dalla quale non si tornerà mai più in Galut. Io voglio che il Mio Nome che ora sonnecchia (shem ha-met) torni sul Suo possesso (Israele: lehaqim shem ha-met ‘al nachalatò, v. 5)”. Ma Israele risponde che gli è impossibile compiere le azioni meritorie che gli varrebbero la redenzione (v. 6): “se H. mi giudicasse in questo istante temerei la Sua ira e la Sua punizione (pen ashchit et nachalatì)”. A questo punto non resta che attendere la Redenzione completa da parte di H. stesso che così farà grande il Suo Nome fra i popoli.
Yesha’yahu, 60, 22 e Rashì ad loc. (cfr. Sanhedrin 98a): Io sono H., a suo tempo la affretterò. “Se la meritano, “la affretto”, se non la meritano, “a suo tempo”.
Midrash Eykhah Rabbà, a 5,21: “Hashivenu H. elekha we-nashuvah, facci tornare H. a Te e torneremo”. La Kenesset Israel dice a H.: “Padrone del Mondo, tocca a Te”. H. risponde: “No, tocca a voi, perché è scritto: “tornate a me che tornerò a voi” (Shuvu elay weashuvah alekhem, Mal’akhì 3,7). Replica la Kenesset Israel: “Tocca a Te, perché è scritto: “Facci tornare H. a Te e torneremo”. (L’ultima parola è della Kenesset Israel: dunque non c’è speranza nella possibilità che Israel faccia Teshuvah e si realizzi una Gheullah affrettata.)
Wayqrà 25, 25-28: “Quando tuo fratello impoverirà e venderà parte della sua proprietà, potrà venire quale suo riscattatore (goèl) la persona a lui più vicina e riscattare ciò che avrà venduto suo fratello. E se un uomo (ish) non avrà un riscattatore, ma miglioreranno le sue condizioni (lett. la sua mano ci arriverà) e troverà di che riscattare la sua proprietà, si farà il conto degli anni passati dalla sua vendita e restituirà il resto all’uomo (ish) a cui aveva venduto la sua proprietà e poi tornerà alla sua proprietà. Ma se non troverà i mezzi per restituirgli i denari, ciò che avrà venduto resterà in mano dell’acquirente fino all’anno del Yovèl, uscirà da lui nel Yovèl ed il proprietario primitivo tornerà alla sua proprietà.
Or ha-Chayim a Wayqrà 25, 25-28: “Quando tuo fratello impoverirà” di buone azioni “e venderà la sua proprietà” (il Bet ha-Miqdash) alle nazioni, “verrà quale suo redentore (goèl) la persona a Lui più vicina” (a H.), ovvero il Giusto (chiamato “fratello”: bi-qrovay eqqadesh, Wayqrà 10, 3), che cercherà di risvegliare i cuori e di ricostruire il Tempio per questa via. Ma se H. (ish) non ha a disposizione questo goèl e nessuno supporta la nazione ebraica nel suo sforzo di tornare al Padre, non si dica che ogni speranza è perduta. Al contrario “la sua mano ci arriverà” mediante patimenti e afflizioni. Pagheremo i nostri debiti sottraendo gli anni in cui il Tempio è rimasto “venduto” da quelli dei nostri peccati e il resto ci verrà riconosciuto. Ma se il Padrone si rende conto che il popolo non ha la forza di sopportare le sofferenze attenderà fino all’anno del Yovèl (Giubileo) ovvero il termine ultimo stabilito in ogni caso per la nostra redenzione definitiva, perché questa verrà anche se gli Ebrei fossero malvagi completi.
Or ha-Chayim a Bemidbar 24, 17: “Lo vedrò, ma non adesso, lo scorgerò, ma non vicino”. Tutta questa profezia è riferita al Mashiach e si spiega con il detto dei Chakhamim: “se la meritano, “la affretto”, se non la meritano, “a suo tempo”. Quest’ultima (Gheullah) è molto lontana. In corrispondenza al caso in cui lo meritino, dice: “lo vedrò”, verosimilmente non da lontano, in base al principio affermato per cui se fanno Teshuvah sono redenti immediatamente senza trascorrere in Galut neanche un giorno; e in corrispondenza del caso in cui la Gheullah venga “a suo tempo”, dice: “lo scorgerò”, come chi guarda da lontano, perché la fine “a suo tempo” comporta tempi molto lunghi… Se dunque la Gheullah avverrà per merito di Israele il redentore si manifesterà in modo repentino e miracoloso, se invece la Gheullah si verificherà alla fine, senza che Israele la meriti, verrà per mezzo del “povero a dorso di un asino” (‘anì we-rokhev ‘al chamor, Zekharyah 9,9).
Rav Chayim David ha-Levy, Resp. ‘Asseh lekhà Rav, I, 3. Come è possibile che la Gheullah avvenga tramite leader molto lontani dalla Torah e dalle Mitzwòt? R. La Galut che ci ha inflitto sofferenze durissime non solo nel fisico, ma anche nello spirito, ci ha tolto dal pensiero qualsiasi speranza che la Gheullah possa avvenire attraverso un nostro risveglio. Perciò ai nostri Maestri non è rimasto che radicare in noi l’idea di una Gheullah celeste. Questa è stata per noi un’ancora di salvezza: non abbiamo perso la speranza, nonostante tutto. Ma d’altro lato ci ha impigrito, relegandoci nell’attesa di qualcosa che sarebbe avvenuto comunque, senza sforzi da parte nostra. E quando la Provvidenza ha stabilito che era ora di cominciare il rientro degli Esili in preparazione dell’inizio della Redenzione (Atchalta di-Gheullah), chi altri sarebbe stato in grado di implementarla, secondo la volontà della Provvidenza, se non coloro che già avevano perso la fede nella possibilità di una Gheullah immediata, agendo senza neppure rendersi conto di essere uno strumento nelle mani di H. nel portare avanti le Sue finalità storiche? Certo, anche molti ebrei osservanti e fra loro eminenti Rabbini hanno contribuito alla Gheullah nazionale, ma per lo più questa è avvenuta grazie a personalità laiche, in linea con una Gheullah “a suo tempo”. Così ci sembra di potere spiegare post factum il modo di procedere della Provvidenza una volta che abbiamo messo insieme i tasselli e si è configurato un quadro comprensibile ad un essere umano. La speranza e la fede sono che noi ci troviamo già alla fine del periodo detto “inizio della Redenzione” (Atchalta di-Gheullah) e presto meriteremo di vedere una luce nuova a Tziyon con la nostra redenzione completa.
