R. Yosef Shalom Elyashiv (Lituania, 1910-2012, Gerusalemme) in Divrè Aggadà (p.166) fa notare che la Shiràt Hayàm (cantica del mare) fu intonata dagli israeliti quando videro che gli egiziani subirono la punizione divina, come è scritto: “La tua destra, o Eterno, è mirabile per la sua forza, la tua destra, o Eterno, schiaccia i nemici. Con la grandezza della tua maestà, tu rovesci i tuoi avversari; tu scateni la tua ira, essa li consuma come stoppia” (Shemòt, 15: 6-7).
R. Elyashiv cita il Midràsh (Shemòt Rabbà 23:4) nel quale i maestri dissero: “Da quando il Santo Benedetto creò il mondo fino a quando gli israeliti attraversarono il Mar Rosso non vi fu nessuno che intonò un canto al Santo Benedetto altro che Israele. Egli creò Adamo e Adamo non intonò nessun canto; salvò Avraham dalla fornace (nella quale lo aveva gettato il re Nimrod) e dai (quattro) re (che vennero dalla Mesopotamia a combattere contro i re di Sodoma e Gomorra) e Avraham non intonò nessun canto; così pure salvò Yitzchak dal coltello (quando stava per essere sacrificato sull’altare) e Yitzchak non intonò nessun canto; l’Eterno salvò Ya’akov dall’angelo, da Esaù e dagli uomini della città di Shekhem e Ya’akov non intonò nessun canto. I primi a intonare un canto all’Eterno furono gli israeliti quando arrivarono al Mar Rosso che si aprì davanti a loro, come è detto: “Allora Moshè e i figli d’Israele intonarono questo cantico all’Eterno” (ibid., 1:1).
Adamo, Avraham e gli altri non intonarono dei canti all’Eterno perché non videro dei malvagi che vennero puniti. Avraham sconfisse i quattro re per restituire il bottino della guerra al nipote Lot. Non fu una spedizione punitiva. Così pure nessuno venne punito quando Yitzchak e Ya’akov vennero salvati. Ma quando gli israeliti arrivarono al Mar Rosso e videro che gli egiziani vennero puniti misura per misura per i crimini che avevano commesso nei loro confronti, intonarono un canto. Re Davide nei Tehillìm scrive che il canto all’Eterno viene intonato quando i malvagi vengono puniti:“Il giusto sarà felice quando vedrà la punizione (inflitta ai malvagi)…”(Salmi, 58:11).
E così al Mar Rosso gli israeliti eruppero in canto quando videro gli egiziani morti sulla riva del mare. Essi videro che gli egiziani “furono cotti nella padella nella quale avevano cotto”. Videro che il Santo Benedetto punisce i malvagi con precisione, e fu allora che ebbero fede nel Signore e in Moshè suo servitore.
R. Joseph Beer Soloveitchik (Belarus, 1903-1993, Boston) in Mesoras Harav (p. 113) osserva che il concetto di ricompensa e punizione è un principio fondamentale dell’ebraismo. Anche se all’inizio appare che i malfattori trionfino, alla fine verranno sconfitti. I beneficiari dei miracoli non solo devono essere coscienti della potenza divina, ma i malfattori stessi devono capire che vengono puniti. Prima dell’Esodo il faraone non aveva affermato di essere nel giusto. Egli aveva asservito gli israeliti perché egli era forte e ed essi erano deboli. Tuttavia al Mar Rosso il faraone volle giustificare le proprie azioni. Disse che gli israeliti avevano promesso di lasciare l’Egitto per tre giorni ed invece erano fuggiti. Il faraone si fece passare per chi aveva ragione, accusando le vittime. Il Signore dimostrò che Egli non solo punisce per le malefatte evidenti, ma anche di più per le malefatte falsamente presentate come azioni giustificate. In Egitto la popolazione fu punita solo con dieci piaghe per aver asservito gli israeliti. Al Mar Rosso invece annegarono tutti.
