Chanel cercò di sfruttare le leggi naziste per sottrarre l’azienda al suo socio ebreo. La famiglia di lui sopravvisse, acquisì i diritti sul suo nome e costruì una dinastia.
Anna Sarah Vladi – Tablet Magazine, 3 novembre 2026
NEW YORK — Alain e Gérard Wertheimer possiedono il 100% di Chanel. Non concedono mai interviste. Il loro impero silenzioso vale 108 miliardi di dollari, e il silenzio che circonda il modo in cui la famiglia è riuscita a conservarlo risale alla Seconda guerra mondiale. Quel silenzio è una strategia, in una lunghissima partita a scacchi.
Chanel Ltd. è la più grande maison del lusso a capitale privato del mondo. Alain e Gérard sono i nipoti di Pierre Wertheimer, socio in affari di Gabrielle «Coco» Chanel. Quasi le uniche parole che abbiano mai concesso alla stampa risalgono a un’intervista rilasciata da Gérard al New York Times Magazine nel febbraio 2002: «Siamo una famiglia molto riservata, non parliamo mai». Guidavano una modesta automobile a due volumi e sedevano in terza o quarta fila alle sfilate della propria casa di moda, senza mai partecipare alle inaugurazioni delle boutique. La loro vera passione sono le corse dei cavalli: la scuderia Wertheimer et Frère rappresenta cinque generazioni e oltre un secolo di attività ippica familiare, e Goldikova, una cavalla allevata e posseduta dalla famiglia, vinse la Breeders’ Cup Mile per tre anni consecutivi, dal 2008 al 2010, diventando il primo cavallo a conquistare tre vittorie nella Breeders’ Cup. È nel recinto dei vincitori che la famiglia accetta di esporsi alla pubblicità.
Ernest Wertheimer lasciò l’Alsazia per Parigi dopo che la Germania aveva annesso la regione in seguito alla guerra franco-prussiana del 1870. Nel 1898 investì 250.000 franchi in Bourjois, un’azienda di cosmetici che produceva trucchi teatrali, celebre per una «cipria di riso Java» che in realtà non conteneva riso, ma il 32,6% di ossido di zinco e il 67,4% di talco. Il figlio Paul sviluppò le attività negli Stati Uniti, mentre Pierre dirigeva quelle di Parigi e Londra. La A. Bourjois & Co. Inc. fu costituita a New York nel 1913, al numero 25 di Broad Street, e dal 1930 la produzione americana venne concentrata a Rochester, nello Stato di New York, in un ex stabilimento di macchine fotografiche Kodak.
Nel 1924 Théophile Bader, proprietario delle Galeries Lafayette, fece da intermediario in un accordo per Gabrielle Chanel, perché desiderava poter rifornire su larga scala i propri grandi magazzini del suo profumo. Chanel aveva bisogno di finanziamenti per Chanel N° 5, il primo profumo della storia a portare il nome di una stilista, creato per lei nel 1921 da Ernest Beaux utilizzando aldeidi sintetiche. Quando venne costituita la società Parfums Chanel, a Gabrielle fu assegnato il 10% del capitale e il diritto di vedere il proprio nome sul flacone. I fratelli ebrei ottennero il 70%, mentre l’intermediario conservò il 20%. I Wertheimer finanziavano la produzione, la promozione e la distribuzione dei profumi Chanel. Bader si occupava della loro collocazione nei punti vendita.
Chanel N° 5 divenne il profumo più venduto al mondo. Convinta di essere stata raggirata, Coco Chanel cominciò a intentare cause contro i propri soci. La sua controversia si trascinò per decenni: già nel 1928 i Wertheimer tenevano un avvocato a libro paga esclusivamente per occuparsi delle sue azioni legali. L’avvocato che assisteva Chanel nelle trattative per una transazione, René de Chambrun, era il genero di Pierre Laval, capo del governo collaborazionista di Vichy, successivamente giustiziato. Molti fondatori di aziende conoscono il sentimento di frustrazione provato da Chanel, ma nessuno di loro si è alleato con un esercito occupante che aveva come obiettivo quello di mandare nelle camere a gas i propri finanziatori.
Nel 1939 Chanel chiuse la sua casa di alta moda e si trasferì all’Hotel Ritz di Parigi, requisito dai nazisti, dove visse come intima compagna del barone Hans Günther von Dincklage, ufficiale dell’Abwehr, il servizio di intelligence militare tedesco. Documenti dei servizi segreti francesi e tedeschi, successivamente desecretati, la identificano come agente dell’Abwehr F-7124, nome in codice «Westminster», con la missione di negoziare una pace con Churchill per conto di esponenti dell’intelligence tedesca che agivano alle spalle del Führer. Il 15 maggio 1941 presentò all’amministrazione tedesca una richiesta per ottenere il controllo di Parfums Chanel in applicazione delle leggi di arianizzazione, che consentivano di trasferire proprietà e imprese ebraiche a non ebrei. Nella sua istanza sostenne che la società era stata abbandonata, rivendicò un «indiscutibile diritto di prelazione» e affermò che i profitti che le spettavano erano sproporzionatamente bassi.
Pierre Wertheimer, tuttavia, aveva già compiuto la propria mossa. Prima di lasciare la Francia, aveva fatto trasferire la proprietà di Parfums Chanel al suo amico cristiano Félix Amiot, secondo quanto riportato per 50 milioni di franchi. Amiot possedeva fabbriche aeronautiche in tutta la Francia, e i nazisti avevano bisogno di quegli stabilimenti per la guerra. I documenti erano stati predisposti e certificati in anticipo, con date anteriori. Sulla carta non c’era più nulla da confiscare e la richiesta di Chanel fallì. Dopo la guerra Amiot restituì prontamente la società ai fratelli.
I Wertheimer erano fuggiti a New York nel 1940 e avevano mantenuto attiva la produzione del profumo, inviando un emissario in Francia per recuperare la formula e i preziosi ingredienti provenienti da Grasse. L’emissario era H. Gregory Thomas, un avvocato che viaggiò sotto lo pseudonimo di «Don Armando Guevaray Sotto Mayor», fingendosi spagnolo, in una missione clandestina a Grasse. Tornò con centinaia di chili di concrete di gelsomino e di rosa, circa 700 libbre di essenze floreali, che furono consegnate nel New Jersey. Durante la guerra Chanel N° 5 veniva prodotto a Hoboken, nel New Jersey. La reazione documentata di Chanel fu: «È mostruoso. Lo hanno prodotto a Hoboken!». Thomas divenne in seguito presidente di Chanel Inc. negli Stati Uniti.
La produzione proseguì per tutta la guerra e Chanel N° 5 veniva venduto nei grandi magazzini americani e negli spacci militari. Dopo la Liberazione, Coco Chanel fu interrogata dalle autorità incaricate dell’epurazione e rilasciata nel giro di poche ore. Secondo alcune voci sarebbe intervenuto Churchill, ma la circostanza non è mai stata confermata. Chanel trascorse il decennio successivo in Svizzera. I soldati americani facevano la fila in rue Cambon per acquistare Chanel N° 5 da portare alle mogli e alle fidanzate rimaste in patria; le fotografie di quelle code furono ampiamente riprodotte. Durante l’occupazione, nello stesso isolato si erano radunati gli ufficiali tedeschi.
In Svizzera Chanel creò fragranze concorrenti e minacciò di vendere profumi sotto varianti del proprio nome. Nel 1947 Pierre decise di raggiungere un accordo anziché affrontare un contenzioso lungo e costoso. Nel 1954 Chanel tornò all’alta moda con una collezione che segnava il suo ritorno sulle scene, finanziata da Pierre; nell’accordo che ne seguì, egli acquisì la piena proprietà della Maison Chanel, compresi i diritti sul nome della stilista. A lei furono riconosciuti una quota degli utili realizzati durante la guerra, una royalty del 2% su tutti i prodotti Chanel venduti nel mondo, diritti limitati di commercializzare dalla Svizzera profumi con il nome «Mademoiselle Chanel» e un assegno mensile destinato a coprire, per tutta la vita, ogni sua spesa personale, compresa la suite al Ritz. Secondo quanto riportato, quell’accordo fece di lei una delle donne più ricche del mondo. Von Dincklage, il suo amante tedesco, viveva con lei nell’esilio svizzero senza disporre di denaro proprio, cosicché l’assegno dei Wertheimer manteneva anche lui. Il mistero sul perché Pierre avesse accettato di pagare non fu dissipato dalle sue spiegazioni pragmatiche, secondo cui si trattava del valore di un nome e del costo degli avvocati. La vera risposta la tenne per sé.
L’altra grande passione di Pierre erano i cavalli da corsa. Nel 1956 il suo puledro Lavandin vinse l’Epsom Derby, la più celebre corsa ippica inglese. René de Chambrun, l’avvocato collaborazionista di Chanel, raccontò a Forbes ciò che accadde dopo: Pierre tornò a Parigi in aereo, al colmo della gioia, e si precipitò da Coco, aspettandosi le sue congratulazioni. Lei si rifiutò di abbracciarlo. «Vede, gli serbò rancore per tutta la vita».
Pierre Wertheimer morì nel 1965. Chanel morì nel 1971, al Ritz. Il figlio di Pierre, Jacques, e successivamente i suoi due nipoti Alain e Gérard, assunsero il controllo della maison a partire dal 1974, e furono i due fratelli della terza generazione a trasformarla nell’azienda che conosciamo oggi.
La famiglia Wertheimer non ha mai rilasciato interviste sull’episodio avvenuto durante la guerra, non ha diffuso dichiarazioni, né commissionato alcuna replica, neppure quando il libro di Hal Vaughan, Sleeping with the Enemy (A letto con il nemico), conquistò i titoli dei giornali di tutto il mondo nel 2011. La società rispose soltanto con osservazioni generiche. In una dichiarazione riportata dall’AFP si leggeva: «Chiaramente non era il periodo migliore per avere una relazione sentimentale con un tedesco, anche se il barone von Dincklage era inglese da parte di madre e lei lo conosceva già prima della guerra». Una seconda dichiarazione, diffusa quella stessa settimana, invitava i giornalisti a rivolgersi altrove: «Sono stati scritti più di 57 libri su Gabrielle Chanel… Vi incoraggiamo a consultarne alcuni tra i più seri». Elan Steinberg, vicepresidente dell’American Gathering of Holocaust Survivors, definì quella risposta disinvolta e priva di fondamento, chiedendo un’indagine nell’interesse della verità storica. La famiglia, da parte sua, mantenne allora il silenzio e da quel momento non ha più detto nulla.
Yad Vashem prende il proprio nome da Isaia 56,5, dove Dio promette a coloro che non hanno figli: «Darò loro, nella Mia casa e dentro le Mie mura, un monumento e un nome, migliori di figli e figlie; darò loro un nome eterno, che non sarà cancellato». Chanel morì senza figli. Il suo nome eterno è nelle mani dei Wertheimer.
Chanel costruì la propria maison sulla forza del suo nome e poi cercò di consegnarla al Reich come proprietà ariana. Oggi i Wertheimer possiedono quel nome e lo hanno utilizzato strategicamente per costruire la propria dinastia. Da qualche parte nel mondo, ogni trenta secondi viene venduto un flacone di Chanel N° 5: il pagamento di un debito destinato a durare in eterno.
Anna Sarah Vladi
L’autrice
Anna Sarah Vladi è nata in Kazakistan. Ha trascorso vent’anni nei settori della tecnologia e della finanza, dapprima a Wall Street e successivamente nel mondo della blockchain. Nel tempo libero scrive e insegna Kabbalà e Musàr attraverso Tzimtzum, la piattaforma e applicazione da lei fondata. Vive a New York e sta lavorando a un libro intitolato The Rule Breakers
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