(da una derashà di Rav Lichtenstein)
Il comportamento di Eliezer, servo di Avraham, partito alla ricerca di una moglie per Ytzchaq, è noto. La donna adatta sarebbe stata quella che si sarebbe offerta di far bere non solo lui, ma anche i suoi cammelli.
I chakhamim nel trattato di Ta’anit (4a) considerano Eliezer uno dei quattro personaggi che formularono una richiesta in un modo non adeguato e ciononostante ricevettero una risposta adeguata, venendo esauditi. Il midrash ritiene infatti che sarebbe potuta capitare una donna zoppa o cieca, e fortunatamente arrivò invece Rivqà. La prova di Eli’ezer, così come era stata formulata, sarebbe potuta finire male, ma non andò così.
I chakhamim nel trattato di Chullin ritengono che una forma di divinazione che non risponda alle caratteristiche di quella di Eli’ezer non sia degna di questo nome. Le Tosafot, commentando questo passo, notano come il susseguirsi degli eventi non sia chiaro, dal momento che è presente un’incongruenza fra la narrazione dei fatti e la ricostruzione di Eli’ezer con i familiari di Rivqà. Avvenne prima il riconoscimento di Rivqà come parente di Avraham o la consegna dei pendenti? Questo fatto è rilevante, perché se il riconoscimento precede la consegna non ci troviamo di fronte a una forma di divinazione, che sarebbe stata proibita a Eli’ezer in base alle leggi noachidi. Questa è l’opinione delle Tosafot, che si avvalgono del principio che nella Torà non c’è ordine cronologico.
Rambam considera la questione diversamente: nelle regole relative all’idolatria (11,4) si chiede in cosa consista il divieto di divinazione. Per rispondere porta alcuni esempi, ad esempio chi dice “dal momento che mi è caduto il pane dalla bocca o il bastone dalla mano non mi recherò in un certo posto oggi; dal momento che una volpe è passata alla mia destra non uscirò di casa”. Allo stesso modo chi stabilisce per sé dei segni: “se capiterà una certa cosa mi comporterò in un certo modo, se non capiterà, no”, così come fece Eli’ezer il servo di Avraham. Secondo Maimonide quindi Eli’ezer si comportò in un modo vietato dalla Torà. Il Raavad non condivide minimamente questa visione, e non comprende come Maimonide possa attribuire un peccato del genere a dei giusti. Forse Rambam è stato influenzato dal brano in Chullin, che però non ha una valenza halakhica, ma puramente descrittiva. Il Ran non comprende invece quanto scrive il Raavad, perché è chiaro dalla ghemarà che un certo tipo di comportamento sia vietato, ma è necessario tuttavia operare un distinguo: vi sono dei casi in cui non c’è relazione fra gli eventi di cui si parla, altri invece in cui un certo fatto costituisce un vantaggio o un danno rispetto ad un’altra situazione. Quest’ultima non è certo divinazione, perché il mondo è fatto così. Chi dice “se piove, non mi metterò in viaggio, altrimenti lo farò” non sta facendo divinazione. Eli’ezer sapeva che la moglie di Ytzchaq non poteva non essere adatta a lui, e per questo scelse come segno quello di un comportamento ineccepibile, tale da offrire da bere non solo a lui, ma anche ai suoi cammelli.
Eli’ezer non vuole che la donna dia da bere solo a lui, perché quello è il comportamento che ci si aspetta di fronte ad una richiesta, ma che abbeveri anche i cammelli, andando oltre la richiesta e dando prova di una predisposizione naturale. Non si intende solo cercare degli standard alti in una ragazza, ma anche trovare una donna che sposi Ytzchaq ed entri nella casa di Avraham, che si identifichi con quella visione della vita, per la quale la misericordia sia parte della sua personalità. All’inizio della parashà di Toledot Ytzchaq e Rivqà saranno coinvolti, secondo Rashì, in una preghiera congiunta, uno in un angolo, una in un altro, per via della loro sterilità. La formazione di una coppia non consiste solo nell’apprezzamento della bellezza dell’altro, o del suo carattere, ma soprattutto nella capacità di confrontarsi con una realtà nuova volgendo il proprio sguardo al cielo, progredendo spiritualmente assieme.
